Mahlknecht: «Un impianto che arrivi ai piedi del ghiacciaio»

Trento. Per consentire a tante persone, compresi bambini e anziani, d’ammirare uno dei più importanti ghiacciai delle Dolomiti e tutta la bellezza della Marmolada è indispensabile un impianto che...

Trento. Per consentire a tante persone, compresi bambini e anziani, d’ammirare uno dei più importanti ghiacciai delle Dolomiti e tutta la bellezza della Marmolada è indispensabile un impianto che sostituisca la (dismessa) cestovia del Fedaia. Ne è convinto il gardenese Alex Mahlknecht, titolare con la famiglia della società Funivia Fedaia Marmolada, che nel 2019 ha depositato un progetto in Provincia. «Bisogna dare a tutti la possibilità di arrivare ai piedi del ghiacciaio, con una salita dal lago Fedaia che, dal punto di vista paesaggistico, è eccezionale. Questo versante della montagna e l’arrivo a 2700 metri sono più accessibili rispetto alle funivie venete che portano a 3300, quota proibitiva per diverse persone». Questo il pensiero di Mahlknecht che ricorda anche la storia dell’impianto: «Dagli anni Quaranta del secolo scorso, i turisti salgono con una seggiovia, prima, e con una cestovia, poi, dal Fedaia fin quasi all’inizio del ghiacciaio. Perché negare, oggi, questa opportunità?». Non solo. Il bacino di neve, sul lato Nord della Regina delle Dolomiti, secondo Mahlknecht si rivelerebbe una risorsa specie a primavera e in autunno. «L’estate è la stagione migliore per salire sulla Marmolada. D’inverno l’attività dell’impianto è legata all’apertura della strada almeno dal versante trentino, in caso di eventuali soccorsi. Storicamente, da dicembre a metà febbraio l’accesso è spesso chiuso per pericolo valanghe, dopodiché fino ai primi di maggio e anche in tardo autunno la Marmolada diventa il regno del freeride. Il nuovo impianto, aperto in questi periodi oltre che d’estate, sarebbe a servizio di questa interessante nicchia di turisti. È stato progettato appositamente con una portata di poco superiore alla cestovia e con solo nove piloni per avere il minore impatto in un sito Unesco». E.S

©RIPRODUZIONE RISERVATA