La montagna come terapia per il Parkinson: serata con la Sat di Riva del Garda
Appuntamento venerdi 27 febbraio, in collaborazione con il Film Festival, l'associazione Parkinson Trento e la Società italiana di montagnaterapia, nel centenario del sodalizio alpinistico locale. Sarà proposto il docufilm The Parkinson’s Project di Jess James, la storia dell’arrampicatore e insegnante Chris Hamper dopo la diagnosi della malattia: come il rapporto con la montagna e con il movimento offre nuove prospettive alla vita
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La montagna come esperienza di vita, salute, relazione e qualità del vivere quotidiano. È questo il filo conduttore della serata in programma venerdì 27 febbraio alle 20.45, alla sala della Comunità Alto Garda e Ledro a Riva del Garda, nell’ambito delle manifestazioni per il Centenario della locale sezione della Sat (1926–2026).
L’appuntamento, a ingresso gratuito e inserito nel calendario di Trento Film Festival 365, prevede la proiezione del docufilm The Parkinson’s Project (Regno Unito – Norvegia, 2024, 53’, nelle foto due scene) di Jess James, un racconto intenso e umano che segue la storia dell’arrampicatore e insegnante Chris Hamper dopo la diagnosi di Parkinson, mostrando come il rapporto con la montagna e con il movimento possa continuare a dare senso, continuità e nuove prospettive alla vita.
Alla serata interverranno: l’associazione Parkinson Trento, con la presidente Maria Grazia Zorzi; la dottoressa Roberta Sabbion, presidente della SIMonT – Società italiana di montagnaterapia; un atleta che racconterà la propria esperienza sportiva con la malattia.
La serata si ispira a un messaggio chiaro: la persona non è la malattia. In Trentino si stimano circa 2.000 casi di Parkinson, secondo i dati dell’Azienda sanitaria con cui collabora l’associazione Parkinson Trento. La patologia si manifesta più frequentemente dopo i 60 anni, ma esistono anche forme a esordio precoce che accompagnano chi ne è colpito per molti decenni.
Per questo è fondamentale affiancare alle terapie farmacologiche un percorso continuo di attività fisica, relazione e accompagnamento.
È da questa consapevolezza che nasce il lavoro quotidiano dell’associazione sul territorio.
«L’associazione Parkinson Trento – spiega Maria Grazia Zorzi – è un punto di riferimento per le persone con Parkinson, per i familiari e per i caregiver su tutto il territorio provinciale. Non operiamo solo su Trento città, ma in diverse sedi distribuite in Trentino, dove offriamo informazione, attività riabilitative, momenti di socializzazione e supporto nella vita quotidiana.
Sono molte le famiglie che convivono con questa condizione, che non coinvolge solo chi riceve la diagnosi ma modifica profondamente relazioni, ritmi e organizzazione della vita di tutti i giorni. È ormai scientificamente dimostrato che l’attività fisica costante, insieme alla socializzazione, contribuisce a rallentare il decorso della malattia e a mantenere più a lungo autonomia e qualità della vita».
Un altro aspetto fondamentale è contrastare l’isolamento che spesso segue la diagnosi. «Molte persone – prosegue Zorzi – tendono a chiudersi o a nascondere la propria condizione, con effetti negativi sulla qualità della vita.
Il nostro obiettivo è aiutare ad affrontare la malattia in modo attivo, attraverso socializzazione, attività motorie e momenti di condivisione. Incontri come questo aiutano a cambiare lo sguardo: mostrano che è possibile continuare a vivere esperienze significative, mantenere relazioni attive e costruire nuovi obiettivi. La testimonianza che porteremo andrà proprio in questa direzione”.
L’incontro sarà inoltre l’occasione per approfondire il ruolo della montagnaterapia nei percorsi riabilitativi contemporanei.
«La montagnaterapia – spiega Roberta Sabbion – non significa semplicemente andare in montagna, ma partecipare a percorsi strutturati progettati da équipe multidisciplinari. Si tratta di utilizzare in modo intenzionale le possibilità offerte dall’ambiente naturale per raggiungere obiettivi terapeutici, riabilitativi ed educativi.
L’esperienza in ambiente favorisce autonomia, consapevolezza corporea, relazione e motivazione: elementi fondamentali nei percorsi di cura, soprattutto per chi convive con patologie croniche o condizioni di fragilità.
Il tipo di attività cambia in base al risultato che si vuole ottenere: escursionismo, arrampicata, percorsi progressivi, esperienze di adattamento.
Ciò che conta è il progetto riabilitativo. Gli ambiti di applicazione sono molto ampi: disturbi psichiatrici, dipendenze, disabilità fisiche e cognitive, disturbi del neurosviluppo, ma anche alcune patologie organiche, dove l’obiettivo è il miglioramento funzionale.
In ambiente emergono risorse che spesso in ambulatorio non si manifestano. Si parte dall’esperienza vissuta e poi la si rielabora insieme».
La collaborazione con la Sat di Riva del Garda rappresenta uno dei riferimenti storici della montagnaterapia in Italia. «Il rapporto con la Sat di Riva del Garda è consolidato – aggiunge Sabbion – e rappresenta una delle realtà più significative per lo sviluppo di queste pratiche. Non a caso torneremo qui anche a novembre per il XII Convegno nazionale della Società Italiana di Montagnaterapia (SIMonT), che riunirà operatori e ricercatori da tutta Italia».
L’attività della Sat di Riva del Garda in questo ambito ha costruito nel tempo un percorso che ha lasciato un segno profondo.
«All’inizio degli anni 2000, insieme all’Azienda Sanitaria - chiarisce il dottor Sandro Carpineta, membro della commissione "montagna per tutti della Sat e promotore a Riva di questa esperienza - abbiamo stipulato una convenzione, prima in Italia, per promuovere le attività di montagnaterapia nel nostro territorio. Corsi di formazione, convegni e soprattutto una magnifica esperienza di collaborazione sul campo che ancora dopo anni viene ricordata con il ‘gruppo Sopraimille’».
Così il presidente della sezione Sat di Riva, Michele Mandelli: «La montagnaterapia ha rappresentato uno dei filoni più significativi della nostra attività. Crediamo nel valore della montagna come spazio di incontro, esperienza e crescita personale.
Invitiamo la comunità a partecipare alla serata del 27 febbraio: il documentario presentato nell’ambito del Trento Film Festival offre uno sguardo autentico sul rapporto tra montagna ed esperienza umana.
La presenza dell’associazione Parkinson Trento renderà l’incontro ancora più significativo: sarà un momento prezioso per ascoltare storie, condividere esperienze e riflettere insieme».
La serata si inserisce nel calendario delle iniziative del centenario della Sat di Riva del Garda, che nel corso del 2026 propone un ampio programma dedicato alla cultura della montagna e al rapporto tra ambiente, salute e comunità.
Sempre in collaborazione con il Trento Film Festival 365 sono in programma altre proiezioni (inizio ore 20.45, ingresso libero): venerdì 13 marzo 2026 L’unico superstite di Stefano Florio e Mario Manica (Arrampicare per viaggiare); venerdì 10 aprile 2026 Odyssea Borealis. L’ignoto esiste ancora, con protagonista l’alpinista Matteo Della Bordella, che sarà presente in sala.