giovani agricoltori

Dalla gastronomia alla vigna: la nuova vita di Renato Simoni tra uva, api e sogni in terrazza

Dopo vent’anni in famiglia cooperativa, il giovane lascia il posto fisso e raccoglie il testimone dal padre nei vigneti di famiglia a Lamar di Gardolo. Un cambiamento radicale di professione e stile di vita, tra formazione agricola, apicoltura, attenzione all’ambiente e un sogno: valorizzare una terrazza panoramica per eventi


di Carlo Bridi


TRENTO. La storia che oggi raccontiamo è, ancora una volta, quella di un giovane che, dopo aver lavorato per ben vent’anni alle dipendenze di terzi come responsabile del banco gastronomia della Famiglia Cooperativa di Aldeno, cogliendo l’occasione del pensionamento del padre, si è licenziato ed è diventato titolare dell’azienda di famiglia. Ha preso in affitto dal padre due ettari di vigneti e, da terzi, un altro ettaro e mezzo, sempre di ottime varietà.

Parliamo di Renato Simoni, di Lamar di Gardolo, che all’età di 38 anni ha deciso di cambiare professione. In previsione di questo cambiamento, due anni fa si è iscritto al corso per il conseguimento del brevetto professionale agricolo, organizzato dalla Fondazione Mach. Il corso, della durata di 600 ore, si è recentemente concluso.

«È stato molto interessante – afferma Renato – sia per gli aspetti tecnici che per quelli legati alla burocrazia imposta alle aziende agricole, alla cui gestione sono legate molte incombenze».

Conseguito il diploma, ha potuto tra l’altro presentare domanda per il premio d’insediamento. Attualmente è in graduatoria e attende con ansia la liquidazione dell’acconto di 30 mila euro. Con questo aiuto intende acquistare l’attrezzatura per il diserbo meccanico del vigneto, in modo da ridurre l’uso della chimica, e rinnovare una parte dei filari ormai vecchi.

Dall’inizio di quest’anno è titolare d’azienda e ha aperto la sua partita IVA.

Ma quali sono le ragioni che lo hanno spinto a cambiare non solo professione, ma anche stile di vita? «Innanzitutto – spiega – mi sarebbe dispiaciuto vedere andare perso tutto il lavoro fatto da mio padre in azienda, senza dare continuità all’impresa. Poi, c’era anche il desiderio di vedere finalmente i risultati del mio lavoro, dopo tanti anni come dipendente. Il mio lavoro mi piaceva, anche perché mi teneva a contatto con tante persone, ma cambiare vita è stato molto motivante».

L’organizzazione dell’azienda

Renato Simoni è stato fortunato: ha trovato vigneti con varietà molto richieste dal mercato. Un ettaro è coltivato a Pinot Grigio, mezzo a Lagrein, uno a Pinot Nero, 3.000 metri quadrati a Moscato Giallo e gli ultimi 7.000 metri a Traminer.

L’uva, da quest’anno, viene conferita alla Cantina Sociale Lavis – Valle di Cembra, cantina di montagna dalla quale spera in un’adeguata remunerazione.

Tra i progetti futuri c’è la diversificazione aziendale: ha acquistato tre arnie per affiancare all’attività viticola anche quella apicola.

«È un’attività affascinante – racconta – più la conosci e più ti appassiona. Anche le api sono nella zona di Lamar e, finora, non ho riscontrato morie né per la varroa né per l’uso di fitofarmaci».

Pur vicino ai quarant’anni, Renato ha anche un sogno nel cassetto: valorizzare la terrazza panoramica che sovrasta l’azienda, organizzandovi piccoli eventi legati al vino e al territorio.

Alla classica domanda se si sia pentito della scelta, risponde senza esitazione: «Direi proprio di no. La cosa bella è che mi sento psicologicamente molto meglio rispetto a quando lavoravo per terzi. Mi sento molto più realizzato, anche se riconosco che è una professione impegnativa che ha comportato un cambiamento radicale nella mia vita quotidiana».

E il suo rapporto con l’ambiente? Renato risponde che è di grande attenzione, anche perché, da apicoltore, ha in casa «il miglior sensore di inquinamento»: le api.

A proposito del biologico, sta riflettendo: «Non è semplice – spiega – perché tra le varietà che coltivo ce ne sono alcune molto delicate rispetto a peronospora e oidio».

Attualmente Renato non ha impegni nel settore sociale, ma sta valutando l’ingresso nel Club 3P di Lavis, uno dei club storici del Trentino. «Mi manca il rapporto umano con i clienti. Fare il viticoltore significa lavorare quasi sempre da solo. Il Club 3P può diventare un momento di socializzazione e condivisione».

E i suoi ex colleghi della cooperativa? «Dispiace loro non avermi più come riferimento, ma capiscono la mia scelta. I motivi sono tanti e tutti validi».













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Appuntamenti in val di Sole e val di Non: al ristorante Al Cervo a Rabbi, domani, venerdì 13 e il 20 febbraio; all'agritur Ruatti a Pracorno lunedì 16 e mercoledì 25; alla cantina El Zeremia a Revò sabato 14 e all'azienda agricola Lasterosse a Romallo il 21 e il 28 del mese

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