letteratura

"E ti chiameranno strega", a Lavarone la scrittrice Katia Tenti

Venerdì 5 settembre in biblioteca l'incontro con l'autrice bolzanina. sul filo conduttore del romanzo che quest'anno ha ottenuto anche il premio Itas per libro di montagna

LAVARONE


Katia Tenti presenta il suo romanzo E ti chiameranno strega, premio Itas libro di montagna 2025, sarà la protyagonista dell''ultimo appuntamento della rassegna Incontri d’autore, a Lavarone. L’incontro, moderato dalla giornalista Emanuela Macrì, è in calendario venerdì 5 settembre alle 17.15 alla sala della Biblioteca comunale, ingresso è libero.

Katia Tenti, scrittrice e docente di scrittura alla Scuola Holden, inizia nel 2014 il suo percorso di autrice con Ovunque tu vada, il romanzo giallo – ma ispirato a fatti realmente accaduti - ambientato a Bolzano, città dell’autrice, a cui seguirà, tre anni dopo, Nessuno muore in sogno.

Entrambi editi da Marsilio ed entrambi centrati sulla figura del pubblico ministero Jakob Dekas, pur muovendosi in un panorama di finzione, l’autrice tocca temi importanti e poco facili da praticare, quali il femminicidio, lo stalking e il maltrattamento dei minori.

Dopo il romanzo Resta quel che resta – edizioni Piemme 2022 – una storia di famiglie e di patria, di una terra di confine e di sessant’anni di storia di un territorio diviso e conteso, Katia Tenti torna alla pagina scritta con E ti chiameranno strega (edizioni Neri Pozza) un romanzo storico che lega una storia, vera, del passato a una inventata, seppur pienamente verosimile, di oggi.

Sullo sfondo di un luogo da fiaba, il castello di Fiè allo Sciliar, e di un processo per stregoneria con le sue carte a raccontar più di quanto non faccia la storia ufficiale. Insignito del premio Itas del libro di montagna 2025 - sezione Vita e storie di montagna, il romanzo ha riscosso un grande successo di pubblico e di gradimento.

«A guardarlo da lontano, il castello di Fiè allo Sciliar - si legge nella scheda del libro - sembra un luogo da fiaba. Scolpito nell’onice bianco, si staglia maestoso sul cielo cobalto di una valle delle Dolomiti e pare custodire le case che lo circondano.

Nessuno penserebbe che tra quelle mura imponenti sia stato perpetrato un crimine orrendo, si sia svolto uno dei processi più drammatici del Cinquecento e trenta donne innocenti abbiano perso la vita sul rogo.

E invece le streghe dello Sciliar sono state incarcerate nelle minuscole celle dei sotterranei del castello, sono state chiamate amanti del demonio, torturate, sono state loro estorte confessioni false, volte solo a far terminare il supplizio. E non sono state piante da nessuno, perché provare compassione per quelle donne dannate avrebbe significato autoaccusarsi.

Barbara Vellerin è una di loro.

Cresciuta dalla madre ai margini del villaggio per stare a contatto con la natura, i suoi primi anni di vita sono stati un incanto, tra lo studio delle piante e la cura dei bisognosi. Poi tutto è cambiato, il sospetto si è fatto strada negli occhi di coloro che prima richiedevano i suoi medicamenti e le idee di un manipolo di religiosi, per i quali ogni donna è una potenziale strega, si sono diffuse nella valle come una peste.

Cinquecento anni dopo, Arianna Miele vince un concorso come curatrice di una mostra sulle streghe dello Sciliar. È la sua occasione per iniziare finalmente la carriera da antropologa che desidera, per rendersi indipendente da una famiglia che da sempre cerca di soffocarla e per dimostrare, soprattutto a sé stessa, il proprio valore.

Non può sapere che, riportando alla luce le vite di un gruppo di donne che per lei all’inizio non sono altro che una lista di nomi, scoprirà una verità scomoda sull’eroe di quelle parti, il capitano del Tirolo Franziskus von Stauber, e riuscirà a dar voce, lei che una voce non l’ha avuta mai, a una donna innocente, messa a tacere dall’ipocrisia e dalla crudeltà».













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