Alla Schläfer di Storo altri otto si licenziano per giusta causa 

La vertenza sindacale. Le dimissioni sono state consegnate lo scorso 13 agosto. Il motivo? Il mancato pagamento di numerosi stipendi arretrati. La grande delusione dei lavoratori

Storo. La vicenda che da tempo vede contrapposti operai e management della ditta Schläfer Srl di Storo si arricchisce di un nuovo capitolo. Il 13 agosto scorso, 8 dipendenti dell’impresa che produce pannelli fotovoltaici si sono licenziati per giusta causa. I lavoratori hanno preso questa decisione dopo che a luglio erano entrati in “sciopero a oltranza” lamentando il mancato pagamento di numerosi stipendi pregressi.

Il racconto

«Le nostre dimissioni sono state consegnate il 13 agosto scorso – specificano Vesna Terzic e Valentina Grassi parlando a nome degli 8 dimissionari – siamo arrivati a questo passo non facile dopo aver sostenuto numerosi incontri con il signor Ermanno Pizzini in rappresentanza della proprietà di Schläfer e per capire bene la scelta è importante specificarne i passaggi. La nostra richiesta per tornare al lavoro era di ricevere il pagamento di almeno 2 delle 4 paghe arretrate che ci erano dovute, lasciando ad un successivo accordo il recupero dei buoni benzina e dei restanti emolumenti».

La risposta dell’azienda

«La risposta da parte del signor Pizzini è stata che c’era la disponibilità a versare una paga arretrata, ma senza specificare la data in cui ciò sarebbe avvenuto - spiegano ancora-. Successivamente a questi incontri, 3 delle persone in sciopero sono state convocate individualmente dall’azienda. È stato nuovamente richiesto di rientrare al lavoro in cambio di una paga arretrata. Due di queste persone hanno rifiutato mentre la terza non si è presentata all’incontro. A questo punto è stata fatta un’ulteriore riunione alla presenza del delegato della Fiom Cgil Enrico Albertini dove ancora è stato richiesto il versamento di 2 paghe arretrate per tornare al lavoro e ancora l’azienda ha risposto di no. A questo punto abbiamo deciso che non c’erano più margini per trattare e ci siamo dimessi».

Il caso simile

In una vicenda simile la differenza la fanno anche i dettagli: «Originariamente ci saremmo dovuti licenziare in 9 ma alla fine lo abbiamo fatto in 8 – specificano Terzic e Grassi - una nostra collega ha accettato di rientrare e ci ha spiegato di averlo fatto perché la ditta si è accordata con lei per il pagamento di 2 delle paghe dovute. Non è l’unico episodio che a nostro avviso dimostra un cattivo comportamento dell’impresa nei confronti dei suoi lavoratori. Il 24 luglio ad esempio ci siamo recati in azienda per consegnare a mano i solleciti di pagamento che però non ci sono stati controfirmati e ci è stato intimato in malo modo di spedirli per posta. Alla consegna delle raccomandate il postino non ha trovato nessuno in azienda ed esse sono rimaste in giacenza per alcuni giorni prima di venire ritirate. Il 7 agosto ai lavoratori rimasti in azienda è stata accreditata una paga intera mentre sono stati versati solo 400 euro a chi era in sciopero. Il 16 agosto è stata liquidata un’ulteriore intera paga ai dipendenti rimasti in azienda mentre niente è stato versato a chi si era dimesso. Ci è inoltre stato riferito che sarebbero stati contattati 2 ex dipendenti, uno di Waris e uno di Schläfer chiedendo loro di rientrare al lavoro. Noi chiediamo solo di avere quanto ci spetta e siamo disponibili a procedere con tutte le azioni necessarie per arrivare a veder riconosciuti i nostri diritti. Umanamente l’emozione prevalente fra noi è una grande delusione, perché abbiamo dedicato anni di impegno e fatica prima Waris e poi a Schlafer e il trattamento che abbiamo ricevuto non ci pare degno di una azienda seria che rispetti le persone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.