il caso

La Cgil attacca Fugatti: "Incentivi per vivere in montagna? Non c'è nessuno spopolamento"

Grosselli: “La Giunta fa gli interventi a naso e millanta attenzione alle periferie tradendo gli Stati generali della Montagna. Anche nei comuni sopra i 1.000 metri oggi vivono più persone di trent'anni fa. Alla montagna servono servizi e lavoro di qualità, investendo sull’autonomia delle Comunità, non sulla centralizzazione"

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TRENTO. "Se non fosse che si spendono dieci milioni di euro di soldi pubblici il piano abitativo contro il presunto spopolamento della montagna, così come le domande che arrivano dal resto d'Italia e addirittura dall'estero, farebbe sorridere. Invece qui ci sono in ballo le risorse dei cittadini, anche di quelli che una casa non possono averla pur lavorando. E allora il piano della giunta Fugatti più che far ridere, fa piangere visto che lo spopolamento della montagna trentina non c’è. Lo dicono i numeri e lo conferma la stessa Provincia autonoma". Il segretario della Cgil del Trentino, Andrea Grosselli, ribadisce la posizione negativa del sindacato “sull’ultima boutade della giunta Fugatti con il sostegno all’acquisto o ristrutturazione di case in 32 piccoli comuni trentini per un beneficio che, fatti due conti, riguarderanno massimo 5 o 6 famiglie in media per ogni comune interessato”.

“Dati alla mano, infatti – spiega Grosselli - lo spopolamento della montagna di cui parla Fugatti non c’è. Negli ultimi trent'anni, dal 1991 al 2023, il numero di abitanti nei comuni sopra i 500 metri in Trentino è cresciuto, non diminuito, passando da 171.175 a 194.630, con un incremento del 13,7%. Anche sopra i 1.000 metri di altitudine oggi ci sono più residenti di trent'anni fa. Ma non c’è spopolamento neppure per la Provincia che in documento di soli due anni fa scrive che “la montagna trentina è una montagna viva, dove uomo e ambiente hanno imparato a convivere. (...) Non si può parlare di un vero e proprio spopolamento della montagna perché attualmente più del 6% della popolazione vive sopra i 1.000 metri e il 16% vive sopra i 750 metri“.

"E' ovvio che se si individuano specifiche situazioni di piccoli comuni avremo anche dei dati in calo, ma come dimostra il documento di Ispat del 30 maggio 2022 - insiste il segretario - nelle stesse Comunità di Valle accanto ai comuni che si rimpiccioliscono ce ne sono altri che crescono. Si deve quindi fare un ragionamento per aree territoriali omogenee e costruire politiche su misura per i singoli territori. Basterebbe investire sull’autonomia delle Comunità di Valle, stimolando, valutando e finanziando progetti che nascono sul territorio. Invece si illudono i comuni con politiche centralistiche decise a Trento senza nessun coinvolgimento dei territori e soprattutto senza una vera analisi dei problemi delle comunità".

Per il sindacato la montagna e i suoi abitanti “hanno bisogno di ben altro. Servono cioè servizi, a cominciare da quelli per le giovani famiglie e per gli anziani, sempre più soli nelle valli, fino ai trasporti, serve promuovere la diffusione di posti di lavoro di qualità in termini retributivi e organizzativi, serve una politica abitativa che contrasti l'overtourism e la speculazione immobiliare”.

"Di tutto questo, però, nel piano della Giunta non c'è traccia - conclude amaramente il segretario della Cgil del Trentino -. Fa rabbia vedere traditi così gli Stati Generali della Montagna: non si possono infatti risolvere problemi complessi con interventi fatti a naso, senza nessuna analisi, senza nessuna valutazione di impatto. Poi non possiamo sorprenderci se l'incentivo attrae l'interesse di canadesi, polacchi o connazionali fuori dai confini, ma non dei giovani trentini. Perché la realtà è un'altra. Siamo di fronte all'ennesimo provvedimento spot, che non avrà alcuna ricaduta concreta sulla comunità. Una nuova lotteria che farà felici 150 famiglie ma lascerà ancora più sole le periferie ".













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