Tamara Lunger getta la spugna: cinque morti sul K2, l'altoatesina abbandona il tentativo, "questa spedizione è stata un incubo"



Tamara Kunger abbandona l’impresa della scalata invernale del K2. «Proverò a girare le spalle al K2 per cercare un po’ di pace» scrive l’alpinista sudtirolese su Facebook, distrutta dal dolore per la morte di cinque suoi compagni di scalata in pochi giorni.

E pensare che la stagione dell’assalto al K2 - ultima cima himalayana finora inviolata in invernale - era partita bene: il 16 gennaio una squadra di dieci alpinisti nepalesi, tutti sherpa, aveva conquistato K2 nella storica salita invernale. Ma lo stesso giorno era deceduto, dopo una caduta, l’alpinista spagnolo Sergi Mingote, di un’altra spedizione, mentre stava scendendo al campo 1. Tamara Lunger era intervenuta con gli altri alpinisti del campo base per il recupero della salma.

Poi un’altra tragedia: era morto il 5 febbraio anche il bulgaro Atanas Skatov, precipitato dal versante poco sotto il campo 3.

Infine la tragedia più grave: non ci sono ormai più speranze di ritrovare vivi i tre alpinisti dispersi da venerdì scorso. Il cileno Juan Pablo Mohr, il pachistano Muhammad Ali Sadpara e l’islandese John Snorri erano nella sommità finale, all’assalto della vetta. L’ultimo avvistamento è stato nella zona del Collo di Bottiglia, a oltre 7 mila metri. Poi più nulla: anche i telefoni satellitari e le radio sono muti da quel momento.

In particolare Mohr era il compagno di cordata di Tamara Lunger, che invece è riuscita a ritornare incolume al campo base. A lui l’alpinista altoatesina, che ora rientrerà in Italia, ha dedicato ieri un commosso pensiero su Facebook: «Manchi JP! Oggi è il tuo compleanno e il nostro piano era di festeggiare, ma invece sono qui senza parole, con le lacrime agli occhi e un sacco di domande. Sapendo che le possibilità di rivederti sono vicine allo zero».

Poi l’amara considerazione: «Questa spedizione per me è stata la più brutale che ho vissuto. Un’esperienza che ho cominciato come un sogno ed è finito in un incubo che mi rincorrerà per tanto tempo».













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