Via libera al progetto per un museo-bivacco sul monte Costalta
Il nuovo presidio culturale e turistico di alta quota è stato proposto dal Comune di Sant’Orsola insieme alle Asuc e alla Pro loco, per recuperare e valorizzare il sito dell’antica cava di porfido: ora è arrivata la necessaria deroga urbanistica provinciale per l’intervento di circa 400 mila euro sulla montagna che sfiora i duemila metri e sull'altro versante si affaccia verso l'altopiano di Pinè
Un luogo simbolo della fatica e della ripresa economica della valle dei Mocheni nel secondo dopoguerra si prepara a diventare un nuovo presidio culturale e turistico: con l’arrivo della deroga urbanistica provinciale compie un passo decisivo il progetto del nuovo museo del porfido di alta quota sul monte Costalta (nella foto il rendering), promosso dal Comune di Sant’Orsola insieme alle Asuc e alla Pro loco per recuperare e valorizzare il sito dell’antica cava di porfido.
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L’intervento, del valore complessivo di circa 400 mila euro, prevede due spazi distinti e complementari: un locale museale dedicato alla storia della lavorazione del porfido, alle tecniche estrattive d’alta quota e alla vita dei cavatori, e un locale socioculturale e turistico-ricreativo, che potrà diventare punto d’appoggio per escursionisti, gruppi culturali e attività didattiche e outdoor.
Il complesso entrerà inoltre nel circuito del Parco miniere Lagorai, collegandosi al museo Pietra Viva di Sant’Orsola e agli altri siti e percorsi tematici della rete.
La cava venne aperta nel 1953 come “cantiere scuola”, con l’obiettivo di formare nuove professionalità nella lavorazione del porfido e offrire un’alternativa economica ai giovani della valle. Del vecchio insediamento rimangono ancora il fronte di scavo, le piazzole dei cubettisti, parti delle murature della baracca, gli accumuli di detriti e scarti di roccia e le tracce della teleferica. Il progetto punta a conservarli e renderli leggibili all’interno del nuovo percorso culturale.
«Con l’arrivo della deroga urbanistica - sottolinea il sindaco di Sant’Orsola, Andrea Fontanari - compiamo un passo importante verso la realizzazione di un progetto nel quale crediamo molto. Non vogliamo semplicemente recuperare un luogo, ma dare nuova vita a una parte della nostra storia.
Vogliamo ricordare il sacrificio e la capacità delle generazioni che ci hanno preceduto e trasformare quella memoria in un valore per il futuro.
Il Centro culturale di alta montagna e museo bivacco vuole essere proprio questo: un ponte tra passato e futuro, tra identità e innovazione, tra la nostra comunità e il territorio della Comunità di Valle».
L’idea di recuperare l’ex cava era stata portata dal Comune anche al consiglio dei sindaci della Comunità di Valle, con la prospettiva di costruire una rete culturale e turistica più ampia.
Per dare concretezza all’intervento è stata presentata anche una richiesta di finanziamento al Gal Trentino Orientale, che prevede un contributo pari all’80% della spesa ammissibile, fino a un massimo di 200 mila euro.
La deroga rappresentava un passaggio indispensabile perché l’area, pur conservando le tracce dell’attività estrattiva, ricade in una zona nella quale gli strumenti urbanistici non consentono ordinariamente nuove strutture con destinazione museale e turistico-ricreativa.
Il consiglio comunale aveva dato il proprio via libera nel dicembre scorso. Con il nulla osta provinciale può ora proseguire l’iter per restituire alla comunità un luogo della propria memoria. Lop