Medico trentino negli Usa tiene una lezione sul Covid 

La videoconferenza. Organizzata per i giovani colleghi dell’ospedale di Mezzolombardo dal dottor Devigili, ha visto protagonista l’immunologo Alvise Berti, che lavora a Rochester



Mezzolombardo. Nei giorni scorsi i giovani medici che lavorano nel reparto Covid 19 dell’ospedale di Mezzolombardo hanno avuto l’opportunità di partecipare a una videoconferenza con il dottor Alvise Berti, medico trentino specialista in immunologia che attualmente è in forza alla Mayo Clinic di Rochester negli Stati Uniti d’America. A organizzare l’incontro è stato il responsabile del reparto, Giorgio Devigili, che precisa: «Si è trattato di un incontro per approfondire caratteristiche epidemiologiche, presentazioni cliniche, terapie farmacologiche e lo sviluppo di vaccini nella lotta contro il coronavirus. Una lezione importante per i miei giovanissimi medici, ma anche uno spunto per aiutarli a trovare la giusta rotta professionale. Per curare bene e meglio bisogna sempre studiare, confrontarsi e ricercare continuativamente la nuova pratica, le cure innovative».

L’incontro, durato quasi tre ore, ha permesso ai partecipanti di affinare le conoscenze su un argomento che affrontano quotidianamente. Il dottor Berti, oltre a snocciolare numeri sulla diffusione del virus e sulla mortalità ad oggi nel mondo relativa a questa malattia, ha anche illustrato come la scienza medica sta affrontando questa pandemia, relazionando sullo sviluppo nello studio dei vaccini e di nuovi farmaci attivi contro il virus. Dalla videoconferenza tenuta dal dottor Berti è emerso che ad oggi i contagiati di Covid 19 sono più di tre milioni e mezzo di persone nel mondo, i morti sono ad oggi oltre 250.000. Nel mondo ci sono 78 aziende che stanno sviluppando vaccini, di cui 5 in una fase di studio molto avanzata. Secondo Berti è possibile che entro fine anno almeno uno di questi vaccini possa essere utilizzato su larga scala. Un grande risultato, ha detto l’immunologo trentino, tenendo conto che solitamente un vaccino necessita di un periodo molto più lungo, nell’ordine dei 5/10 anni, prima di essere somministrato alla popolazione. Un’arma fondamentale per combattere e sconfiggere il virus, sono sempre parole di Berti, è quella di un utilizzo su larga scala dei tamponi e dei test sierologichi.

Per quanto riguarda il reparto Covid 19 di Mezzolombardo la buona notizia è che il numero dei pazienti ricoverati è ad oggi di dodici, in calo rispetto alla capienza massima di venti posti letto che per oltre un mese sono stati totalmente occupati. «Sono oltre 50 i pazienti dichiarati guariti con il doppio tampone negativo e inviati a casa!» afferma Devigili, che aggiunge: «Sono convinto che le misure di contenimento, in particolare il distanziamento sociale, l’uso della mascherina e le misure igieniche generali come il lavaggio delle mani, continueranno a migliorare i buoni risultati finora raggiunti. Questo permetterà a strutture come questa di avere sempre meno ricoverati. Io sono fiducioso».

La videoconferenza con Alvise Berti non era la prima a cui i medici del reparto Covid 19 dell’ospedale di Mezzolombardo hanno partecipato. Prima di questo ci sono stati gli incontri con la dermatologa Laura Rizzoli e con il cardiologo Giuseppe Vergara. In previsione c’è a breve l’incontro con un anestesista.

Tutti i sei giovani medici sono entusiasti di queste opportunità di crescita professionale che vengono loro offerte e sempre, in ogni incontro, hanno afferrato al volo l’occasione di poter fare delle domande all’esperto di turno. Un arricchimento del quale hanno più volte ringraziato il dottor Devigili, che amichevolmente chiamano “prof”. Un bel clima di collaborazione che alleggerisce la tensione di lavorare in un reparto Covid 19. M.W.













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