Il giallo

La confessione di Benno: «Ho ucciso papà con la corda. Poi mamma, senza neppure salutarla» 

Nelle parole del bolzanino la ricostruzione dei terribili momenti in cui uccide prima il padre e poi la madre, appena entrata in casa. Ma anche la conferma che aveva programmato tutto fin dal mattino: nel messaggio inviato a Martina le annunciava che sarebbe andato da lei con la Volvo dei genitori, auto che normalmente aveva il divieto di utilizzare

BOLZANO. Sono pieni di particolari  gli stralci del verbale di confessione con cui Benno Neumair ha ricostruito l’omicidio di mamma Laura Perselli e papà Peter Neumair. Ai magistrati, il ragazzo ha raccontato che, quel pomeriggio del 4 gennaio, aveva discusso con il padre su chi doveva portare fuori il cane della nonna.

In quel frangente, Peter rimprovera il figlio perché deve aiutare di più in casa. «Sono andato in camera per non dover più discutere - rivela in uno degli stralci resi noti dalla trasmissione "Quarto grado" -, come spesso accadeva, ho acceso il computer per fare un corso di sicurezza del lavoro, poi ho acceso Netflix. ero molto stanco e mi sono addormentato».

Il litigio sarebbe avvenuto poco dopo che Laura era uscita di casa. «Mio padre è entrato in stanza - prosegue la drammatica deposizione – mi ha svegliato ed è scoppiata una discussione sui soldi».

Peter avrebbe rinfacciato a Benno di non valere niente e avrebbe preso ad esempio Madé, già autonoma e indipendente. «Mi sono sentito così alle strette, così male, così senza una via d’uscita - rivela Benno – che pure io mi rifugio in camera e vengo incalzato e anche se voglio stare in pace non riesco a trovare la pace. Io volevo solo il silenzio e non stare più male».

Sono gli attimi che precedono l’omicidio. «L’ho zittito. ho preso dalla bacinella di plastica, dove ho gli attrezzi, la prima corda da arrampicata che ho trovato. Eravamo in corridoio, siamo cascati insieme per terra, ma non so se l’ho strozzato da dietro o da davanti. Ricordo solo che ho stretto molto forte. poi sono rimasto seduto, sdraiato in corridoio».

Benno ha ucciso il padre. a casa regna un silenzio di morte. ma la tragedia non è finita. «Ricordo che mi sono di nuovo agitato sentendo di nuovo il rumore del cellulare e poi subito dopo il rumore del chiavistello. Mi sono mosso verso la porta: è entrata la mamma. avevo ancora il cordino in mano e mi è venuto di fare la stessa roba, senza nemmeno salutarla».

Si consuma il duplice omicidio dei genitori. Benno dice di non ricordare come ha ucciso Laura. ma spiega d’aver preso il cellulare di mamma e papà.

Iniziano le prime incongruenze: il ragazzo racconta di essere andato a ponte Roma, di aver gettato i telefoni e di aver incontrato degli spacciatori: non ha i soldi e non gli danno l’hashish. Poi rientra a casa.

«C’era il corpo della mamma all’ingresso – spiega – , sono andato in bagno, ho acceso la stufa per riscaldarmi (...) lì c’erano i pantaloni con dentro il mio telefono e ho telefonato alla mamma, ero contento che il telefono squillasse perché poteva significare che mi fossi sognato tutto».

Nel corso del lungo servizio, è stata ricostruita l’intera vicenda in cui sono stati evidenziati le tante bugie dette dal giovane in più occasioni, per depistare le indagini, e i rapporti sempre più tesi con i genitori.

Depistaggi che, secondo gli inquirenti, evidenziano come il piano di Benno di uccidere dei genitori fosse stato studiato con grande attenzione, da tempo. Un piano di cui sono entrate a far parte Martina, Jasmin e le altre donne.

Già al mattino di quel 4 gennaio, aveva mandato un messaggio a Martina, con cui avrebbe passato la notte dopo l’omicidio, annunciandole che sarebbe andato da lei, ad Ora, con la volvo v70 di mamma e papà. Auto di cui gli era tassativamente precluso l’utilizzo, segno, questo, secondo gli inquirenti, che Benno aveva già programmato tutto.