Ambiente

Acqua sempre più scarsa: l’allarme lanciato al Wired Next Fest Trentino

Il geografo Filippo Menga ha avvertito che l’Italia e il Mediterraneo stanno entrando in un’era di scarsità idrica, chiedendo un nuovo “patto idrico” fondato su pianificazione, giustizia sociale e responsabilità collettiva



Ghiacciai che si ritirano, periodi di siccità sempre più lunghi, piogge estreme e città sotto pressione. L’incontro “Senza più acqua”, nell’ambito del WIRED Next Fest Trentino 2025, ha offerto un quadro chiaro: stiamo entrando in un’era di scarsità idrica che richiede risposte strutturali. «Non possiamo continuare a trattare un fenomeno strutturale come se fosse un’emergenza», ha ammonito il geografo Filippo Menga, invitando a pianificare strategie di lungo periodo.

L’esperto ha spiegato come l’acqua sia parte di un “ciclo idro-sociale”, in cui le attività umane – dall’agricoltura all’industria fino alle scelte alimentari – modificano profondamente la disponibilità e la qualità delle risorse. Nel suo ultimo libro Sete (Ponte alle Grazie, 2025), Menga ricorda che la quantità complessiva di acqua sul pianeta è stabile, ma la distribuzione e la qualità sono cambiate drasticamente. «Per estrarre il litio, ad esempio, si consuma e si inquina una quantità enorme di acqua che poi diventa inutilizzabile», ha spiegato.

Tra i paradossi italiani, Menga ha citato il primato mondiale nel consumo di acqua in bottiglia, nonostante l’elevata qualità di quella del rubinetto. «Abbiamo etichette energetiche sugli elettrodomestici, ma non indicatori chiari sul consumo d’acqua dei prodotti che acquistiamo», ha osservato, auspicando nuove forme di trasparenza e sensibilizzazione.

Dal dibattito è emersa la proposta di un “patto idrico” che unisca tariffe eque, solidarietà tra territori e accordi internazionali, ma anche un cambiamento culturale che riporti l’acqua al centro del contratto sociale. «Non possiamo più limitarci a reagire alle emergenze – ha concluso Menga –: l’acqua deve diventare una priorità politica e collettiva, perché garantire l’accesso equo e sostenibile sarà una delle sfide decisive del futuro».













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