Paga con un vecchio assegno: multata 

Brentonico, Ornella Veronesi vittima della nuova legge antiriciclaggio: «Una sanzione di 6 mila euro»

ROVERETO . A novembre aveva pagato 5 mila euro con un assegno per l’abituale quota annuale della propria pensione integrativa, ora la ragioneria territoriale dello Stato di Bolzano (Ministero dell’economia e delle finanze) le ha intimato di pagarne altri 6 mila di sanzione entro sessanta giorni: la disavventura è capitata a Ornella Veronesi, di Castione (Brentonico). La sua colpa? Essersi fidata, oltre che della consuetudine, del “vecchio” libretto degli assegni, che non aveva già incorporata l’indicazione “non trasferibile” e sul quale era indicato che l’apposizione di tale clausola era necessaria solo per importi superiori a 12.500 euro, mentre invece da qualche anno la soglia – in sordina – è stata abbassata a mille. Certo, la signora potrebbe sempre non saldare (la cifra “proposta”, pari a due volte la sanzione minima, costituisce una “oblazione”, una sorta di “pietra sopra” alla vicenda), ma rischierebbe un addebito fino a cinquantamila euro. A cosa si deve tanta severità? Al recente inasprimento di una norma pensata in teoria per punire i riciclatori di denaro, ma che in realtà sta mietendo vittime tra comuni cittadini al massimo sprovveduti riguardo a una delle tante arzigogolate materie fiscali tra le quali spesso nemmeno gli addetti ai lavori riescono a orientarsi: prima i presunti riciclatori erano passibili di multa dall’1% al 40% dell’importo pagato con l’assegno, mentre da luglio il salasso è stato rimpinguato fino a un massimo – appunto – di 50 mila euro (3 mila euro il minimo: tra l’altro la sanzione colpisce anche il beneficiario dell’assegno). Ornella Veronesi però non ci sta: «Per ora non pagherò – spiega la donna, dipendente dell’Azienda sanitaria – e esporrò le mie ragioni all’ufficio della ragioneria di Bolzano (pare che dimostrando la buona fede comunque non si possa pagare meno di 2 mila euro, la sanzione minima scontata di un terzo, ndr.). Sembra che nella mia situazione ci siano già altre 1.200 persone in Italia e qualcuno anche in Trentino. Mi sono rivolta a “Mi manda RaiTre” e al Consorzio di tutela dei consumatori. Ne hanno parlato anche a “Striscia la notizia”. È una legge ingiusta. La banca presso cui è stato incassato l’assegno anziché avvertire me o l’assicurazione ha denunciato l’assenza della non trasferibilità e dalla mia banca mi è stato comunicato che probabilmente avrei ricevuto una multa di 150 euro (il 3%), comunque salata. Poi invece mi è arrivata la raccomandata con la richiesta di seimila euro e mi è quasi venuto un infarto. Per cosa? Non ho fatto niente, se non pagare come al solito l’assicurazione ma stavolta con il libretto degli assegni più vecchio». Pare che del pasticcio si sia accorto anche la commissione finanze a Roma e non è escluso un correttivo. Però la contestazione alla signora è già partita e dovrà affrontarla. (m.cass.)