Marangoni, via ai licenziamenti

Venerdì l'azienda scioglierà le riserve, circa 40 dipendenti in mobilità


Giuliano Lott


ROVERETO. Ora che Marangoni si è riorganizzata, resta da completare il percorso con l'apertura della procedura di mobilità che dovrebbe riguardare circa 40 dipendenti. Questo è stato annunciato ieri ai sindacati dall'amministratore delelgato Massimo De Alessandri, anche se le cifre esatte verranno comunicate in un nuovo incontro che si svolgerà venerdì.

L'incontro, al quale hanno partecipato anche il direttore dello stabilimento di Rovereto Mario Balzarini, il funzionario di Confindustria Giovanni Anichini e i rappresentanti sindacali Mario Cerutti (Cgil), Corrado Dalvit (Cisl) e Alan Tancredi (Uil), si è protratto per quasi tre ore, durante le quali la dirigenza del gruppo ha illustrato le scelte strategiche e gli investimenti perseguiti dalla società. Al momento di quantificare gli esuberi, l'azienda ha preso tempo: altri tre giorni per valutare con maggior precisione quanti dipendenti finiranno in mobilità.

La quota sarà comunque sull'ordine dei 40 lavoratori. Non è una sopresa, per quanti hanno seguito l'iter di Marangoni. Due anni e mezzo fa i dipendenti erano 325, oggi sono 365: secondo il gruppo, tornare ai livelli del 2008 è essenziale per consolidarsi, soprattutto alla luce di un quadro macroeconomico che non consente di programmare oltre il brevissimo periodo. «L'adozione della cassa integrazione straordinaria per 2,5 anni - spiega una nota di managoni Spa - ha permesso di affrontare nell'immediato la crisi aziendale e nei seguenti 18 mesi di riorganizzare il gruppo confidando nella ripresa del mercato».

Da qui la concentrazione di centro ricerche e management su Rovereto, il riallineamento dei volumi produttivi, l'apertura di nuovi canali distributivi all'estero. E, non ultima, l'operazione di "lease back", cioè la vendita della fabbrica a Trentino Sviluppo per reperire le risorse finanziarie necessarie a sostenere il piano industriale «in un periodo caratterizzato dalla particolare ristrettezza creditizia del sistema bancario».

Ma non è bastato: la crisi comprime la redditività, le materie prime oggi costano il doppio, ma i mercati non accennano a ripartire. I sindacati sono perplessi. Cerutti auspica che venerdì lo scenario si chiarisca. Dalvit si spinge oltre: «La ristrutturazione ha già avuto dei costi: 80 esuberi a Feltre, 30 di Frosinone. Serve una riflesssione più ampia. Speriamo che le cifre della mobilità vengano ripensate».













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