guerra in ucriani

«Muori male», una casalinga tra chi minacciava il ministro Di Maio

Perquisizioni a Milano, Vicenza e Udine


di Emanuela De Crescenzo


ROMA. "Muori male, e magari per mano del popolo...". A scriverlo in un messaggio rivolto al ministro degli Esteri Luigi Di Maio sarebbe stata una casalinga di mezza età che vive in provincia di Milano. E' una delle tre persone individuate dalla Polizia di Stato e ritenute responsabili delle minacce via web rivolte alcune settimane fa al titolare della Farnesina, dopo le sue dichiarazioni di sostegno al popolo ucraino, nell'ambito di una indagine avviata dalla Polizia Postale e coordinata dalla Procura di Roma.

"Si dai, armateci e decideremo poi a chi vogliamo sparare" oppure "Non ci sono parole per descrivere, vai solo buttato nel rusco", questi alcuni dei messaggi con minacce di morte rivolti al titolare della Farnesina individuati all'interno di canali riservati Telegram e VK, il social più diffuso in Russia, dalla Polizia Postale.

Alcuni avevano un contenuto esplicito e violento come quello, all'interno di un canale di propaganda filo russa, in cui si invitava ad inviare un cecchino ad uccidere "i 4 distruttori dell'Italia".

Le perquisizioni, eseguite a Milano, Vicenza e Udine, in collaborazione con le rispettive Digos territoriali su delega della Procura di Roma, hanno permesso di riscontrare sui telefoni dei tre indagati la presenza degli account anonimi utilizzati per l'inoltro dei messaggi ed elementi indiziari tali da farli ritenere gli autori delle minacce.

Gli agenti hanno sequestrato alla casalinga, così come altri due indagati, il telefono cellulare per gli accertamenti. La Polizia postale ha 'cristallizzato' il profilo Instagram della donna indagata che almeno per qualche tempo non potrà postare nulla: non risulta legata ad alcun ambiente politico, sembra avere difficoltà economiche tanto che nel messaggio aveva anche aggiunto "scusate lo sfogo ma sono al limite".

Salgono dunque a cinque le persone individuate dalle forze dell'ordine sospettate di essere gli autori delle intimidazioni tramite messaggi in Rete al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e, finora, sembrano essere tutti 'lupi solitari" come vengono definiti in gergo dagli investigatori le persone senza alcuna appartenenza a gruppi estremisti o gruppi eversivi.

Persone al di sopra di ogni sospetto che utilizzano il web, e in particolare i social network, per lanciare messaggi violenti a personalità dello Stato.

I carabinieri di Roma infatti pochi giorni fa avevano individuato altri due presunti autori dei messaggi di morte comparsi in alcuni canali Telegram e su diverse piattaforme social: un 46enne della provincia di Milano e a un 48enne della provincia di Siracusa. Anche in questo caso durante le perquisizioni sono stati sequestrati i telefoni cellulari verosimilmente utilizzati per inviare i messaggi minatori a Di Maio. Si trattava di frasi esplicite comparse sui social alla fine di marzo. Una vera e propria campagna di odio che portò alla decisione di potenziare la scorta del ministro. 













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