CINEMA

"Sui sentieri", la cinepresa indaga nuove e vecchie frequentazioni dei monti

A Trento, martedì 10 marzo alla Casa della Sat, sarà proiettato il documentario di Michele Trentini e Andrea Colbacchini. Ecco un'intervista con il regista roveretano: «Ci è piaciuta molto l'idea di Gianluca Cepollaro di raccontare fenomeni che si diffondendono rapidamente con le note denominazioni in inglese (mountain biking e down hill, slow hiking, forest bathing), che devono relazionarsi e convivere con un utilizzo più “tradizionale” dei sentieri, come quello a passo d’asino»

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FABIO DE SANTI


Nuova opportunità, martedì  10 marzo alle 20.30, grazie alla Sat sezione di Trento, di guardare il documentario di Michele Trentini e Andrea Colbacchini "Sui sentieri".

L'appuntamento è alla Casa della Sat di via Manci 57 a Trento, nella sala Pedrotti (primo piano). L'opera, su soggetto di Gianluca Cepollaro, è una produzione di Tsm-Adm Accademia della montagna, è stata presentata ufficialmente lo scorso 24 agosto al Film Festival della Lessinia e sono seguite diverse proiezioni.

“Sui sentieri” girato fra il 2023 e il 2024 fra il Monte Altissimo (comune di Brentonico), val di Rabbi (comune di Rabbi) e Paganella (comuni di Andalo e di Fai), esplora e racconta le dimensioni diverse della frequentazione attuale della montagna. Dei volontari si adoperano nella manutenzione della segnaletica, un gruppo di escursionisti si inerpica a passo d’asino, dei cervi si avventurano nella notte, degli appassionati di downhill scendono lungo i pendii di un bike park, mentre a poca distanza c’è chi pratica il forest bathing.

Immagini, voci e suoni si intrecciano, raccontando diverse modalità di frequentare la montagna.

Dei cinquantacinque minuti di “Sui sentieri” abbiamo parlato in questa intervista dell'autunno scorso con Michele Trentini il regista roveretano classe 1974 già in concorso al Trento Film Festival con pellicole quali Cheyenne, trent’anni, Piccola terra e Alpinestate.

Michele Trentini, quali le radici del documentario “Sui sentieri”?

Il film nasce da un’idea di Gianluca Cepollaro, di tsm Accademia della Montagna, che ci ha proposto di esplorare l’evoluzione dei valori dei frequentatori dei sentieri di montagna e delle possibili forme di convivenza. L’idea ci è piaciuta molto anche perché ci ha dato la possibilità di raccontare fenomeni che negli anni più recenti si stanno diffondendo rapidamente con le note denominazioni in inglese: mountain biking e down hill, slow hiking, forest bathing.

Pratiche più dinamiche e recenti, che per forza di cose, devono relazionarsi anche con un utilizzo più “tradizionale” dei sentieri, come quello a passo d’asino.

In ogni caso le frequentazioni della montagna stanno cambiando e ci è sembrato opportuno considerare diversi punti di vista, ricordando che non siamo gli unici a percorrere i sentieri, soprattutto in tempi di overtourism anche alpino.

“Sui sentieri” è l’ultimo di una trilogia documentaria realizzata con Andrea Colbacchini (ne fanno parte “Paesaggi del cibo” del 2021 e “Paesaggio rifugio” del 2023), che rappresenta uno sguardo su una realtà complessa e in trasformazione, quella dei paesaggi alpini.

In quale modo è stata coinvolta la Sat?

Il film è suddiviso in capitoli e il primo ha per protagonisti il Gruppo volontari interventi segnaletica della Sat, coordinati da Tarcisio Deflorian. Sul monte Altissimo abbiamo rilevato da vicino cosa significa prendersi cura dei sentieri, un aspetto che da fruitori tendiamo a dare per scontato. Gruppi di volontari sono impegnati in numerose uscite stagionali per sistemare il fondo, pulire canalette di scolo, aggiornare e riparare la segnaletica su tabelle, ripristinare i segnavia su alberi e rocce. Per far questo salgono muniti di picconi, tenaglie, mola a disco, colori, pennelli e tanta buona volontà.

Un’opera preziosa.... 

Sì, non bisogna dimenticare come la Sat mantenga in salute una rete di circa 5. 600 km di sentieri e questo ha un impatto fondamentale da un punto di vista ambientale, sociale, turistico ed economico. Negli ultimi anni sono sorti dei problemi a causa di numerosi bikers che non rispettano i divieti di accesso e utilizzano sentieri non adatti ai loro mezzi, rovinandoli e rendendo vano il lavoro fatto.

Da questo punto di vista sono importanti la formazione e la comunicazione?

Abbiamo dedicato spazio anche al racconto di Ilenia Romeri e Davide Carton, che d’estate fanno le guide presso un bike park ad Andalo e d’inverno maestri di sci; lì si è fatto un lavoro di promozione culturale, per far capire ai diversi fruitori che si deve fare attenzione e avere rispetto da entrambe le parti: si è scelto di dedicare alcuni sentieri alle biciclette e altri a chi va a piedi e sotto quest’aspetto l’attività degli istruttori è fondamentale perché formano bambini e adulti, cercando di renderli più consapevoli.

In un contesto in cui fino a pochi anni fa si puntava solo sullo sci e sulla stagione invernale, oggi stanno cercando di redistribuire gli afflussi turistici nell’arco dell’intero anno e ciò ha conseguenze positive anche sulla qualità della vita di chi vive in queste località di montagna.

Un’altra pratica che ha citato è quella del forest bathing: di cosa si tratta?

Ricordo la comparsa di questa pratica sulle Alpi, solo pochi anni fa, proprio qui in Trentino. Da tre-quattro anni a questa parte c’è stata una diffusione della “terapia forestale” in quasi tutte le valli, per accorgersene basta dare un’occhiata a quanto viene proposto sui principali siti delle Apt. Si cammina lungo appositi sentieri, a volte scalzi, ci si rilassa, si fa meditazione e tra le diverse attività spesso è previsto anche l’abbracciare gli alberi.

E come valuta questo fenomeno?

Sono convinto che questo fenomeno segnali il fatto che la nostra società e gli stili di vita connessi ci abbiano allontanato pericolosamente dagli elementi naturali e quindi il tentativo di recuperare questo rapporto: l’abbraccio è un gesto eloquente. Credo che si tratti di iniziative utili, perché rispondono ad un’esigenza diffusa, educano alla lentezza, al silenzio e fanno star bene persone sempre più stressate.

In questo caso abbiamo seguito l’attività di Stefania Agosti, che collabora con il Parco del Respiro di Fai della Paganella. Nel documentario raccontate anche un’esperienza di cammino con gli asini. Abbiamo scelto di prendere parte a un’escursione di due giorni sui sentieri dell’alta Val di Rabbi assieme agli asini di Cheyenne Daprà e del figlio Emil.

La camminata si è svolta nell’ambito di un progetto coordinato da Giulia Mirandola, che ha coinvolto anche la fotografa Giulia Ticozzi, l’illustratrice Irene Penazzi e Roberto Ercoli, operatore del Parco Nazionale dello Stelvio. Il camminare lento lungo sentieri ci ha fatto godere della maestosità del paesaggio dell’Ortles Cevedale e apprezzare il piacere di stare assieme.

 

Camminare con gli asini è stata un’opportunità, hanno il loro carattere e l’hanno dimostrato quando all’imbrunire, in prossimità della meta c’è stato un imprevisto. Il tutto ci ha fatto apprezzare ancor di più il valore di un rifugio, il Dorigoni, l’ospitalità dei gestori e la qualità del cibo.

Nel film compaiono anche altri curiosi frequentatori dei sentieri. Abbiamo incontrato anche Giulia Bombieri, ricercatrice presso il Muse, che ci ha messo a disposizione delle sequenze fatte con la foto-trappola, inserendole nel montaggio.

Vogliono ricordarci che sui sentieri, di giorno ma soprattutto dopo il tramonto, compaiono presenze nella maggior parte dei casi molto discrete: animali selvatici di tante specie, che si alternano e li percorrono anche solo a tratti. Queste immagini silenziose ci dicono che non siamo gli unici, sui sentieri e in montagna; troppe volte sembriamo dimenticarcene.













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