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«Olimpiadi, eredità per pochi: riflettiamo sul destino delle Alpi»

Giovedì 5 febbraio, a Rovereto, la presentazione del libro «Oro colato» di Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, e Duccio Facchini, direttore della rivista Altreconomia. Il saggio critica l'esito del grande evento Milano Cortina 2026: «Il sogno olimpico si è trasformato in una scia di spese folli, infrastrutture inutili e promesse tradite alle comunità di montagna in sofferenza»

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Nuova presentazione del libro «Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina», a cura di Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness e volto molto noto delle battaglie ecologiste, e Duccio Facchini, direttore della rivista Altreconomia (le cui edizioni pubblicano il volume): appuntamento a Rovereto, alla libreria Arcadia, giovedì 5 febbraio, alle 19.

Al'incontro aprteciperà anche l'antropologo Duccio Canestrini.

Un momento, spiegano i promotori, per riflettere sul valore dlelo sport, sull'evento olimpico e sul destino delle Alpi italiane, francesi e svizzere (le Olimpiadi 2030 si terranno in Savoia e dintorni, nel 2038 forse nella confederazione elvetica, nel 2032 quelle estive a Monaco di Baviera). 

«Milano Cortina 2026 - si legge nella presentazione allegata all'invito dell'incontro roveretano - doveva essere il miracolo a “costo zero”: sostenibile, trasparente, con una legacy capace di rilanciare le montagne e fermare lo spopolamento. E Milano, capitale dei “grandi eventi” e dei palazzinari, il cuore pulsante dei Giochi perfetti.

E invece. L’oro olimpico promesso si è sciolto come neve al sole, colando tra le mani delle comunità per finire nelle tasche di pochi.

Tra il luccichio dei cinque cerchi e il cemento dei cantieri, il sogno olimpico si è trasformato in una scia di spese folli, infrastrutture inutili e promesse tradite.

C’è l’oro del dispendio collettivo: da Milano, dove l’Arena e il Villaggio olimpico privati beneficiano di sostegni pubblici, a Cortina, dove la pista di bob inghiotte quasi 130 milioni di euro e 800 larici secolari, passando per la Valtellina fino alla Val di Fiemme.

L’oro opaco della Fondazione Milano Cortina 2026, che si proclama privata ma con garanzie pubbliche, tra inchieste e affari con colossi alla Deloitte.

L’oro negato, con montagne senza servizi, scuole chiuse, bacini idrici a uso di pochi ma pagati da tutti, mentre la vita delle valli resta ai margini. Coniugando il rigore dell’inchiesta giornalistica e la passione dell’animo ambientalista, “Oro colato” dice chi ha “vinto” e chi ha “perso” davvero. La verità, in questo caso, pesa più dell’oro.

Un libro di inchiesta e riflessione che non vuole ricostruire solo “come è andata” ma fornire idee e strumenti per un modello diverso dai grandi eventi».

Nella premessa degli autori di "Oro colato", si legge fra l'altro: «Oggi è difficile stabilire con certezza quante e quali siano le opere legate concretamente ai Giochi e quali le fonti di finanziamento: gli interventi normativi a tema Olimpiadi sono stati infatti numerosi, disorganici e spesso infilati in provvedimenti di tutt'altra natura.

Regioni e Province autonome hanno poi operato in modo indipendente, finanziando sotto il "cappello" olimpico anche opere rimaste nel cassetto per decenni (si pensi alla cosiddetta "tangenzialina" di Bormio nella piana agricola dell'Alute).

Una fonte preziosa è derivata senza dubbio dal lavoro di comunità locali e associazioni coordinate dal Gruppo Abele e Libera, sotto il progetto "Open Olympics 2026", che ha analizzato decreti, leggi di bilancio e relativi atti regionali, provinciali e comunali.

Dai dati incrociati emerge che la spesa pubblica prevista per Milano Cortina 2026, inizialmente stimata a costo zero, supera - e di molto - i 6 miliardi di euro, inclusi 1,85 miliardi per la gestione dell'evento in capo alla Fondazione. Ma solo dopo il 2032 sapremo davvero l'effettivo bilancio economico di questo "grande evento».

A proposito degli effetti sui territori, Trentino compreso, si legge ancora: « In tutto questo l'attenzione alla montagna e a chi la vive è stata minima: a Bormio, Livigno e Cortina si è favorito un turismo che è già molto aggressivo, consumando suolo agricolo e aree protette, potenziando l'accesso su gomma e trascurando il trasporto pubblico su rotaia. Si sono costruite nuove strutture pesanti, ampliate le aree sciabili e creati parcheggi affidati a privati per decenni.

Solo a Cortina sono previsti oltre 880 milioni di euro in nuove opere. Al di fuori dei principali centri, però, i territori restano trascurati: Cadore, Valtellina, Belluno e provincia di Sondrio continueranno a soffrire per la mancanza di servizi essenziali e di sostegno all'agricoltura di montagna.

Se in Trentino e Alto Adige si investe su vini e turismo di qualità, le alte quote hanno bisogno invece di personale, attrezzature e formazione per preservare pascoli, foreste e spazi liberi dal cemento. Le montagne alpine rischiano così di diventare semplici protesi dell'offerta ricreativa urbana, dimenticando chi le ha storicamente "lavorate".

Le Olimpiadi invernali 2026 resteranno poi nella memoria come i Giochi della città (Milano) e della sua pianura urbana. Le scelte sulle strutture dell'evento olimpico hanno ignorato un altro nodo fondamentale: la necessità di un bilancio serio sulle potenzialità della risorsa idrica.

Specialmente per quanto riguarda lo sci e il potenziamento delle aree sciabili, si è proceduto con superficialità e con soluzioni di emergenza: o si sono imposti nuovi bacini di raccolta acque molto invasivi (vedasi Anterselva e Livigno), oppure si è fatto ricorso a nuovi prelievi di acqua dalle falde dei torrenti.

Già immiseriti nelle portate dagli storici impianti idroelettrici, già sfruttati per dare vita a piccole centrali, ora vengono ulteriormente impoveriti da nuovi pozzetti destinati a fornire acqua a cannoni sparaneve sempre più potenti.

A Tesero per il fondo, a Predazzo per i trampolini, a Cortina per lo stadio del ghiaccio e la pista di bob.

Sono scelte imposte in assenza di una reale valutazione complessiva dello stato delle acque, delle attuali esigenze degli acquedotti, ovunque inadeguati a servire i picchi di consumo nei periodi turistici.

Un passaggio taciuto che invece dovrebbe preoccupare: nessuno oggi è in grado di dire, anche su tempi brevi, quali saranno in montagna le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto riguardo la risorsa idrica.

Per le prossime Olimpiadi invernali (2030) la scelta della località non ha impegnato più di tanto il Cio: l'evento 2030 è stato affidato alla Francia e quello successivo è stato assegnato agli Stati Uniti, Salt Lake City, causa mancanza di alternative.

Sembra proprio che non vi sia più la disponibilità di candidarsi e che gli Stati scappino da questi eventi. Quali sono i motivi alla base di tanto disinteresse? È probabile che la lettura di "Oro colato" aiuti a rispondere a questa domanda».

“Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina” di Luigi Casanova e Duccio Facchini, pagine 176, 16 euro, edizioni Altreconomia.













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