A Godenzo sta sparendo il maxi-affresco di Sartori 

L’allarme. Realizzato sulla facciata dell’ex teatro dell’oratorio avrebbe bisogno di interventi di restauro, ma dopo dieci anni dalla prima sollecitazione ancora nulla di concreto è stato fatto


Graziano Riccadonna


Comano terme. Tra l’indifferenza generale continuano ad usurarsi gli affreschi del pittore Carlo Sartori (1921-2010). Si tratta del ciclo di affreschi giovanili sulla facciata dell'ex teatro dell’oratorio di Godenzo, nel luogo indicato a suo tempo quale casa museo del pittore Carlo Sartori.

Dieci metri quadrati

Sulla facciata occidentale dell’edificio, proprietà della parrocchia quella che guarda verso la strada, il pittore aveva eseguito a suo tempo un maxi-affresco, rappresentante in vari riquadri della vita quotidiana. Si tratta di un affresco di oltre 100 metri quadri composto in un triennio tra il 18 agosto 1957 e il 28 maggio 1960. Il titolo che a suo tempo la comunità volle dare al maxi-affresco è significativo: «Le opere sociali a beneficio di tutti sorgono da umile sacrificio della buona volontà e della concordia».

Il primo allarme

Dieci anni fa, avevamo scritto in proposito: «Il maxi-affresco di Sartori a Godenzo richiederebbe un'azione di tutela e conservazione, per riportarlo al primitivo splendore. Della cosa si stanno interessando le autorità comunali, di concerto con quelle parrocchiali». A distanza di un decennio purtroppo dobbiamo registrare il nulla di fatto. Il grave è che la intera parete dell’ex oratorio-teatro è esposta totalmente alla pioggia e agli elementi atmosferici, per cui l’acqua continua a dilavare (lentamente ma in modo incessante) i colori dell’antico affresco di mezzo secolo fa. L’allarme è rivolto alla comunità lomasina, al Comune di Comano Terme, insieme con la parrocchia, proprietaria dell’immobile, e la Fondazione “Carlo Sartori”.

La Fondazione Sartori

Naturalmente, la Fondazione “Carlo Sartori”, nata per valorizzare l'artista scomparso nella “sua” Godenzo una decina d’anni fa, il 27 maggio 2010, è quella maggiormente interessata alla conservazione dell’immobile. Gli è che come ogni autore che si rispetti, anche la figura di Carlo Sartori appare destinata alla obsolescenza, o meglio alla dimenticanza, se non si pongono in essere delle iniziative, delle politiche di valorizzazione e per così dire di ripresa della sua immagine e della sua opera. Un’opera potenzialmente da rivedere, a cominciare dall'annosa questione dell'appartenenza o meno del pittore alla corrente naif, assegnando l'arte del pittore di Godenzo ad un arcaico "primitivismo", che d'altronde deriva dal mondo contadino che rappresenta. Il mondo contadino viene messo in luce attraverso il caratteristico colore rosso, ingigantendo i personaggi in spazi trasfigurati e inseriti in una visione prospettica deformata. I piani di profondità risultano accorciati e resi vicini ad avvolgere le azioni descritte in un unico momento congestionato, mentre la dimensione poetica dei personaggi è sviluppata con una forte intensità emotiva. Recentemente alcuni studiosi hanno proposto un riesame della poetica di Sartori alla luce della sua autobiografia e degli scritti che riguardano il concetto stesso di arte: ma di questi studi cui era interessata la Fondazione non si è avuta più notizia.













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