“Perduti nel paesaggio” alla ricerca di uomo e natura

Un invito a riflettere sul senso di “spaesamento” mettendo il dito nella piaga


di Delia Lorenzi


ROVERETO. Perché, da sempre, poeti, scrittori, geografi, filosofi, pittori, artisti, architetti, urbanisti e financo psicologi si affanno intorno al tema paesaggio? Che cosa si intende per paesaggio e perché tanto interesse? Sui suoi molti significati si interroga anche il Mart con un progetto espositivo dal titolo intrigante e “inquietante”: “Perduti nel Paesaggio-Lost in Landscape”. Da sabato 5 aprile fino alla fine di agosto, il museo d’arte moderna e contemporanea che ha contribuito ad ampliare lo sguardo del nostro orizzonte, sollecita mente, cuore e anima a riflettere su quanto di più vicino a noi esista: l’interrelazione fra ciò che facciamo e il mondo naturale, ciò che esiste e vive “insieme a noi” in natura. Ma non solo. Che Gerardo Mosquera, il curatore, e, prima ancora, Cristiana Collu abbiano voluto “mettere il dito nella piaga” è piuttosto evidente: mai prima d’ora l’interrelazione fra le nostre azioni e l’ambiente ha portato allo spaesamento così ben espresso nel titolo della mostra. Mai prima d’ora l’equilibrio e l’armonia che legano (legavano?) l’uomo alla natura, hanno subito così tanti violenti scossoni. La percezione dell’uomo nei riguardi del suo paesaggio è cambiata. Come e quanto rispetto alle epoche passate? Che cos’è ora, per noi, il paesaggio? Come lo viviamo? Come ci coinvolge? Ci lasciamo coinvolgere? O cominciamo ad avere paura delle nostre azioni/relazioni con la nostra “Madre Naturale”? E’ ancora, il paesaggio, la nostra vera rappresentazione di senso? Riusciamo ancora a dialogare con esso? Quante sono o possono essere le definizioni di paesaggio? Se, come è vero, il paesaggio è la rappresentazione del nostro spazio di vita, la nostra “casa”: come la stiamo costruendo? Come si è evoluta? Ci riconosciamo ancora dentro il nostro paesaggio? Le prime domande di senso che l’uomo si è posto riguardavano il paesaggio come riflesso del suo mondo e del mistero in esso contenuto. Ma a che punto siamo ora? I livelli di lettura che quest’esposizione, molto contemporanea, propone sono diversi. Gli strumenti con cui ne stimola la lettura sono differenti: fotografie, opere pittoriche, video, video-installazioni, progetti web, libri d’artista.

Opere di oltre 60 artisti provenienti da molte parti del mondo, alcune per la prima volta esposte in Italia. Riusciremo a riconoscerci nella mostra proposta dal Mart? “Perduti nel paesaggio-Lost in Landascape” è lo smarrimento che ci attraversa quando cerchiamo di rappresentarci? O, come scrive Cristiana Collu siamo «perduti e non smarriti, non c’è smarrimento infatti, niente è più innocente e mai lo sono state le parole. Non esiste dunque paradiso che non sia perduto, e non esiste luogo in questa terra che non lo diventi una volta che ci abbiamo messo piede». Il paesaggio, aggiunge la direttrice del Mart, ci «permette di pensare all’infinito contemplando il finito (anche nel significato di compiuto) e da questo sguardo non ne siamo solo rinfrancati ma anche tormentati e sconvolti consapevoli di una enorme distanza tra noi e la natura da cui ci sentiamo da sempre e per sempre separati». E secondo la Collu, è solo in quello spazio che possiamo costruire il nostro progetto di senso. Ed è proprio quella risicata dimensione che ci avverte dell’urgenza di un sogno, di un’utopia. Sarà così? Ha ragione la direttrice del Mart? O, forse, siamo solo anime nevrotiche in perenne pena che non sappiamo più concederci il “lusso” di appartenere alla natura? Siamo inseparabili dal paesaggio, questo è certo: ma, riusciamo ancora ad appartenervi/ci o ci siamo espulsi da soli per non vivere la fatica di riprovare, ancora, un’ennesima volta a trovare il nostro nuovo progetto di senso? O, ancora, siamo i “turisti” del nostro stesso paesaggio, e torniamo nelle nostre calde vecchie cucce cercando disperatamente conferme dei vecchi significati? Preferiamo subire il paesaggio diventandone oggetti o ne siamo ancora soggetti? O tutte e due i ruoli, insieme e separati? Il nostro sguardo cosa crea e cosa percepisce? Cosa ci condiziona in queste nostre due azioni? Come influenziamo il paesaggio e da che cosa ci lasciamo influenzare percependoci? Siamo noi col nostro modo di essere, di vivere, di pensare, con la nostra cultura, la nostra appartenenza a noi stessi (o meno), con la nostra condizione sociale a definire e interpretare il paesaggio. O tutto questo è illusione e assoldiamo il paesaggio a complice perfetto per rimandare, un’altra volta, la vera ricerca di senso del nostro esistere? Per questo oltraggiamo, depauperiamo e devastiamo l’altra metà del nostro cielo, la natura? Per punirci della nostra incapacità? O per elogiare la nostra stupidità? Di sicuro “Perduti nel paesaggio-Lost in Landascape” ci propone un’esperienza che ci riguarda, le mille sfaccettature del nostro vivere in questo tempo. Forse riuscirà a restituirci almeno una parte della nostra “identità”.













Ambiente&Percorsi

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