Resistenza, il ricordo di Mario Pasi "Montagna" e delle altre vittime dei nazisti
A Belluno, ieri, anche una delegazione dell'Anpi trentina alla cerimonia per i dieci impiccati del Bosco delle Castagne, fra i quali il medico ravennate che lavorava all'ospedale Santa Chiara di Trento prima di spostarsi nella vicina provincia dolomitica a rinforzare le brigate garibaldine nella vicina provincia dolomitica su iniziativa del partito comunista
TESINO Ora uccisa dai nazisti a 18 anni, il sentiero della partigiana
LIBRO "Sentieri partigiani" fra monte Grappa, Bassano e dintorni
Sono passati esattamente ottant'anni da una delle pagine più tragiche e conosciute della Resistenza in provincia di Belluno: l'impiccagione di dieci partigiani al bosco delle Castagne, una collina vicino alla città.
Fra gli impiccati dai nazisti quel 10 marzo 1945, per mano di miliziani nazisti altoatesini del secondo battaglione del reparto militare del Polizeiregiment "Bozen", figurava il medico ravennate Mario Pasi, dirigente del partito comunista clandestino a Trento, prima di trasferirsi a Belluno con l'avvio della Resistenza che in quei luoghi era particolarmente partecipata e organizzata.
Ieri, domenica 8 marzo, si è svolta la tradizionale cerimonia di commemorazione là dove i dieci partigiani furono impiccati: quella radura in cima alla collina del Bosco delle Castagne, ai piedi del gruppo dolomitico del monte Schiara, è un parco della memoria raggiungibile con un sentiero dalla frazione di Vezzano, situata a un paio di chilometri dal centro città.
Quello stesso giorno, il 10 marzo 1945, dall'altra parte della Valbelluna, quella mediridionale, i nazisti infierirono su altri dieci partigiani o loro fiancheggaitori: fra gli impiccati anche quattro fratelli della famiglia Schiocchet di Sant'Antonio Tortal, paesino vicino al passo San Boldo.
Ieri, alla commemorazione, era presente a Belluno anche una delegazione dell'Anpi trentina e la stessa Associazione partigiani, insieme all'Ana e al Comune, domani, 10 marzo, ricorderà, la vita e l’opera di Pasi, alle 10, nella piazza a lui dedicata a Trentoo e anche con l’Ordine dei medici, alle 11.15, nell’atrio dell’ospedale Santa Chiara.
Nel Bellunese, che faceva parte con Trento e Bolzano di un'area di amministrazioine speciale (Alpenvorland) controllata direttamente da nazisti, la lotta di liberazione fu molto forte e la repressionbe degli occupanti particolarmente crudele, con incarcerazioni, torture, uccisioni anche di civili e incendi di paesi.
Mario Pasi, medaglia d'oro per la Resistenza, che nel 1944 divenne comandante partigiano, nome di battaglia Montagna, nelle brigate garibaldine in provincia di Belluno ma dopo alcuni mesi fu arrestato dai nazisti, nel mese di novembre per responsabilità di una spia fascista.
In servizio dal 1938 al 1940 all’ospedale di Trento, dopo l’8 settembre, Pasi si impegnò per aiutare i soldati italiani in fuga e per spingerli verso la causa della lotta contro il nazifascismo. Ma in Trentino il movimento di liberazione faticava a organizzarsi, mentre prendeva corpo l’occupazione, nell’ambito della predetta area amministrativa denominata Zona di operazioni delle Prealpi, cui appartenevano anche le province di Bolzano e di Belluno, controllata dai nazisti tirolesi e di fatto inglobata nel Terzo Reich.
Di fronte all’impossibilità di costruire un esercito di liberazione strutturato in Trentino e al rischio crescente di finire prigioniero dei nazisti, all’inizio del ’44 Pasi si spostò nel Bellunese, dove la Resistenza era già attiva e organizzata fin dall’autunno del 1943. Qui, con il nome di battaglia Montagna, il medico ravennate fu fra le figure più in vista, aggregato dapprima al nucleo partigiano «Luigi Boscarin», poi commissario politico nellambito della divisione garibaldina «Nino Nannetti» e infine commissario del comando unico di zona del Cln bellunese da novembre 1944. Incarico, quest’ultimo, di raccordo fra il livello politico e quello militare, che Pasi ricoprì solo poche settimane, perché fu arrestato da nazisti il mese successivo, in seguito a una «spiata».
Montagna fu quindi incarcerato nella caserma Tasso, in centro a Belluno, sede della gendarmeria germanica guidata dal famigerato tenente Georg Karl, noto torturatore e assassino del quale dopo la guerra si persero completamente le tracce.
Nella caserma Tasso, dove operavano anche alcuni attendenti sudtirolesi del capo nazista, Mario Pasi fu seviziato per mesi, ridotto in fin di vita, in quella prigione in cui contro i numerosi arrestati per motivi politici, si usavano anche strumenti di tortura medievali. Karl voleva conoscere i nomi e i nascondigli di altri comandanti
Pasi, medico ravennate, in servizio dal 1938 al 1940 all’ospedale Santa Chiara, attivo in città in una cellula clandestina del partito comunista.
Dopo l’8 settembre, Pasi si impegnò per aiutare i soldati italiani in fuga e per spingerli verso la causa della lotta contro il nazifascismo. Ma in Trentino il movimento di liberazione faticava a organizzarsi, mentre prendeva corpo l’occupazione, nell’ambito della nuova area amministrativa denominata Zona di operazioni delle Prealpi, cui appartenevano anche le province di Bolzano e di Belluno, controllata dai nazisti tirolesi e di fatto inglobata nel Terzo Reich.
Di fronte all’impossibilità di costruire un esercito di liberazione strutturato in Trentino e al rischio crescente di finire prigioniero dei nazisti, all’inizio del ’44 Pasi si spostò nel Bellunese, dove la Resistenza era già attiva e organizzata fin dall’autunno del 1943.
Qui, con il nome di battaglia Montagna, il medico ravennate fu fra le figure più in vista, aggregato dapprima al nucleo partigiano «Luigi Boscarin», poi commissario politico nellambito della divisione garibaldina «Nino Nannetti» e infine commissario del comando unico di zona del Cln bellunese da novembre 1944. Incarico, quest’ultimo, di raccordo fra il livello politico e quello militare, che Pasi ricoprì solo poche settimane, perché fu arrestato da nazisti il mese successivo, in seguito a una «spiata».
Montagna fu quindi incarcerato nella caserma Tasso, in centro a Belluno, sede della gendarmeria germanica guidata dal famigerato tenente Georg Karl, noto torturatore e assassino del quale dopo la guerra si persero completamente le tracce.
Nella caserma Tasso, dove operavano anche alcuni attendenti sudtirolesi del capo nazista, Mario Pasi fu seviziato per mesi, ridotto in fin di vita, in quella prigione in cui contro i numerosi arrestati per motivi politici, si usavano anche strumenti di tortura medievali. Karl voleva conoscere i nomi e i nascondigli di altri comandanti della Resistenza.
Grazie a un’altra partigiana, Tea Palman, che poi come un migliaio di bellunesi sarà deportata al lager di Bolzano e torturata nella caserma del corpo d’armata, Pasi fece uscire dalla prigione un biglietto in cui chiedeva ai suoi compagni di inviargli del veleno: ormai temeva di non riuscire più a tacere.
Ma per lui, invece, si avvicinava l’ultimo giorno. La situazione pricipitò dopo un attentato contro i nazisti messo in atto da uomini della divisione Belluno, con il comandante Mario Bernardo Radiosa Aurora, in un poligono di tiro che si trovava in un prato ai piedi della collina denominata Bosco delle Castagne.
Come ritorsione, furono chiesti al tenente Kark cinquanta partigiani da impiccare, ma in gendarmeria dovevano ancora procedere con molti interrogatori e concessero «solo» dieci prigionieri.
Il pomeriggio del 10 marzo 1945 la settima compagnia del battaglione Schröder, composto da Ss altoatesini, la stessa che aveva subito l’attentato, scortò i dieci partigiani verso il luogo prescelto per l’impiccagione: il Bosco delle Castagne.
Il macabro corteo sfilò fra le case per sfidare e minacciare una popolazione ostile ai nazisti.
Mario Pasi, incapace di camminare, fu trasportato in auto, su una Topolino, e quindi adagiato su una scala che i militari requisirono a un contadino.
Bisognava salire un ripido sentiero per raggiungere il luogo del’impiccagione, scelto pobabilmente anche perché ben visibile di mondi a nord della città, dov’erano attestati i partigiani nel comando di cui faceva parte anche il maggiore Bill Tilman della missione britannica.
Giunti al bosco, attorno alle 18, i nazisti procedettero con le impiccagioni dei partigiani ai rami del castagni.
Oggi quel luogo è un’area storica fra quelle più note nel Bellunese, posti che conservano simbolicamente la memoria di questo e degli innumerevoli altri episodi tragici (stragi, uccisioni, deportazioni, paesi incendiati eccetera) che martoriarono la provincia dolomitica nel 1944 e nel 1945 per mano dei nazisti.
Nel complesso, la provincia di Belluno, che all'epoca non superava i 200.000 abitanti, registrò durante l'occupazione nazista un migliaio di vittime: 86 impiccati, 227 fucilati, 7 bruciati vivi, 11 morti a seguito di tortura e sevizia, 564 caduti in combattimento, 301 feriti, 1667 deportati nei campi di concentramento, oltre a 7000 militari che dopo l’8 settembre furono deportati nei lager in Germania.
[in alto, Pasi impiccato al bosco delle Castagne e un'immagine del comandante Montagna]