Circumlacuale del lago con ricordi di Vaia

pergine. Il giro del lago di Levico sta ai podisti (nell’accezione più estensiva del termine) come il Giro al Sas di Trento sta agli shopping (o aperitivo) addicted. Le vasche non sono quelle di via...

di Gianluca Filippi
pergine. Il giro del lago di Levico sta ai podisti (nell’accezione più estensiva del termine) come il Giro al Sas di Trento sta agli shopping (o aperitivo) addicted. Le vasche non sono quelle di via Oriola, ma i meravigliosi sentieri che si arrampicano e discendono tra le colline che lo circondano. In questo periodo turistico, però, la folla è proprio quella delle vie più trafficate del capoluogo, ovviamente con le dovute proporzioni. E’ naturale sia così: le strutture ricettive di Levico sono belle piene e chi frequenta le zone della Valsugana è generalmente gente sportiva, che apprezza la bicicletta, le passeggiate, gli sport aquatici e di montagna.

Quindi nulla di cui sorprendersi se durante i circa 10 chilometri del giro completo (da Levico si arriva fino a Visintainer, frazione di Pergine, e si passa poi attraverso i boschi ai piedi del colle di Tenna) si incrociano molte persone. Se non fosse che in alcuni tratti anche questa manovra diventa non del tutto semplice, soprattutto nel versante ovest, quello che accompagna camminatori e corridori ai piedi proprio del colle di Tenna. Di sentiero d’altra parte si tratta e non di ciclabile, quindi ci si deve adattare. Fa però un po’ specie che ancora vi siano alcuni segni di Vaia sul percorso, a quasi tre anni dalla tempesta.

Prima dell’estate successiva al disastro era stato fatto un grande lavoro che aveva permesso di liberare il percorso giusto in tempo per la stagione turistica. Però qualche segno è ancora rimasto: è sorprendente, infatti, che vi sia ancora la base di un albero (radici comprese) che costringe ad uno stretto passaggio a lato, proprio a metà del percorso che da Visintainer porta al punto più alto del giro. Così come fa specie che si passi al di sopra di uno smottamento piuttosto importante, che ha “divorato” metà del passaggio giusto poco più in là.

Nulla di grave rispetto alla bellezza del percorso e all’accortezza che tutti i frequentatori devono avere. Ma con poco ancora si riuscirebbe a migliorarlo e renderlo ancora più attrattivo.