Da Torbole a Rimini in bici per raccogliere la plastica 

Viaggio ecologico. Il web designer Raffaele Fanini ha pedalato dal lago di Garda all’Adriatico per ripulire le strade dalle bottigliette usate: in cinque giorni ne ha raccolte più di mille


Sara Bassetti


Torbole. «Una delle cose che più mi hanno fatto riflettere è stato imbattermi in bottiglie e lattine che avevano ancora i loghi degli anni Novanta. Chissà da quanto tempo erano lì, abbandonate ai bordi della strada». A dirlo, il trentenne Raffaele Fanini, web designer originario di Rovereto, ma torbolano d’adozione, rientrato nei giorni scorsi da un viaggio che dal Trentino lo ha portato a Rimini, in bici, con una sola missione: mostrare quanta plastica dimora sulle nostre strade, e ripulirle un pò. «La quantità di plastica che si trova in ogni dove è enorme, e probabilmente non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto – ha commentato Raffaele Fanini, ambientalista e parte attiva di “Rotte Inverse”, l’associazione rivana che si occupa di attività di sensibilizzazione sul tema della sostenibilità - non volevo aspettare che fossero altri a darsi una mossa, dovevo iniziare da me stesso, e ho deciso di progettare il mio itinerario».

Cinque tappe

Un viaggio speciale compiuto con una bici con attaccato un carrello monoruota, e una bacinella di plastica, dove accumulare di volta in volta gli oggetti recuperati con un bastone a pinza. Un progetto diviso in cinque tappe, che hanno portato il giovane da Torbole a Valeggio sul Mincio, a Poggio Rusco e poi, passando per Ferrara e Comacchio, fino alla riviera romagnola, per concludersi a Rimini. «La bacinella era in grado di contenere tra le cinquanta e le sessanta bottiglie di plastica, la tipologia di rifiuto che ho incontrato più di frequente per strada, ce n’è una quantità davvero vergognosa – racconta - mi è capitato, comunque, di trovare anche altri imballaggi di plastica, qualche lattina, molto raramente delle bottiglie di vetro. Alla fine ho svuotato la bellezza di diciannove bacinelle».

Un migliaio di bottiglie

Circa un migliaio di bottiglie raccolte, assieme agli altri rifiuti, durante i cinque giorni che sono serviti a coprire la tratta Torbole-Rimini. «Può sembrare una sciocchezza, ma buttare una bottiglietta di plastica e sottrarla ad un adeguato riciclo ha delle conseguenze pesantissime sull’ambiente – commenta - se pensassimo veramente a tutte le bottiglie disperse in natura, forse riusciremmo a renderci conto che quello dell’inquinamento da plastica è uno dei problemi più urgenti da fronteggiare se vogliamo avere a cuore le sorti della nostra Terra. Credo che nel nostro piccolo possiamo fare molto. Certo, magari non cambierà il destino del pianeta, ma può essere un segnale. Un segnale di cambiamento. O magari uno stimolo. Anche per altri. Se lo faccio solo io non cambia niente. Ma se iniziamo ad essere in due, tre, dieci, venti, cinquanta, magari qualcosa inizia a cambiare davvero».

Avventura da ripetere

Ci sta pensando Raffaele, magari riuscendo a coinvolgere anche altre persone. «È stato senza dubbio un modo per prendere ancora più consapevolezza del fatto che se vogliamo abitare in un posto migliore e più pulito dobbiamo cambiare rotta. La gente non butterebbe mai una bottiglia in terra dentro la propria casa, e dovremmo fare tutti lo sforzo di renderci conto che, alla fine, la nostra casa più preziosa è il pianeta».

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