Legambiente: dal pubblico contributi al sistema neve, solo briciole alla conversione
Il nuovo Report Nevediversa torna sullo scenario a fronte della crisi climatica e cita anche casi in Trentino di impianti dismessi e di edifici in stato di abbandono (esempi sul Bondone, al Rolle, a Vetriolo, ai passi Cereda e Costalunga). Nel capitolo "accanimento terapeutico" compare la vicenda della Panarotta. Ma la provincia è segnalata anche per alcune buone pratiche come le vacanze in baita o le escursioni "dolci" in val dei Mocheni e nel Parco Paneveggio Pale di San Martino
LIBRO "Panarottamata", un tuffo nella neve degli anni Settanta
ITINERARI Percorsi in Trentino fra natura, storia e paesaggi umani
In Italia, nonostante l’aumento delle temperature, la fusione dei ghiacciai e una neve naturale che fatica ad arrivare, Legambiente stima che «il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano continua a sostenere il “sistema neve”, lasciando alla conversione dei vecchi impianti e alla destagionalizzazione del turismo solo briciole di risorse».
Intanto su Alpi e Appennini, scrive l'associazione, nel 2026 salgono a quota 273 gli impianti sciistici dimessi e a ben 247 il numero degli “edifici sospesi” censiti sino ad oggi. Si tratta di alberghi, residence, strutture turistiche e ricettive, complessi militari o produttivi dismessi o sottoutilizzati.
A fare un punto è il nuovo report Nevediversa 2026 di Legambiente, presentato ieri a Milano, che scatta una fotografia aggiornata sul censimento delle strutture sciistiche e ricettive in quota ai tempi della crisi climatica, ma anche sul futuro in bilico dei grandi eventi invernali come le Olimpiadi.
Insieme ai dati, il report raccoglie una serie di proposte per il futuro delle realtà montane che Legambiente sintetizza con il Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana, che mette al centro le comunità locali.
Sono diversi i capitoli dedicati anche al Trentino sul fronte delle criticità ma anche delle buone pratiche. Si citano impianti sciistici dismessi, comprensori in crisi finanziaria oppure oggetto di quello che Legambiente definisce "accanimento terapeutico". Fra questi ultimi, viene indicato il caso della Panarotta, in alta Valsugana, che proprio in questi mesi ha parzialmente riaperto le piste e gli impianti.
Vengono nuovamente evidenziate le problematiche anche trentine legate all'innevamento artificiale e ai bacini idrici necessari. Si ricorda anche un fatto passato recentemente sulle cronache nazionali il trasporto di neve in elicottero sul Bondone per coprire un'area ventata sul Palon.
Gli impianti dismessi in Trentino ricordati nel documento sono la seggiovia Fedaia - Pian dei Fiacconi (Canazei, Marmolada), la seggiovia Rigolor (Pergine), solo parzialmente smantellata; l'ex cestovia Cima Esi (Levico Terme), con un edificio di arrivo abbandonato, acquistato dalla Provincia.
Si menzionano criticamente temi economici e di governance legati alle Olimpiadi invernali, anche in riferimento a fondi stanziati dalla Provincia, ma diversi approfondimenti sul Trentino compaiono anche nella sezione "Edifici sospesi", con esempi di strutture abbandonate in quota.
Le schede in proposito descrivono casi quali il rifugio Pian dei Fiacconi sulla Marmolada (Canazei), distrutto da una valanga nel 2020; edifici militari al passo Rolle (Primiero San Martino di Castrozza); . edifici vari a passo Cereda (sempre in Primiero); l'hotel Passo Costalunga (Vigo di Fassa); il rifugio Fedaia (Canazei); le caserme austro-ungariche alle Viote (Trento), complesso abbandonato dal 2008, segnala il dossier; il centro Alcide De Gasperi di Candriai e l'ex colonia Enpas sul Bondone; l'ex colonia montana Sartori (Vigolo Vattaro).
Sul fronte delle buone pratiche in Trentino, si segnalano: vacanze in baita come iniziativa diffusa sul territorio; escursioni organizzate in val dei Mocheni e nel Parco Paneveggio Pale di San Martino; l'esperienza del Future Lab Dolomiti Paganella per lo sviluppo turistico sostenibile dell'Altopiano; il progetto Grumes (Val di Cembra) con il recupero del patrimonio edilizio per un turismo lento.
Il Piemonte si conferma la regione con il più alto numero di strutture sciistiche dismesse, ne conta 76, seguita dalla Lombardia (51). Invece le regioni che contano più “edifici sospesi” censiti sull’arco alpino sono Valle D’Aosta (36), Lombardia (31), e Piemonte (20), mentre sull’Appennino Toscana (19), Abruzzo (16), Marche (15) e Sicilia (15).Tra i casi simbolo menzionati da Legambiente nel dossier c’è il Grand Hotel Wildbad, a San Candido (Bolzano), struttura dal valore storico-culturale, ma in forte stato di abbandono. «Questa struttura - si legge nel documento - consiste di un complesso di edifici oggi in stato di rovina che un tempo ospitava un’importante struttura ricettiva e termale.
Venne costruita nel 1856, prima sanatorio e poi hotel di lusso, finché non venne venduta all’asta nel 1939 e poi abbandonata. Non è in discussione il valore storico e culturale che questo edificio riveste, tuttavia è evidente lo stato di cattiva conservazione in cui questo versa, e il conseguente impatto negativo sul contesto circostante».
A questi numeri, il report Nevediversa di Legambiente affianca a livello nazionale anche quelli dei 106 impianti sciistici chiusi temporaneamente, i 98 che operano in una condizione mista di “apertura e chiusura”; e poi i 231 impianti che ad oggi sopravvivono grazie ai fondi, i cosiddetti “casi di accanimento terapeutico”. Lombardia (63), Abruzzo (47) ed Emilia-Romagna (34) le regioni con più casi. Sono invece 169 i bacini per l’innevamento artificiale censiti nella Penisola, la maggior parte si concentra in Trentino-Alto- Adige, Lombardia e Piemonte.
Intanto in quota, sottolinea Legambiente, «nascono sempre più strutture “Luna park della montagna”, ossia quelle attrazioni ludiche come piste tubing, bob estivo ecc, spesso integrate ai comprensori sciistici, che secondo Legambiente sono forme di intrattenimento artificiale con impatti non sempre sostenibili sull’ambiente montano.
Ventotto quelle censite per la prima volta e inserite come nuova categoria nel report. Di queste la maggior parte si concentra in Lombardia (13 strutture) e in Toscana (7).
Resta il tallone dolente su riusi e smantellamenti degli impianti non più funzionanti: in Italia sono appena 37 i casi censiti finora da Legambiente, mentre all’estero l’attenzione al ripensare il turismo montano è molto più alta come dimostra l’esempio della Alpi francesi.
Qui a Métabief, nel cuore del massiccio del Giura, dopo anni di inverni difficili, a quote non elevate, e un deficit economico significativo, la stazione ha deciso di anticipare la riduzione del perimetro sciabile, chiudendo il settore di Piquemette per concentrare le risorse e garantire la sostenibilità degli altri impianti.
A Les Arcs, in Savoia, si sta puntando sulla diversificazione delle attività turistiche per estendere la stagione oltre l’inverno, con percorsi estivi, attività all’aria aperta, eventi culturali. Avviati anche progetti di sostenibilità ambientale, riqualificate strutture esistenti, e incentivata la mobilità sostenibile.
Altro campanello d’allarme, denuncia il report Nevediversa, riguarda il futuro dei grandi eventi invernali a partire dalle Olimpiadi.
«In meno di trent’anni, secondo gli ultimi studi scientifici, si perderà l’affidabilità climatica del 44% delle sedi olimpiche.
Il dato più critico riguarda i Giochi Paralimpici: programmati solitamente a marzo, vedranno sparire il 76% delle sedi idonee: solo 22 su 93 rimarranno utilizzabili».
Per Legambiente è chiaro che questi eventi rappresentano ormai un modello in cui le gare dipendono pressoché da infrastrutture artificiali, in un ambiente montano sempre più fragile e imprevedibile. Il bilancio delle stesse Olimpiadi Milano Cortina 2026 non è dei migliori: tra ritardi, costi elevati, opere faraoniche, mancate promosse, un lascito pieno di perplessità su cui l’associazione ritiene fondamentale aprire un confronto e una discussione che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalle comunità locali, le associazioni e le organizzazioni di categoria fino agli enti regionali e nazionali per una valutazione finale condivisa e utile per un futuro che prenda atto della crisi climatica
Con il nuovo report Nevediversa Legambiente denuncia i ritardi del governo nell’affrontare la crisi climatica in quota i cui effetti si ripercuotono a valle, sulle comunità locali e in settori chiave come il turismo.
Per questo per l’associazione ambientalista «è urgente mettere in campo azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, ripensare il turismo montano invernale e coinvolgere e ascoltare le comunità locali».
Con questo spirito nasce il Manifesto della Carovana dell’accoglienza promosso da Legambiente e frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino, realtà premiate in questi anni da Legambiente con il vessillo green e che investono su sostenibilità e innovazione rispondendo e adattandosi alla crisi climatica in corso.
«Il riscaldamento globale - commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – dimostra come la riduzione della neve sulle Alpi e gli Appennini non sia un fenomeno episodico. La crisi climatica, che ha visto un 2025 segnato da temperature record, genera anche impatti diretti sulla disponibilità idrica, sugli ecosistemi montani e sulle attività umane legate alla montagna.
Servono più azioni di adattamento al clima ma occorre anche orientare politiche e investimenti verso modelli di turismo più sostenibili e resilienti, capaci di ridurre la vulnerabilità dei territori montani e di garantire condizioni di vita sostenibili nel lungo periodo.
Con il nostro report annuale Nevediversa ci facciamo portavoce di un dibattito pubblico e un confronto coinvolgendo cittadini, amministratori e comunità locali in una lettura condivisa della montagna che cambia e che non può più basarsi solo sul “sistema neve” che ancora oggi stimiamo dreni all’incirca il 90% dei fondi pubblici destinati al turismo montano».
Legambiente ricorda che sulle Alpi, stando ai dati Eurac Research, la stagione nevosa dura oggi 22–34 giorni in meno rispetto a 50 anni fa, con una contrazione di 10–20 giorni del periodo di copertura tra il 1982 e il 2020. Inoltre, si registra un calo superiore al 30% sia della profondità del manto nevoso sia dello SWE (Snow Water Equivalent), ovvero la quantità d’acqua immagazzinata nella neve e quindi la reale riserva idrica stagionale.
Sugli Appennini la presenza di neve è sempre più instabile. Anche i dati sul turismo della neve sono col segno meno, complice il rincaro dei prezzi: l’Osservatorio Italiano del Turismo Montano (JFC), ha stimato per la stagione 2025-2026 un calo del 14,5% del numero degli sciatori giornalieri e una flessione del 3,9% del numero degli italiani che soggiornano su Alpi e Appennini, anche se restano comunque tanti, per un volume economico che supera i 12 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi nel settore dell’ospitalità.
«Ogni impianto inattivo - dice Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente - ha un costo economico e testimonia la fragilità di un modello di turismo montano che riduce la montagna a scenografia. Infrastrutture abbandonate e neve artificiale rivelano i limiti di un’illusione collettiva, con ricadute sull’ambiente, sulle comunità e sulle generazioni future.
Anche le Olimpiadi invernali soffrono sempre di più la crisi climatica, occorre ripensare il loro modello di gestione. Alla luce di ciò, nasce il Manifesto della Carovana dell’accoglienza frutto di un lavoro corale sulla montagna e sul suo modo di viverla. Allo stesso tempo quest’anno con i report lanciamo anche una attività di Citizen science chiedendo ai cittadini di condividere info e foto di edifici sospesi per trasformare il patrimonio abbandonato in uno strumento di conoscenza e di consapevolezza per una montagna più resiliente e sostenibile».
I 10 punti del Manifesto: ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare; ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani; la montagna è un territorio fragile e va rispettato; la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista; la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile; un turismo partecipato a servizio della comunità; le montagne sono necessarie; sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole; ogni luogo possiede una cultura peculiare; le montagne non dividono ma uniscono.