Costi della politica: spunta il comma «salva Trentino»
Inserito in extremis dal governo Monti, riconosce a regioni e province autonome di stabilire come tagliare le spese
TRENTO. La formula resta burocratica, nella sua inespressiva essenza. Ma rappresenta qualcosa di più di uno spiraglio nel difficile braccio di ferro tra governo e regioni, per di più in un clima tutt’altro che benevolo verso province autonome e regioni a statuto speciale. Qualche storico anchor-man griderebbe “colpo di scena”. E in effetti la sorpresa è caduta a fine giornata, quando l’Assemblea plenaria della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome, svoltasi ieri a Bolzano, volgeva al termine. Senza nemmeno calcare troppo la mano lo potremmo definire il “comma salva Trentino-Alto Adige”: il dispositivo, inserito all’ultimo momento dal governo Monti nel disegno di legge di prossima discussione, recita che gli obblighi sui tagli alla politica «verranno applicati alle regioni a statuto speciale e alle province autonome compatibilmente con i rispettivi statuti e relative norme di attuazione». Poche righe che sgonfiano un timore diffuso, tanto a Trento quanto a Bolzano: che lo Stato imponesse la riduzione dei consiglieri passando sopra lo Statuto d’autonomia e di fatto ponendo le basi per uno smantellamento radicale delle autonomie, cavalcando l’onda di un sentimento “antipolitico” che ha le sue radici nei poco edificanti casi delle regioni Lazio e Lombardia, di cui sono ingombre le cronache giudiziarie di questi giorni. Il citato comma ha colto tutti impreparati, pur stabilendo - o meglio, riaffermando - un principio che sulla carta pareva sacrosanto: che le autonomie non si cancellano dopo oltre 40 anni con un colpo di spugna e in maniera unilaterale. Al tempo stesso, il provvedimento preso in extremis dal governo Monti pare riconoscere da un lato la specificità della nostra autonomia, mentre dall’altro rende atto del lavoro compiuto a chi, a fronte di risorse maggiori, ha anche l’onere di gestire in proprio sanità, scuola e vie di comunicazione. Sulla composizione del consiglio regionale, insomma, sarà la Regione stessa a deciderlo. Come aveva specificato con forza nei giorni scorsi il presidente del consiglio provinciale Bruno Dorigatti, ieri a Bolzano assieme ai “colleghi” di tutte le altre regioni.
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