IL SAGGIO

La neve fragile, monito sul nostro legame con la natura

Lo studioso svedese Sverker Sörlin invita a una riflessione sulla bellezza di un elemento a rischio e sulla necessità di non ignorare i segnali del clima che cambia. Fisica, chimica, antropologia e geografia si fondono in una narrazione dai più antichi sci ritrovati in Scandinavia alle grandi nevicate storiche, fino alla crescente irregolarità causata dal surriscaldamento

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Si intitola «Neve. Una storia» il libro dello studioso svedese Sverker Sörlin, edito da Mondadori (384 pagine, 24 euro, traduttore Andrea Stringhetti), che propone una riflessione urgente e poetica sulla bellezza di ciò che è fragile e sulla responsabilità di non ignorare i segnali di un mondo che sta cambiando, con o senza di noi.

«Un saggio - scrive l'editore - dove fisica, chimica, antropologia e geografia si fondono in una narrazione limpida e profonda.

Per migliaia di anni, l'essere umano ha vissuto con la neve, sulla neve, nella neve, contro la neve. L'ha celebrata, temuta, rappresentata; ha cercato di capirla, perfino di ricrearla.

Una storia antichissima di bellezza e sopravvivenza che Sverker Sörlin - tra i maggiori storici ambientali europei - racconta in queste pagine, esplorandone i molteplici risvolti culturali, scientifici, artistici e filosofici.

Oggi, minacciata dal riscaldamento globale, la neve è però sempre più rara: l'inverno arriva sempre più spesso senza la sua coltre bianca.

Le stagioni perdono il loro ritmo antico, e così scompare anche un intero sistema di riferimenti sensoriali, culturali, perfino emotivi, che da sempre accompagnano l'esperienza umana.

Sörlin ripercorre secoli di scienza, arte e letteratura per raccontare la neve come fenomeno globale, ma anche come esperienza intima e personale. Dai più antichi sci ritrovati nel Nord Europa - che precedono le piramidi egizie - alle più grandi nevicate mai documentate, fino alla crescente irregolarità dei cicli stagionali, Neve ci guida in un viaggio sorprendente alla scoperta di un elemento silenzioso ed effimero, eppure capace di lasciare una traccia profonda nella storia del pianeta e dell'umanità.

Un omaggio alla neve, che è al contempo un invito alla consapevolezza.

Mentre i ghiacciai si ritirano e l'inverno perde definizione, la neve diventa simbolo di qualcosa di più grande che ci sta scivolando tra le dita: il legame tra l'uomo e la natura, la nostra capacità di meravigliarci e di custodire».

Sverker Sörlin (qui nella foto dal profilo personale nel sito dell'università KTH) è uno dei più importanti intellettuali svedesi. Storico, divulgatore scientifico e autore di numerosi saggi e testi accademici, attualmente è professore di Storia ambientale presso il KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma.

Nel corso della sua carriera ha collaborato con università e istituti di ricerca a Berkeley, Princeton, Cambridge, Vancouver, Oslo e Città del Capo. Nel 2004 ha ricevuto l’August Award for Non-fiction, il più prestigioso premio letterario svedese.













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