Francesco Pugliese ricorda «l’apertura mentale» di Varesco

Bellamonte. «Storia e cultura in Rinaldo Varesco». Francesco Pugliese, scrittore, ricercatore sulla storia del pacifismo e docente di discipline giuridiche, ha inviato al giornale Trentino un...



Bellamonte. «Storia e cultura in Rinaldo Varesco». Francesco Pugliese, scrittore, ricercatore sulla storia del pacifismo e docente di discipline giuridiche, ha inviato al giornale Trentino un personale ricordo di Rinaldo Varesco, morto pochi giorni fa a Bellamonte.

«Affiorano vivi ricordi e commossi pensieri verso Rinaldo Varesco. Una bella persona, un pezzo di storia della Val di Fiemme. Svolse un ruolo rilevante in Val di Fiemme e nella sua Bellamonte; altri sapranno meglio di me raccontare per esempio il suo impegno da pioniere nel turismo di queste zone - scrive Pugliese - Io ebbi modo di apprezzare, e tanto, il suo contributo a livello culturale e nella solidarietà; per quello che ha fatto e per quello che ci lascia».

«Penso in primis allo straordinario museo della civiltà contadina che costituì, pezzo per pezzo, con pazienza e tenacia nell’antico tabià: il Museo di nonno Gustavo. E’ divenuto fondamentale per la storia della val di Fiemme e può considerarsi un’eccellenza del Trentino».

«Posso dire che Rinaldo Varesco, il signor Varesco, sia stato un po’ come il mio Cicerone nel mondo della montagna: per me del profondo sud, quando giunsi in Trentino, per amore e per lavoro, dopo la formazione a Firenze. Per inserirmi e conoscere questo mondo, è stato un punto di riferimento; ho ammirato la sua passione culturale per la civiltà della montagna, per l’ambiente, per la sua comunità. Con l’umiltà e la sobrietà di chi ne aveva viste tante, e non aveva dimenticato le fatiche di un tempo».

«Lo conobbi grazie alla direttrice del giornale L’Avisio Beatrice Calamari che mi inviò su a Bellamonte per un servizio. Altro che montanari chiusi, ebbi modo di conoscere la sua ospitalità, la sua apertura mentale, la sua gratitudine. E quel grande dolore per l’amato nipote, portato via da una valanga in Val d’Aosta».

«Iniziò una collaborazione, allora, e un affetto che dura ancora. Ci sentivamo per gli auguri delle feste e c’era sempre l’invito a tornare su. Più volte portai classi e ospiti al Museo di nonno Gustavo, e lui lasciava tutto e teneva lezioni amorevoli e piene di aneddoti, indicava gli ultimi pezzi arrivati, ne spiegava l’uso, la storia, i materiali, l’origine».

«Fu la mia fonte principale per la guida di Bellamonte scritta per conto della Publinord. E più avanti, nel 1998, fu prezioso e paziente, nonché entusiasta, per gli studenti della Rosa Bianca quando pensammo di realizzare (con l’aiuto di Beatrice Calamari e Carlo Martinelli) il volume sulla sua opera: “Guida al museo di nonno Gustavo”. Ci dette un contributo determinante nel successo e nella diffusione del volume con il cui ricavato fu finanziata la realizzazione di un pozzo per acqua potabile in Benin a cura del Gruppo Missionario di Merano, fondato da Alpidio Balbo».

«Auspico, e sono sicuro, che la valle saprà valorizzare quanto ha lasciato, il suo esempio, i suoi valori - conclude Pugliese con un auspicio il suo intervento - Rivivo la sua commozione alla presentazione del libro nell’auditorium della Rosa Bianca a Cavalese e quando, sempre lì, consegnammo i fondi al GMM. Era felice, le sue fatiche coltivavano solidarietà. Grazie signor Varesco».















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