«Cari giovani trentini, siate un po’ più affamati»

Parolini, direttore di Job Trainer: «A molti manca il fuoco per avviare un’impresa. Basta puntare sul titolo di studio, investite sull’intelligenza emotiva»


di Chiara Bert


TRENTO. «Stay Hungry, stay foolish», siate affamati, siate folli, è diventato il motto-appello che Steve Jobs, il padre di Apple, ha rivolto nel suo ultimo discorso prima di morire agli studenti di Stanford. È quella fame - di iniziativa, di intraprendenza - che secondo Marco Parolini manca un po’ ai giovani trentini.

Parolini, 41 anni, dopo aver lavorato in varie aziende si è dedicato alla formazione e oggi è direttore di Job Trainer, un master practitioner intensivo (di 32 ore) che si propone di aiutare i giovani ad accrescere la propria motivazione, a sviluppare auto-efficacia, ad acquisire chiarezza e sicurezza nel perseguire i propri obiettivi professionali. Obiettivo: rispondere all’esigenza di trovare il lavoro migliore, più adatto a ciascuno, con velocità e sicurezza.

Un traguardo ambizioso, tanto più in un periodo di crisi. L’esperienza è partita in Trentino tre anni fa e ad oggi i campus sono stati 16, con 300 giovani che si sono diplomati. «Siamo partiti da un’osservazione - spiega Parolini - il nostro sistema educativo forma giovani molto preparati e abili dal punto di vista tecnico, ma a cui spesso manca l’intelligenza emotiva, ovvero quell’insieme di capacità di relazione ed emotive che sono assolutamente trasversali alle professioni. Il nostro compito è lavorare su questo aspetto». In primo piano dunque ci sono le attitudini e le vocazioni personali. «Gli ultimi decenni hanno costruito carriere su quello che la scuola offriva e su quello che si sosteneva richiedesse il mercato del lavoro, un approccio sbagliato - prosegue il direttore di Job Trainer - perché ha impedito a tanti di riconoscere le proprie personali attitudini e di seguirle. Il 99% di chi esce dall’Università è ancora convinto che sia il titolo di studio a determinare le sue possibilità di carriera e magari nel suo curriculum non valorizza altre sue vocazioni che sarebbero un’informazione importante, come la passione per il volontariato. Scontiamo un sistema educativo per cui se hai buoni voti farai il liceo e l’università, sennò la scuola professionale, e così succede che alle professionali gli studenti pensano di essere dei minorati. Una follia. Anche perché uno che non ha 10 in matematica non è scemo, può avere altre abilità e competenze».

Visti dall’osservatorio dei campus e dei workshop di Job Trainer (una trentina nel 2012, che hanno intercettato circa 2 mila partecipanti), i giovani trentini sono un po’ seduti e ancora vivono con il miraggio di un posto fisso, magari nell’ente pubblico. «È significativo - spiega Parolini - che il 30% delle domande di partecipazione ai nostri campus arrivi da fuori Trentino, veneti, romeni, albanesi. Segno che c’è più fame fuori. Così come quando Trentino Sviluppo raccoglie idee di formule imprenditoriali che poi finanzia, la gran parte arriva da fuori provincia». Quello che manca «è il fuoco personale per seguire un’iniziativa». «Non è tanto una questione di finanziamenti, si può partire da una microimpresa nel garage. La sfida delle istituzioni è valorizzare queste esperienze, i giovani devono averle come esempio, i grandi imprenditori sono troppo distanti». Dopo il workshop della scorsa settimana dedicato ai mestieri del futuro, dal 21 maggio nell’ambito dell’iniziativa Trento for Job, con Comune e Cassa Rurale di Trento, partirà un ciclo di seminari proprio sull’imprenditorialità.

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