Anziani, ci pensa “Captain” 

Innovazione per la terza età. È terminata la prima parte del progetto europeo che coinvolge il centro “Abilita”  dell’ospedale riabilitativo Villa Rosa con la tecnologia che si mette al servizio di chi deve affrontare patologie invalidanti

di ROBERTO GEROLA
Pergine. Con il coinvolgimento di 35 persone over 60 si è conclusa la prima fase del progetto “Captain” in via di attuazione nel centro “Abilita” (Riferimento provinciale per le tecnologie per l’autonomia) all’ospedale Villa Rosa.

Iniziativa di 9 Paesi

Si tratta del progetto di ricerca europeo della durata di tre anni cui partecipano 14 partner di 9 Paesi europei, di cui tre trentini: Apss (Centro Abilita), Università di Trento e Social It srl (azienda informatica del settore servizi alla sanità). Con il progetto Captain (acronimo di “Coach Assistent via Projected and TAngible Interface”) saranno gli anziani a indicare come costruire la nuova tecnologia. Dopo la ricerca (effettuata nell’autunno scorso) di persone che si prestassero a fornire gli elementi utili a questo studio, era stata avviata la compilazione di un diario quotidiano delle proprie abitudini e difficoltà che appunto ogni giorno incontrano in casa. L’indagine è durata cinque mesi. Ora si è avuto un “quadro” della rispettiva situazione: prima, i 35 volontari sono stati sottoposti ad un esame conoscitivo trasferito in un data base totalmente anonimo, poi il reperimento dei dati attraverso i diari giornalieri (compilazione on line o cartacea). Quindi, “contatto” con un “prototipo” di assistenza virtuale applicata in un locale trasformato in tradizionale appartamento (camera da letto, cucina, soggiorno-studio, atrio – entrata). Attraverso un “proiettore parlante” sono state illustrate al soggetto le varie possibili necessità che si incontrano nella quotidianità.

Tecniche avanzate

In sostanza, Captain utilizza tecnologie avanzate che monitorano quanto accade nell’abitazione e intervengono, quando necessario, interagendo con la persona per un corretto svolgimento delle attività giornaliere: nutrizione regolare, appropriata attività fisica, interazioni sociali eccetera. La tecnologia viene adattata alle necessità della singola persona. L’indagine è stata completata dalla compilazione di un test dopo aver sperimentato la tecnologia. Questo percorso è stato compiuto non solo dai potenziali anziani da sostenere, ma anche dal personale chiamato ad occuparsene: dagli assistenti (familiari o badanti), e operatori (medici, infermieri) proprio per avere una visione generale prima di realizzare l’algoritmo da utilizzare.

Un altro step a settembre

Finita questa prima fase (in questi giorni), i volontari saranno richiamati in settembre per proseguire con le tecnologie affinate, Sempre con l’obiettivo che «l’insorgere di una patologia invalidante così come l’incedere dell’età anziana può rendere difficile la vita in autonomia e indipendenza; le nuove tecnologie possono far cambiare la casa adeguandola alle nuove necessità». E viene ribaltata l’azione che finora vedeva l’anziano doversi adeguare alla tecnologia. Responsabile, il dottor Giovanni Guandalini.

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