Danneggiato dalle gelate fino all’80% delle ciliegie 

Agricoltura. In Val di Non questa coltura si estende per cento ettari. I contadini sono intervenuti coprendo i frutteti e accendendo fuochi notturni, ma in alcune zone si vedono fiori e frutti anneriti


Carlo Antonio Franch


Rumo. Le gelate dell’inizio della primavera hanno inflitto un duro colpo alle coltivazioni di ciliegie, in Valle di Non; nel momento più delicato, quello della fioritura, per una decina di giorni, la temperatura di notte è scesa fra i meno nove e i meno sette gradi, compromettendo gran parte di questa coltura. I contadini si sono attivati subito coprendo le coltivazioni con i teli antipioggia e accendendo fuochi notturni all’interno di essi per alzare la temperatura e cercare di salvare il più possibile del raccolto, presidiando i loro poderi durante la notte. Per il riscaldamento sono state usate candele di paraffina e tubi metallici riempiti di pellet, che durante la notte si sono trasformati in paesaggi molto suggestivi, con una miriade di fiammelle sparse fra i filari di piante, ma densi di preoccupazioni per i coltivatori.

In Val di Non le colture di ciliegie non sono molto estese, ma sono comunque una voce importante di reddito per i contadini: 6 ettari di coltivazioni nella zona di Denno, 15 a Rumo, nella zona bonificata di Predosc, diversi altri fra Smarano e Tres nel comune di Predaia, 20 ettari a Salobbi nel comune di Novella e diversi a Castelfondo nel comune di Borgo d’Anaunia, per un totale di 100 ettari.

«La qualità di ciliegie Kordia è ottima come resa – spiega il tecnico della Fondazione Mach Gianluca Giuliani – ma è molto precoce e va soggetta alle gelate primaverili. Altre qualità, come la Regina e la Gyantred, sono meno sensibili. Con i teli aperti e i fuochi si può innalzare la temperatura di 5 gradi e salvare buona parte del raccolto. Da una prima ricognizione si riscontrano danni che vanno dal 20 all’80 per cento, a seconda della zona. Per fare una buona stima si devono attendere quindici giorni, quando saranno cadute tutte quelle danneggiate».

Sono state complici le belle giornate di febbraio che hanno permesso uno sviluppo delle gemme anticipato di una settimana rispetto all’anno scorso. Diversi contadini non avevano ancora aperto i teli antipioggia, per timore di qualche nevicata che avrebbe potuto distruggerli, ma hanno comunque acceso i fuochi per limitare i danni.

Nell'ultimo decennio, l'introduzione delle varietà come Regina e Kordia e il ricorso alla copertura antipioggia, hanno consentito alla cerasicoltura in Valle di compiere un grande salto di qualità e di rilanciarsi come coltura da reddito. «Si stanno accertando i danni – spiega Bruno Ianes di Brez, nel Comune di Novella, un coltivatore molto amareggiato per questa situazione, – nelle zone precoci sono notevoli; ho trascorso cinque notti a vegliare i fuochi, non ho aperto i teli perché temevo le nevicate, sono distrutto fisicamente e demoralizzato da questa situazione che non promette niente di buono». Anche le colture di albicocche sono compromesse, le gelate le hanno completamente distrutte. «Anche l’anno scorso avevamo avuto dei danni fino al 50 per cento, però poi abbiamo recuperato e fatto una buona annata - commenta Adriano Corazza di Salobbi, sempre a Novella. Nella parte bassa della pianta le ciliegie sono tutte gelate, si rileva un annerimento totale dei frutti; i fiori sono diventati color marrone; speriamo che si riesca a raccogliere qualcosa nella parte alta».















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