«Siamo stufi di vivere nel terrore» 

Lupi e pastorizia, la difficile convivenza. Ennesima notte di paura per animali e pastori in alta quota in val di Fiemme. Lo sfogo di Nones, presidente degli allevatori caprini: «Abbiamo acceso le motoseghe, al buio pesto, per spaventare i predatori». Desmontegada rinviata al 15


Luciano Chinetti


Cavalese. La bella manifestazione della “Desmontegada”, inizialmente in programma oggi a Cavalese, a causa delle avverse condizioni meteorologiche previste è stata purtroppo rinviata a domenica 15 settembre. Ma le capre da Malga Agnelezza in val Cadino stamattina verranno comunque trasferite a valle e alloggeranno nella stalla a Masi di Cavalese. Ma questa, come chiarisce il presidente degli allevatori caprini Alberto Nones di Castello, non è una scelta dovuta alle avverse condizioni del meteo. Ma è stata imposta, a malincuore. Perché la notte fra venerdì e sabato, senza luna, è stata teatro di un nuovo assalto dei predatori.

Il racconto

«Noi ora nelle malghe in montagna non possiamo più vivere – attacca il presidente degli allevatori caprini Alberto Nones – le bestie sono continuamente bersagliate dagli attacchi del lupo e dell’orso. Così non si può lavorare. Anche l’altra sera i pastori sono stati svegliati alle due di notte, le capre erano agitate, si lamentavano, non si capiva se c’era il lupo o l’orso. La conseguenza è che i pastori hanno paura e non si sentono più sicuri. Ma la cosa più grave – aggiunge- è che anche gli stessi animali stanno soffrendo, le capre e le pecore sono stressate, vivono male, hanno un malessere continuo e producono metà del latte in condizioni normali. Noi allevatori non ce la facciamo più a lavorare in queste condizioni con il continuo assillo delle predazioni».

Non si può più vivere

«La gente deve sapere che su nelle malghe di montagna oggi non si può più vivere - continua Nones, con un tono di voce che non lascia adito a dubbi -, non si può lavorare con serenità e con profitto. Il nostro sforzo di conservare e proteggere l’ambiente viene purtroppo vanificato dai continui attacchi di predatori che erano estinti e non si capisce per quale motivo li abbiano voluti far ritornare sulle nostre montagne, mandando in crisi un sistema economico solido e florido».

Lo sfogo amaro del presidente degli allevatori caprini Alberto Nones colpisce comunque nel segno e fa capire che oltre alla fatica e alle difficoltà di vivere in alta montagna con gli animali ci sono ora anche questi ostacoli insormontabili che complicano la vita e vanificano lo sforzo di chi per passione ha scelto questo mestiere.

Terrore e motoseghe

«Non auguro a nessuno di vivere con il terrore e l’incapacità di difendersi come ho fatto io insieme ai pastori che siamo stati costretti alle 2 del mattino ad avviare le motoseghe per cercare di allontanare i predatori e difenderei nostri animali. Ma si rendono conto a Trento, a Roma e a Bruxelles le difficoltà che abbiamo oggi per far sopravvivere aziende agricole in montagna.Vengano a vedere quante ore lavoriamo in un giorno e quanto riusciamo a guadagnare. E i turisti che vengono nelle belle giornate di sole a visitare le nostre malghe vengano a dormire qualche notte quassù per rendersi conto di persona come si vive: con l’angoscia, la sofferenza e il disagio che inevitabilmente passa anche agli animali che noi dobbiamo custodire e proteggere».

Il diritto di vivere sereni

«Io non ho niente contro gli ambientalisti che vogliono salvare il lupo e l’orso – ha proseguito Alberto Nones - ma voglio sottolineare con forza che anche noi abbiamo il diritto di vivere con serenità e di poter lavorare come si faceva una volta. A queste condizioni in futuro non ci sarà nessuno che andrà negli alpeggi: terremo le capre nelle stalle e il letame lo dovremo spargere anche in estate sui prati perché nelle concimaie non ci starà più. Voglio sentire cosa diranno allora i turisti. Noi chiediamo solo di lavorare serenamente e di non dover soffrire nel vedere i nostri animali sbranati dal lupo e dall’orso davanti alla malga».













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