IL CASO

L'orsa a Tione, Enpa: «Incredibile poter addestrare nel Parco i cani da caccia»

La sezione trentina dell'Ente nazionale protezione animali interviene sull'episodio che ha visto un cane ferito dopo l'incontro con l'orsa accompagnata dai cuccioli: «Il Parco naturale Adamello Brenta non può consentire la presenza di aree per addestramento a fini venatori, c'è una incompatibilità evidente»



«Un parco naturale e le zone di addestramento dei cani da caccia sono incompatibili. È assolutamente incredibile – e inaccettabile - che all’interno di un parco naturale, la cui motivazione d’esistere consiste proprio nella protezione dell’ambiente naturale, della fauna e della biodiversità, si consenta di addestrare dei cani alla caccia». 

Lo scrive in un comunicato stampa Ivana Sandri, a nome della sezione trentina dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa), a commento del recente episodio con un incontro ravvicinato tra un cane e un'orsa con due piccoli sopra malga Cengledino, verso il baito dei Cacciatori (comune di Tione).

Il cane, aveva riferito la Provincia, libero come consentito nell'area di addestramento della riserva di caccia, si è introdotto in un cespuglio da cui è poi uscito il gruppo di orsi. L'area, sottolinea l'Enpa, rientra nel perimetro del Parco naturale Adamello Brenta (nella foto, la copertina dell'opuscolo diffuso dallo stesso Pnab sulla coesistenza nei boschi: "Uomo-orso, gestire gli incontri").

«Un cane da caccia - commenta l'Enpa - che si trovava in una zona di addestramento a fini venatori, incredibilmente situata all’interno dei confini del Parco naturale Adamello Brenta, ha scovato e disturbato un’orsa accompagnata da cuccioli.

Domenica 17 agosto nei boschi sopra malga Cengledino un cane da caccia si è intrufolato in un cespuglio, causando la reazione difensiva dell’orsa a protezione dei propri cuccioli. 

Stando al comunicato della Provincia, il cane è stato ferito durante il contatto con il plantigrado, mentre il proprietario non ha corso alcun rischio: dimostrando chiaramente come l’orsa non avesse manifestato alcun comportamento indesiderabile, limitandosi ad allontanare il pericolo dai suoi cuccioli.

È ormai noto a tutti, e i cacciatori – che si dichiarano ad ogni piè sospinto conoscitori del territori e della fauna selvatica – dovrebbero saperlo meglio di tutti, che gli orsi hanno un forte timore dei cani, che vedono come pericolo mortele per i cuccioli. 

Siamo basiti dal fatto che si continui durante gli addestramenti a consentire ai cani di disturbare le specie selvatiche che non rappresentano il “target” per la caccia. Ancor più ci indigna che, in una zona in cui è nota la presenza di orse con cuccioli, ci sia chi espone i propri animali a rischi facilmente evitabili.

Infatti nello stesso comunicato la Provincia sostiene che è “fondamentale tenere sempre i cani al guinzaglio”. 

E, comunque, anche nei tempi e nei luoghi in cui ai cacciatori è consentito tenere i cani liberi, rimane sempre l’obbligo di averli sotto controllo: che significa impedirgli di disturbare, ferire e uccidere la fauna selvatica, nonché garantirgli di non correre rischi e non subire incidenti.

Tutto ciò ci sembra essere mancato, quindi chiediamo al Corpo forestale provinciale di accertare se vi siano gli estremi del disturbo della fauna selvatica e se il cacciatore abbia ottemperato ai doveri che le leggi nazionali e provinciali mettono in capo ai proprietari degli animali.

Chiediamo, inoltre, al Parco e alla Provincia che dichiarino incompatibile – come effettivamente è – la presenza di una zona di addestramento dei cani da caccia all’interno del Parco naturale e provvedano alla sua cancellazione», conclude Ivana Sandri.













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