MONTAGNA

Aree protette e ghiacciai, Mountain Wilderness alla Provincia: convochi la cabina di regia

Con una lettera del presidente Luigi Casanova, che riprende le richieste avanzate anche da altre realtà, l'associazione chiede all'assessore Gottardi di avviare un percorso, «come previsto da legge», nella sede deputata a coordinare, promuovere e indirizzare le azioni: sul tavolo anche la proposta di adesione del monte Baldo ai beni del patrimonio naturale Unesco

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Nuovo appello dal mondo dell'associazionismo alla Provincia affinché convochi la cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai prevista dalla legge dal 2007.

Arriva da Mountain Wilderness Italia con una lettera aperta firmata dal presidente, il noto ambientalista trentino Luigi Casanova, che sottolinea la mancata risposta da parte di piazza Dante alle precedenti interlocuzioni richieste formalmente da varie organizzazioni.

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Ciò, scrive Casanova, «dimostra il disinteresse totale della Provincia di Trento sui cambiamenti climatici, sui temi ambientali e della conservazione, sul valore della condivisione delle scelte e sulla partecipazione».

La missiva di cui si ha notizia oggi, 30 giugno, porta la data del 15 maggio 2026, ha per oggetto «cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai e proposta di adesione del monte Baldo (foto) ai beni del patrimonio naturale Unesco» ed è indirizzata all’assessore provinciale Mattia Gottardi, al Servizio sviluppo sostenibile e aree protette e al presidente del Parco naturale locale del monte Baldo, Alessio Bertolli.

Amministrativamente, il monte Baldo è diviso tra la Regione del Veneto (58%) e la Provincia autonoma di Trento (42%) e tra quindici comuni: dieci veneti (Brentino Belluno, Brenzone sul Garda, Caprino Veronese, Costermano sul Garda, Ferrara di Monte Baldo, Garda, Malcesine, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Torri del Benaco) e cinque trentini (Ala, Avio, Brentonico, Mori, Nago-Torbole.

«Da tempo - scrive Mountain Wilderness - l’associazionismo ambientalista trentino sollecita i responsabili a convocare, come previsto da legge provinciale, la cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai.

In questa legislatura la cabina è stata convocata una sola volta, nel 2023, violando il dettato della legge provinciale. Da allora, pur avendo risposto alle sollecitazioni dell’assessora competente, Giulia Zanotelli, su questo gruppo di lavoro è caduto il silenzio. Dagli Uffici provinciali e dal successivo assessore competente in materia nemmeno è giunta risposta alla lettera collettiva delle associazioni di sollecito della convocazione».

L'organismo di cui si chiede la concreta attivazione dovrebbe, secondo la norma, coordinare, promuovere e indirizzare «le azioni di conservazione della natura e di sviluppo delle aree protette provinciali, ivi compresi i ghiacciai e le aree periglaciali, anche proponendo nuove aree protette, e assicura l'informazione e la partecipazione alla definizione delle strategie e degli indirizzi di settore».

La cabina di regia, ricorda Casanova, cura anche la connessione organizzativa e promozionale dei parchi e delle riserve all'interno della rete provinciale delle aree naturali protette, e la rete nazionale e internazionale di conservazione della natura.

«Per dare vita operativa a questo gruppo tanto strategico per la realtà trentina ed europea, è necessario che chi la presiede, l’assessore competente in materia nel nostro caso, la convochi.

Nel passato, ormai lontano, le associazioni sono state protagoniste di un lavoro collaborativo, propositivo, efficace che ha accompagnato l’istituzione provinciale e le realtà territoriali che ne fanno parte.

La cabina veniva convocata anche in tempi di vacanza di alcuni membri, vedasi rinnovi di consigli comunali o scadenze dell’esecutivo provinciale, tanto era tenuta in considerazione: erano stati istituiti gruppi di lavoro specifici.

Tutto questo al momento è andato perduto, tanto da impedire a cittadini, associazioni ed enti locali l'informazione e la partecipazione alla definizione delle strategie e degli indirizzi di settore.

Con questo primo passaggio Mountain Wilderness Italia chiede quanto sollecitato nel recente passato dal patrimonio associativo ambientalista: che in tempi più che brevi la cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai venga convocata».

Sul piano operativo, Mountain Wilderness sollecita «la collaborazione nelle linee guida della riqualificazione ambientale sostenuta dall’Unione europea: parliamo dell’urgenza di affrontare il futuro della gestione del gruppo del monte Baldo».

Casanova ricorda che è attivo un movimento sociale e istituzionale (con pronunciamento unanime del consiglio regionale del Veneto) che promuove presso l'Unesco la candidatura del territorio del Baldo a divenire patrimonio naturale.

«In linea generale - scrive - vi sarebbe un consenso maggioritario anche dei territori interessati, a parte qualche eccezione; ugualmente ci sarebbe un nostro consenso, seppur carico di perplessità che andrebbero risolte in tempi utili, prima di arrivare a consegnare ad Unesco la candidatura. Vediamo brevemente i principali temi.

Non si vorrebbe che tale proposta ci porti ai deludenti risultati della fondazione Dolomiti Unesco: dopo aver condiviso e partecipato un progetto di grande area che è arrivato a costruire le linee generali di sviluppo di quel territorio, con l'inganno il documento è stato affossato ed abbandonato nonostante sia stato approvato dal Consiglio di amministrazione (Dolomiti 2020-40).

Nulla di quanto scritto è stato realizzato. Oltre a questo, al di là di una più o meno diretta o indiretta azione di marketing turistico internazionale, oltre a qualche convegno, la Fondazione non ha inciso per nulla nella conservazione dei beni naturali e paesaggistici. monte Baldo Unesco non meriterebbe un simile deleterio destino.

Sull’area del monte Baldo insistono proposte di infrastrutturazione e potenziamento delle aree sciabili o turistiche, la costruzione di nuovi collegamenti funiviari, vedasi il collegamento fra Malcesine e il Baldo, la funivia rotante che arriverebbe fino alla Polsa; un intenso dibattito interessa anche la costruzione di un grande albergo di lusso con dimensioni sproporzionate agli equilibri residenziali e imprenditoriali di tale area.

In prossimità del prezioso territorio da salvaguardare si stanno sviluppando attività agricole sicuramente incoerenti con la cultura e conservazione del territorio, dei paesaggi, vedasi le sempre più ampie aree destinate alla coltura dei vigneti senza che l’amministrazione comunale interessata si sia resa protagonista di attenzioni verso la corretta gestione degli ambiti interessati e della salute della popolazione.

Non si vorrebbe che tale territorio facesse la fine delle colline venete del prosecco. Se l’areale del Baldo dovesse divenire zona tutelata da Unesco è indubbio che risulterebbe contraddittorio imporre nel cuore della catena montuosa, o in sua prossimità, quindi anche esterni al territorio tutelato, attività in contrasto con i principi della conservazione ambientale e paesaggistica, come accade ormai ovunque in Dolomiti.

Un ultimo aspetto non va trascurato. Qualora l’iter dovesse proseguire la candidatura riguarderebbe la scelta del patrimonio naturale, quello culturale (a noi più cara) o patrimonio misto?

Come si legge - conclude Casanova - i temi da discutere, in modo partecipato, sono delicati. Noi abbiamo solo sollevato alcune criticità, ne abbiamo lette altre in contrasto netto con lo scopo sociale dell’associazione scrivente. Anche per questo motivo, e non solo, è necessario convocare la cabina di regia e probabilmente istituire sul tema del Baldo un gruppo di lavoro specifico che affronti i temi sollevati».













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