AMBIENTE

Cipra: Giochi olimpici invernali con troppo cemento

La Commissione internazionale per la protezione delle Alpi rilancia le critiche a scelte sui cantieri e di governance: «Milano Cortina 2026 evidenzia il grande divario tra ambizioni e realtà dei Giochi olimpici invernali. A risentirne sono soprattutto i comuni di montagna. Anziché uno sviluppo sostenibile, solo il settore edile ne trae vantaggio a scapito delle persone, dell’ambiente e della natura locale»

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Entrano nel vivo, con le prime competizioni, i Giochi olimpici invernali Milano Cortina: lo sport, favorito anche dalle recenti nevicate, si fa spazio in uno scenario che resta comunque segnato anche dalle critiche e dalle polemiche su scelte organizzative e infrastrutturali.

Si comincia dalle questioni ambientali, da tempo sollevate da numerose associazioni che denunciano la cementificazione di territori, i costi a carico delle casse pubbliche e a scapito dei servizi e delle necessità delle comunità alpine.

Ma si criticano anche scelte meramente di governance, come quella rimbalzata sulle cronache internazionali pochi giorni fa, la triste vicenda di un bambino lasciato a piedi nella neve, all'uscita di scuola, perché non aveva il biglietto del bus rincarato a dieci euro, per la linea della zona del Cadore e di Cortina d'Ampezzo, anche per i residenti.

Ne è seguito un dietrofront con il ritorno alle tariffe ordinarie, tuttavia molti hanno segnalato l'emblematica assimmetria fra il Bellunese (regione Veneto), dove per il trasporto pubblico si paga come sempre (se non di più) anche nelle aree olimpiche e le province autonome di Trento e di Bolzano, che hanno introdotto varie forme di gratuità in particolare per volontari e spettatori ma anche per tutti sulle linee delle aree olimpiche.

Per tornare alla questione ambientale, arriva ora una nuova presa di posizione della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, che scrive in una nota diffusa ieri: «Massimizzare l'utilizzo di cemento e acciaio: questa sembra essere la strategia di sostenibilità dei Giochi olimpici invernali nelle Alpi italiane. A risentirne sono soprattutto i comuni di montagna. La ciliegina sulla torta è la costruzione di una nuova cabinovia su un versante instabile a Cortina.

Nonostante le riserve di natura geologica, l'opposizione della popolazione e una valutazione ambientale negativa, a Cortina è in costruzione una nuova cabinovia su un versante a rischio frane.

Affermate aziende produttrici di funivie - prosegue Cipra - non hanno nemmeno presentato offerte per questo problematico progetto di costruzione, con buona ragione: solo la scorsa estate si è aperta una crepa lunga 40 metri trasversalmente al versante. Ancora adesso non è chiaro se la funivia sarà pronta per i Giochi olimpici invernali.

Inizialmente la fondazione Milano Cortina 2026 aveva invitato le organizzazioni ambientaliste a un confronto per valutare l’impatto ambientale di tutti i progetti di costruzione. In seguito, tuttavia, le relazioni si sono interrotte e la fondazione ha posto i cantieri sotto amministrazione controllata: in questo modo, più della metà di tutti i progetti di costruzione sono stati esclusi dalla valutazione di impatto ambientale.

In risposta a questa procedura poco trasparente è nata la rete civica “Open Olympics 2026” con venti ong partner, tra cui anche la Cipra Italia. Secondo la rete, più della metà dei 98 progetti previsti saranno completati solo dopo la fine dei Giochi invernali – pertanto, per la società che gestisce i Giochi, rientrano nella categoria delle “eredità”.

Si tratta per lo più di opere stradali. Complessivamente saranno investiti 3,5 miliardi di euro, tre quarti dei lavori edilizi non saranno completati nei tempi previsti, alcuni con un ritardo che potrà arrivare fino a tre anni.

L'ultimo cantiere dovrebbe essere completato nel 2033. La controversa pista da bob di Cortina, dal costo di 118 milioni di euro, è stata invece costruita in tempi record.

Anche ad Anterselva, mecca del biathlon e dello sci di fondo in Alto Adige, nonostante l'opposizione della popolazione sono stati disboscati 2,5 ettari di foresta in un'area ricreativa per costruire un nuovo bacino di accumulo per l'innevamento delle piste da fondo».

Così trae le conclusioni Jakob Dietachmair, direttore della Cipra International: «Milano Cortina 2026 evidenzia il grande divario tra ambizioni e realtà dei Giochi olimpici invernali. Anziché uno sviluppo sostenibile, solo il settore edile ne trae vantaggio a scapito delle persone, dell’ambiente e della natura locale. Le Alpi sono uno spazio vitale sensibile e non un parco giochi per interessi di breve respiro».

Nel suo nuovo documento programmatico, la Cipra chiede riforme globali al Comitato olimpico internazionale (CIO) e ai Paesi ospitanti.

Maggiori informazioni e altre voci dalla rete CIPRA













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