il caso

Più di 4 milioni di lavoratori non vaccinati. Allarme del Gimbe: “Sarà impossibile fare un numero sufficiente di tamponi”

Cartabellotta: "Questi lavoratori vadano a vaccinarsi, oppure bisognerà andare verso un obbligo vaccinale"



ROMA. Milioni di lavoratori, circa 4-5 secondo le rilevazioni della Fondazione Gimbe, non sono ancora vaccinati. Un numero enorme di persone che dal 15 ottobre rappresenterà una vera emergenza per il Paese: con l'entrata in vigore dell'obbligo di green pass per il settore del pubblico impiego e del privato, infatti, questi lavoratori non immunizzati dovranno effettuare i test con tampone a conferma della propria negatività al Covid-19.

Il che significa milioni di test da processare ogni settimana ma il sistema, avverte Gimbe, non ha la capacità produttiva per rispondere ad una simile richiesta. "Se questi 4-5 milioni di lavoratori non si vaccineranno in questa settimana - spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - bisognerebbe fare 12-15 milioni di tamponi a settimana e questo non sarebbe proprio fattibile perché non abbiamo questa capacità". Infatti, chiarisce l'esperto, "secondo l'ultimo report del Governo, ci sono 8,4 milioni di italiani over 12 che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino. Di questi, oltre 6.271.788 sono persone in età potenzialmente lavorativa: 914.671 della fascia d'età 20-29, 1.379.327 nella fascia 30-39, 1.702.924 nella fascia 40-49, 1.435.196 nella fascia 50-59 e 839.670 nella fascia 60-69. Secondo i dati ISTAT relativi al 4° trimestre 2020 il tasso di occupazione nella fascia 20-64 anni è del 62,9%: sarebbero dunque quasi 4 milioni i lavoratori non vaccinati, un numero però indubbiamente sottostimato dal sommerso".

Una emergenza, quella dei milioni di test che il sistema produttivo non sarebbe in grado di garantire, alla quale c'è un'unica soluzione, afferma Cartabellotta: "Questi lavoratori vadano a vaccinarsi, oppure bisognerà andare verso un obbligo vaccinale". Una questione rispetto alla quale prendono posizione anche i medici di famiglia, che senza mezzi termini si rifiutano di effettuare i tamponi per il green pass: "I medici di famiglia non hanno difficoltà a fare il tampone in ambulatorio, perché sono nel nostro contratto, ma è giusto farlo al paziente che ha sintomi, per capire se ha il Covid o l'influenza, o al paziente che è stato a contatto con un positivo. Non fare un tampone per dare un green pass a una persona che non si vaccina, per motivi che alla base non hanno nulla di scientifico", sostiene Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg).

A ciò si aggiunge anche il dibattito, aperto, circa il prolungamento della validità dei tamponi rapidi a 72 ore (durata già prevista per i molecolari): contrario all'estensione della validità è Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia Molecolare all'Università di Padova, secondo il quale per avere un impatto sulla trasmissione il tampone dovrebbe invece avere un massimo di 24 ore di validità. Anche secondo Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, "qualunque decisione venga presa di allungamento del tampone è una decisione politica, non è una decisione scientifica".

Ed ancora: "Il tampone già a 48 ore rischia di avere una finestra in cui un soggetto potenzialmente se già infettato potrebbe essere diventato positivo, figuriamoci a 72 ore". Non va inoltre dimenticato che il green pass "non è stato introdotto per far diventare l'Italia un 'tamponificio' ma perché la gente si andasse a vaccinare; se oggi avere il green pass vuol dire continuare a fare il tampone, finisce per non avere più senso il green pass". E allora, è l'invito di Bassetti, "ripensiamolo, e forse vale la pena anche valutare di eliminarlo".













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