«Investita in bici, le auto non si fermano» 

Una nostra lettrice: ho rischiato grosso due volte in pochi mesi, davanti all’indifferenza di chi guida



ROVERETO . Quasi ti investono e manco si fermano a chiedere come stai. Una nostra lettrice testimonia di come sia ancora rischioso girare in bicicletta a Rovereto. E spesso non per come sono messe le ciclabili, ma per come si comportano le persone. L'episodio più recente riguarda l'incrocio tra via Saibanti e via Campagnole. «Fortunatamente sono qui a scrivere invece che essere in un ospedale con una gamba rotta (o peggio), vorrei indurre una riflessione su quanto segue. E' la seconda volta in pochi mesi che ho un impatto (io in bici) con auto che escono impropriamente da uno stop. E quello che in questo momento più mi disturba (a poche ore dall'accaduto) è sintetizzato in queste domande: possibile che non guardino dove vanno ? Possibile che non abbiano il pensiero di uscire dall'abitacolo per sapere se la persona che hanno investito stia bene ? A parti invertite io sarei scesa immediatamente. Vero - ricorda la donna - che sono rimasta, fortunatamente (e non è solo fortuna, aggiungerei che la sua parte l'hanno fatta anche la prudenza e l'attenzione che sempre ho perché conosco il pericolo quotidiano dello spostarsi in bicicletta e tante volte ho evitato incidenti) in piedi (nell'episodio di oggi perché ho accelerato vedendo con la coda dell'occhio e capendo in un attimo che la macchina era uscita e proseguiva verso di me senza vedermi! L'altra volta, una donna con bambina a fianco è uscita da uno stop con obbligo di svolta a destra e invece è andata diritta non guardando verso sinistra, da dove arrivavo, e la ruota della bici ha colpito, un po' rimbalzando, la gomma dell'auto - ho preso una botta allo stomaco ma sono anche in quel caso riuscita a rimanere in piedi) ma non mi capacito del fatto che nessuno dei due sia sceso a chiedere come stavo (fisicamente e psicologicamente). In un caso una donna che con nessuna espressione mi guardava da dietro il finestrino, immobile, oggi un uomo che come niente fosse mi fa un cenno, sempre da dietro il finestrino». La nostra lettrice conclude la sua testimonianza con una riflessione. «Ecco, oggi, è l'indifferenza che mi colpisce di più (più del momento di distrazione), questo proseguire per la propria strada senza curarsi minimamente dell'altro. E siamo in una piccola cittadina di quarantamila abitanti con il limite (dal mio punto di vista condivisibile) dei 30 chilometri orari in molte strade. Che si può fare per migliorare la situazione esistente ? Che messaggio può dare un quotidiano? Spero che la mia segnalazione possa servire a stimolare maggiore attenzione e cura per chi ci circonda. A volte basta poco per rovinare la vita a qualcuno, e altrettanto poco per evitarlo». (m.s.)













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