«Fermate gli sciocchi voli notturni in parapendio» 

Val di Fassa, il responsabile dell’Associazione nazionale italiana volo libero lancia l’allarme: «Troppi rischi di incidenti con gli equipaggi di elisoccorso»

CANAZEI. In val di Fassa, «una delle più belle zone del mondo per il volo a vela», al calar delle tenebre, è tornato in auge il volo notturno da parte degli appassionati di parapendio. Pratica quanto mai pericolosa. Anzi, «sciocca». Perché mette a rischio il servizio di elisoccorso notturno dall’ospedale di Cavalese alla periferia. E in più di un’occasione si è rischiato l’incidente. Con le conseguenze che tutti possono immaginare. E allora, dopo le varie segnalazioni, una serie di incontri (pacifici) con i tecnici provinciali di Trentino emergenza - 118, Rodolfo Saccani, responsabile della commissione sicurezza dell’Associazione Nazionale Italiana Volo Libero, ha deciso di lanciare l’allarme, per fermare la stupida moda dei voli notturni.

«Sono giunte segnalazioni che al Col Rodella ed in altre zone delle Dolomiti sarebbe tornato in auge il volo notturno, cioè dopo il calare del sole - spiega Saccani in una lunga lettera pubblicata sul sito nazionale -. Le segnalazioni provengono dal servizio di elisoccorso di Trento. Solo grazie al buon rapporto ed alla reciproca fiducia instauratasi in anni di collaborazione tra FIVL ed Elisoccorso Trento non è calata la scure di un “Notam” attraverso il quale tutta la zona di Canazei sino a Predazzo sarebbe divenuta “No fly zone” per 365 giorni all’anno giorno e notte. In pratica si è sventato per un soffio il pericolo che a Canazei venisse proibito il volo libero ... a patto che cessino gli sciocchi voli notturni!»

«Il soccorso alpino, dopo aver avvistato alcuni parapendio in volo in orario notturno (dopo il calare del sole) mentre stava eseguendo un intervento, ha provveduto ad inoltrare una segnalazione all’Amministrazione Provinciale - racconta Saccani - Come sappiamo, la via più facile, veloce e sicura per risolvere il problema da parte dell’autorità pubblica è quello di scrivere poche righe con le quali viene proibito a tutti di volare in parapendio e deltaplano in Val di Fassa e Fiemme. Questa volta ci siamo andati vicini. I piloti di parapendio in questione erano certamente italiani».

«Solo grazie al rapporto di reciproca fiducia instauratosi in anni di collaborazione con il gruppo Elisoccorso di Trento, si è aperto immediatamente un dialogo che ha portato ad una soluzione pacifica - illustra ancora Saccani - Tuttavia, se si ripeteranno episodi simili, il volo a Canazei e dintorni sarà definitivamente compromesso. Noi tutti perderemo la possibilità di volare in una delle più belle zone del mondo».

«Vi esortiamo dunque, ovunque siate, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, a rispettare il divieto di volo notturno e a rispettare la sicurezza di chi, come i piloti e gli equipaggi dell’elisoccorso, rischia la propria vita per salvare quella altrui - conclude Saccani -Volare di notte è rischioso e ve ne diamo la prova, anche se si tratta di numeri che sembrano incredibili. Invece sono reali: solo il “118” di Trento fa oltre 500 voli notturni l'anno. Oltre al 118 di Trento ci sono in provincia altri 2 operatori di soccorso, oltre ad elicotteri militari e operatori di lavoro aereo per un totale di circa un migliaio di voli notturni l'anno solo nella piccola provincia di Trento. Chi va a volare di notte probabilmente ignora questi numeri e sottostima la probabilità di incappare in un volo notturno. Naturalmente chi vola di notte vola al buio e questo mette a rischio oltre al pilota del parapendio l'equipaggio dell'elicottero e l'intera comunità del volo libero perché riteniamo sia evidente per tutti che un incidente di questo tipo ci metterebbe a terra senza alcuna esitazione».

Ai posteri l’ardua sentenza, ma la speranza di Saccani è quella di aver gettato nello stagno il sasso giusto, quello per far ragionare tutti gli appassionati del volo libero.

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