LA MESSA

L’anatema del vescovo Tisi: “Indecenti gli sgambetti per i vaccini”

E in vista delle riaperture di bar e ristoranti un invito a spezzare il pane assieme: “Il fast food non è proprio il meglio perché il segno della festa è quello in cui uno si convoca con gli amici per stare a tavola”


di Claudio Libera


TRENTO. Nel commento al Vangelo di Luca, di questa domenica dopo la Resurrezione e la domenica in Albis, in cui l’evangelista dice che a “quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano agli Undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane”, l’arcivescovo don Lauro Tisi ha fatto dei chiari riferimenti al mangiare, al cibo come fratellanza ed unità e senza tante forzature, pure alla riapertura dei locali prevista per la giornata di domani.
 

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi”.

Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Dice don Lauro: “Molte persone riversano sul mangiare i loro disturbi dell’alimentazione, il mangiare non è solo un fatto per tenere in piedi la nostra persona ma è un atto evocativo, della nascita dell’uomo che ha bisogno di incontrare, di fare festa, che ha bisogno come il pane di non essere solo. Il mangiare è un qualche cosa di straordinario su cui si riversa la nostra voglia di dare un senso alla vita. Per noi il mangiare non è un atto fatto solo in vista del sopravvivere. È un atto in cui noi stessi esprimiamo il nostro essere: dimmi come mangi e ti dirò chi sei! Il mangiare veloce, il fast food non è proprio il meglio perché il segno della festa è quello in cui uno si convoca con gli amici per stare a tavola; quando un segnale di amicizia sta decollando cosa facciamo? Invitiamo la persona a casa nostra a mangiare. Ricordiamolo, per noi mangiare è una cosa molto più grande del semplice gesto con cui alimentiamo il corpo. Ed è importante che il Risorto, per farsi riconoscere, chieda un piatto di pesce arrosto.

Poi dopo l’accenno alla mirabilia del corpo nel gesto della carità, “l’anatema sull’uso errato dei vaccini, del parlar male, del chiacchiericcio che diventa maldicenza”. “In queste ore dai vaccini in giù, ce li rubiamo, vogliamo vaccinare qualcuno al posto dell’altro, se non ne diamo nemmeno uno all’Africa è lo stesso, c’è gente che ha perso il senso della gioia e del vivere normale ma pensa solo a farsi lo sgambetto. Guardate che lo spettacolo che stiamo dando con i vaccini è impressionante ma con i vaccini, con tutto questo chiasso anche mediatico, di fronte al dramma che stiamo vivendo – perché di un dramma si tratta – è una cosa indegna e chiediamo al Signore di farci tornare ad essere fratelli e sorelle non nemici”.













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