Diario di un soccorritore di montagna: vent'anni sul Gran Sasso
Lucio De Sanctis narra le vicende vissute come volontario del Corpo nazionale soccorso alpino, tra gli anni Settanta e Ottanta, in postfazione un'intervista al presidente della sezione abruzzese, Daniele Perilli, a cura di Stefano Ardito
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Un libro che propone un tema quasi inedito, in questo caso per l'Abruzzo: le testimonianze dei protagonisti del soccorso alpino.
Si tratta dell'ottavo titolo della collana "Duemilanovecentododici", diretta dallo scrittore e alpinista Stefano Ardito, della casa editrice Ricerche&Redazioni, una collana dedicata alle storie e alla cultura di montagna.
Nel libro «Dal diario di un soccorritore di montagna. Gran Sasso d’Italia 1972-1990» di Lucio De Sanctis (244 pagine, 25 euro) sono narrati venti anni di storie e di avventure vissute in montagna nel racconto di un soccorritore del Corpo nazionale soccorso alpino, tra gli anni Settanta e Ottanta.
Lo scenario è l'Abruzzo teramano, con in primo piano il Gran Sasso d’Italia e qualche intervento sui Monti della Laga e sui Monti Gemelli.
Il volume reca il patrocinio del Soccorso alpino e speleologico Abruzzo Cnsas, e in postfazione compare un'intervista al presidente del corpo in Abruzzo, Daniele Perilli, raccolta da Stefano Ardito.
«... Il diario di Lucio – scrive Ardito nella sua appassionata prefazione – merita di essere letto anche da chi oggi ha vent’anni. Superato lo stupore davanti ai pesanti scarponi calzati anche sulle vie di roccia in estate, agli elicotteri non dotati di verricello, alle barelle di metallo e di tela che sembrano strumenti di tortura medievali, si scopre un mondo che per molti versi è simile, se non identico a quello che conosciamo di persona.
Quaranta o cinquant’anni fa, anche se il Gran Sasso era molto meno frequentato di oggi, ci si faceva male negli stessi luoghi, e più o meno negli stessi periodi dell’anno.
Il Calderone ghiacciato, le ultime lingue di neve sul Ventricini, i nevai spesso duri come il marmo tra la conca degli Invalidi e il Corno Grande. Le disavventure degli sciatori che affrontano la Traversata Bassa senza una mappa e con l’attrezzatura da pista ricordano da vicino quelle odierne di chi s’incammina sui sentieri con ai piedi le infradito.
Conosco molti soccorritori di oggi, so bene che, nonostante le loro divise “spaziali” e il loro arrivo in elicottero, sanno immedesimarsi ogni giorno nella sofferenza di chi li attende con ansia.
Nei racconti di Lucio, l’atmosfera certamente più ruspante, con le corse al buio in auto da Teramo che proseguono a piedi verso l’Arapietra e il Calderone, sottolinea ancora di più la passione, l’abnegazione, la voglia di mettersi in gioco per riportare a valle i feriti senza voler stigmatizzare i loro errori…».