L’INTERVISTA 

Il mago dei caschi sfreccia in pista in testa ai piloti della Formula 1 

Una vita di corsa. Massimo Dante, 29 anni, e la passione per i motori da quando, a soli 10 anni, andò con il nonno a provare il kart a Pilcante Ha disegnato caschi per Albon e Leclerc e da stanno per la Toro Rosso

di Patrizia Belli

ROVERETO. Per logo ha scelto un paio di allegri baffi all’insù. E lui, un ragazzo di appena 29 anni, esibisce folti mustacchi di antico retaggio. Un'eredità, dice, scoperta per caso osservando le foto degli antenati. È diventato il suo distinguo, ma guai pensare a un ragazzo con lo sguardo nel passato. È esattamente il contrario. Si chiama Massimo Dante, “Mamo” per gli amici (un diminutivo di quando era bambino e gli chiedevano come si chiamasse e lui abbreviava tutto con “mamo”) è nato ad Avio e nasconde una passione insolita. Disegna caschi per piloti. Design e bellezza sono la sua missione. Da poco è entrato nell'olimpo della Formula Uno.

Quando sei stato attratto dall’interesse per la pittura?

Da bambino. Mi piaceva disegnare, all'epoca erano perlopiù soggetti di cartoni animati...

Quei disegni hanno lasciato in Massimo un tocco gioioso, quasi fanciullesco e nel suo studio tra coppe vinte con il Kart e caschi dai colori accesi, spuntano pupazzetti di cartoni animati.

E poi?

Poi sono stato catturato dalla passione per i motori. A trasmettermela è stato mio nonno. Ero rimasto senza padre quando avevo pochi mesi di vita e il nonno che era amico del gestore della pista di kart di Pilcante mi portò a provare. Avevo 10 anni ed è stato amore a prima vista.

Un amore che ha dato grandi risultati.

Sì, nel 2010 ho vinto i campionati di KZ125 e ancora oggi corro. A breve ci saranno i mondiali a Lonato sul Garda e parteciperò. È la mia pista, la conosco bene, il 90% delle gare le ho fatte su quel circuito, però oggi corro per hobby, non per agonismo. Non ho più tempo per viaggiare in Europa....

Oggi disegni caschi.

Sì. La passione per il disegno mi ha portato a frequentare l’Istituto d’arte Depero. Inizialmente i primi caschi li disegnavo nel garage di casa, erano per me e gli amici. Il casco è un oggetto affascinante. Importantissimo per la sicurezza, ma è anche qualcosa di speciale nell’esprimere la personalità e identità dei piloti. Una “tela” personale con cui distinguersi, con cui essere diversi dagli altri. (Indimenticabile il casco che Valentino Rossi dedicò all’amico scomparso Marco Simoncelli con la scritta della canzone dei Pink Floyd “Wish you were here": “quanto, quanto vorrei che tu fossi qui” ndr.)

E lo fai a livello mondiale.

Devo molto al mio essere pilota di Kart, che mi ha permesso di entrare in quel mondo, comprendere le esigenze dei piloti e farmi conoscere, poi è venuta la Formula 2 e Formula 3, ora anche la Formula 1. In Italia siamo in tre a essere leader mondiali nel disegnare caschi.

Come ti promuovi?

Con la Rete soprattutto. Instagram è un veicolo fantastico. Mi ha aiutato moltissimo nel far conoscere la mia azienda. Ad oggi ho 5 mila followers e vendo in 40 paesi del mondo...

Un mercato di nicchia, in cui Massimo con la sua azienda: la “Mad56”, in via Cartiera a Rovereto, spedisce i suoi caschi in tutto il mondo. È il risultato di un prodotto ricercato made in Rovereto.

Quale casco più ti ha colpito?

Quello di Michael Schumacher, bellissimo, lui quando dalla Ferrari è passato alla Mercedes ha voluto mantenere il colore rosso. Non è un casco complesso come i miei, ma ha una sua identità.

Il casco più originale che hai disegnato?

Mi sono divertito a riprodurre un panino con l'amburger. E anche dei caschi un po' osè, con figure svestite.

Quanto impieghi per realizzarne uno?

Cinque giorni circa, perlomeno 15 ore di lavoro.

Massimo è un artigiano con una grande l’abilità manuale. Mi spiega che per realizzare il disegno usa taglierina e nastro e l’aerografo per il colore. I suoi caschi sono allegri, coloratissimi, con una cura quasi maniacale dei particolari, perchè sono i dettagli a fare la differenza. A rendere il casco una vera opera d’arte.

Raccontami come è nato il tuo ingresso in Formula Uno.

Ho iniziato il percorso con Alex Albon (pilota inglese, ndr) lui è passato dalla Formula 3 alla 2 e quest'anno ha firmato con la Toro Rosso di Faenza. Ha chiesto al team della Toro di continuare a collaborare con me.

Altri piloti a cui hai disegnato il casco?

Nel 2017 a Charles Leclerc (pilota monegasco della Ferrari Driver Accademy, ndr) quando era in Gp2 e ha vinto il mondiale.

E non piloti?

Bruno Barbieri, lo chef di Masterchef, lui ha una moto che gli è stata donata dalla Ducati.

Il più strano?

Me lo ha dipinto a mano libera una pittrice Simonetta Brigaudi, è un casco stupendo, unico.

I tuoi caschi sono riconoscibili dal logo con i baffi e la scritta “Mad56”, significato?

Mad è Massimo Dante e 56 è la data di nascita di mio padre e il mio numero di kart.

Futuro?

Continuare. Amo il mio lavoro. È creare senza limiti. È lasciar libera la fantasia e l’immaginazione. Questo mi piace...