Torna il Festival Solstizio d’Estate: otto serate di teatro, musica e comunità nella Piana Rotaliana Königsberg
Si terrà dal 6 al 21 giugno. Il pensiero andrà anche a Giovanni Ghezzer, anima e corpo del festival fin dalla sua prima edizione
TRENTO. In un tempo in cui tutto accelera, Solstizio d’Estate invita a rallentare. A guardare, ascoltare, partecipare. A ritrovare senso nei luoghi e nelle storie, nella condivisione di uno sguardo, nel silenzio che precede un applauso.
Dal 6 al 21 giugno, torna nella Piana Rotaliana Königsberg uno dei festival più longevi e radicati del Trentino. Con la sua 34a edizione, Solstizio si conferma molto più di una rassegna di spettacoli: è un progetto culturale diffuso, un atto collettivo che unisce teatro, musica, paesaggio e comunità.
Il programma è stato presentato ieri mattina, 28 maggio, da Federico Dorigati, presidente del Gruppo Arte Mezzocorona, Alessia Gabrielli, direttrice artistica del Festival, e Rosa Roncador, direttrice Consorzio Turistico Piana Rotaliana Königsberg Ets.
Ogni appuntamento si svolge in un luogo reale e simbolico: corti, giardini segreti, piazze antiche, castelli.
Da Mezzocorona a Lavis, da Roveré della Luna a Mezzolombardo, da San Michele all’Adige a Terre d’Adige, il Festival si muove, si adatta, trasforma il territorio in una scenografia naturale, in un palco a cielo aperto, in un punto d’incontro tra linguaggi artistici, generazioni, sensibilità.
Un festival che esiste e resiste perché qualcuno lo rende possibile.
Solstizio d’Estate è costruito da mani invisibili ma instancabili: volontari, associazioni, amministrazioni, cittadini che si mettono in gioco per far accadere qualcosa che non è né scontato né garantito. Nulla qui è automatico. Ogni serata è un gesto di fiducia reciproca.
E ogni spettatore che partecipa diventa parte attiva di questa costruzione.
Chi sceglie di esserci sostiene non solo uno spettacolo, ma un’intera idea di cultura: non come lusso per pochi, ma come diritto per tutti.
Un teatro che non si rifugia nei suoi spazi chiusi, ma esce, si sporca le mani, si fa voce, presenza, rito.
Quest’anno, il Festival si carica anche di un’eredità importante: quella di Giovanni Ghezzer, anima e corpo di Solstizio fin dalla sua prima edizione. Giovanni è mancato pochi mesi fa, lasciando un vuoto profondo. Ma il suo sguardo, il suo modo di fare, la sua ostinazione poetica continuano a vivere. In ogni spettacolo, in ogni corte accesa, in ogni applauso sincero. Solstizio, oggi, è anche un modo per dirgli grazie. E per continuare a far brillare quella luce che ci ha insegnato a non spegnere mai.