Aumento dei volumi del 450%, ristorante da 120 posti, 4 piani, suite con sauna privata: Italia nostra contro il “nuovo” Buffaure
L’associazione interviene sulla deroga approvata dal Comune di Sèn Jan per demolire e ricostruire la struttura. Nel mirino l’aumento di volume, lo spostamento del sedime e la perdita di un manufatto tradizionale vincolato. L’associazione chiede trasformazioni più misurate e coerenti con il paesaggio di quota
TRENTO. Italia Nostra prende posizione sul caso della demolizione e ricostruzione del rifugio escursionistico Buffaure, per il quale il Consiglio comunale ha espresso parere favorevole a una deroga che, secondo l’associazione, fotografa “la deriva” della tutela del paesaggio. Nel testo diffuso, Italia Nostra parla di un intervento che prevede un aumento volumetrico indicato nel 450% e un edificio “in forte contrasto” con la cornice paesaggistica.
Nel dettaglio, l’associazione descrive un nuovo complesso di quattro piani, con garage nel seminterrato, ristorante da 120 posti, terrazza con 150 posti a sedere, spazi wellness, cinque suites con sauna privata e terrazza, oltre a locali per il personale e l’alloggio dei gestori. Italia Nostra sottolinea anche la prevista demolizione di una baita in legno realizzata con tecnica blockbau, parte del patrimonio edilizio tradizionale montano e vincolata a interventi di risanamento conservativo.
Secondo la nota, la deroga non solo consentirebbe due interventi ritenuti in contrasto con le norme urbanistiche comunali, ma evidenzierebbe come gli strumenti di pianificazione possano essere modificati “ogni volta che la proprietà immobiliare lo chiede”. Italia Nostra rileva inoltre che la delibera non affronterebbe i temi paesaggistici, limitandosi a motivare il progetto con il “migliore inserimento” nell’area sciistica del Monte Buffaure, collegato allo spostamento della partenza dell’impianto Col de Valvacin e alla modifica del tracciato della pista.
Un ulteriore punto critico, per l’associazione, riguarda il modello di ospitalità proposto in quota: wellness e suites con sauna privata non risponderebbero al principio di “sobria ospitalità in zone di montagna” richiamato dalla legge provinciale 15 marzo 1993, n. 8, in un contesto a circa 2.000 metri e nelle vicinanze della valle San Nicolò, dove da tempo si discute di regolamentazione e riduzione del traffico automobilistico. Italia Nostra ribadisce di non chiedere l’“imbalsamazione” dello stato di fatto, ma trasformazioni calibrate e in equilibrio con la specificità del sito, richiamando infine il ruolo degli amministratori nella tutela dei beni comuni e ricordando che alla seduta erano presenti 13 consiglieri su 18.