Il riconoscimento

L’Alto Adige esalta la Vallarsa e il suo spirito “tedesco”

Sul settimanale economico “Südtiroler Wirtschaftszeitung” un'intervista al sindaco Luca Costa: i toponimi dalle antiche origini, l’agricoltura, il turismo. «Vorrei una Vallarsa curata come una valle altoatesina»

VALLARSA. Il rinomato settimanale economico-politico sudtirolese “Südtiroler Wirtschaftszeitung”, conosciuto anche come “Il Sole24ore altoatesino”, letto da 14.000 imprenditori, manager, dirigenti, liberi professionisti e principali rappresentanti politici della provincia di Bolzano, ha dedicato nell’attuale edizione una pagina al sindaco di Vallarsa, Luca Costa.

Il primo cittadino è stato intervistato da Mauro Stoffella, originario della Vallarsa e responsabile della comunicazione presso l’Unione commercio turismo servizi Alto Adige, una delle più grandi associazioni di categoria in Regione.

Costa, con le sue mille idee, ma anche molte problematiche da risolvere guarda con interesse all’Alto Adige: Nella lunga intervista parla a tutto spiano: dai toponimi di provenienza tedesca che raccontano il passato della Vallarsa/Brandtal, ai problemi quotidiani di una zona svantaggiata. 

Vallarsa/Brandtal è considerato il primo Comune completamente biologico in Italia. L'agricoltura biologica è obbligatoria per ordinanza dal 2014. Coloro che vogliono ancora continuare l'agricoltura convenzionale devono stipulare una polizza assicurativa per essere in grado di risarcire i vicini agricoltori biologici nel caso in cui i loro campi siano contaminati da sostanze chimiche. Coloro che non si adeguano non ricevono più acqua per l'irrigazione dal sistema comunale.

Per gentile concessione del settimanale, ecco l’intervista integrale di Mauro Stoffella.

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Dall’autunno scorso è - un po’ a sorpresa - il nuovo sindaco del Comune di Vallarsa/Brandtal: Luca Costa, consulente nel mondo finanziario, ha mille idee, ma anche molte problematiche da risolvere che accompagnano tante piccole realtà della montagna. Il suo territorio da amministrare si trova al vecchio confine austro-ungarico, oggi terra di confine tra il Trentino Autonomo e il Veneto.

Sindaco Costa, un dato che fa subito impressione: fino alla Prima Guerra Mondiale gli abitanti del suo comune nel vecchio Tirolo erano più di 5.000. Oggi ne conta poco più di 1.300. Cos’è successo?

È successo di tutto, dalla distruzione della guerra, la conseguente povertà che ha alimentato l’emigrazione verso Paesi che sembrava potessero garantire un futuro migliore, poi l’industrializzazione con abbandono della terra per un lavoro che garantiva una entrata certa. Tutta la montagna ha oggettivamente sofferto l’abbandono, quindi anche la Vallarsa, che pur avendo un’ambiente bellissimo rimane ancora una delle poche zone svantaggiate in una ricca Provincia autonoma. Ci sono stati quindi oggettivi fattori esterni che hanno determinato l’abbandono, ma per questo non dobbiamo fermarci a guardare solo all’esterno, ma dobbiamo interrogarci come comunità per capire se noi abbiamo fatto bene la nostra parte, soprattutto per capire cosa ora possiamo fare.

Lei è sindaco di un territorio particolare del Trentino: infatti, ancora oggi, nel dialetto “valarsèr”, continuano a sopravvivere centinaia di parole e proverbi cimbri, insomma di origine tedesca. Con quale atteggiamento guarda oggi verso nord in territori simili ma più prosperosi, come per esempio l’Alto Adige/Südtirol?

Esatto, il cimbro è un antico dialetto bavarese, considerato la più antica lingua germanofona, ed ancora oggi in Vallarsa esistono toponimi di chiara provenienza tedesca. Guardiamo quindi a nord con molto interesse, delle volte anche con una sana invidia verso i cugini altoatesini per quello che sono riusciti a sviluppare in questi ultimi decenni, consapevoli di poter imparare molto da altri territori mantenendo però le nostre tradizioni di terra di confine quindi aperta al confronto con tutti. Se guardiamo al livello di sviluppo attuale di tutto l’Alto Adige, valli periferiche comprese, vediamo un modello di successo che in parte anche in Trentino si è realizzato, ma purtroppo non in tutti i territori in maniera omogenea. Non c’è dubbio che la cultura altoatesina coniugata a intelligenti decisioni di politica economica hanno reso possibile il fortunato processo evolutivo vissuto dall’Alto Adige negli ultimi decenni. Per il territorio di Vallarsa quindi, per poter alimentare uno sviluppo sostenibile, la strada segnata è quella di creare consapevolezza in tutti gli attori economici, dell’agricoltura che assieme al turismo può essere motivo di attrazione e volano anche per artigianato e servizi, e pretendere dalla politica trentina attenzioni per quella parte di Trentino che rimane ancora svantaggiata come il territorio che rappresento.

Cosa “invidia” in particolare per quanto riguarda lo sviluppo economico e la gestione del territorio?

Invidio sicuramente la politica economica che ha voluto incentivare anche le valli periferiche con attenzione ad agricoltura e turismo soprattutto di qualità senza costruire tante seconde case come in Trentino. Poi invidio una caratteristica culturale che qualche anno fa un noto chef stellato altoatesino mi ha sottolineato in una chiacchierata sulle differenze tra Alto Adige ed alcune zone del Trentino... mi ha detto che se vicino a lui apre un nuovo ristorante lui è contento e non prova invidia o gelosia perché è consapevole che avere più offerta crea un sistema e porta vantaggio a tutti.

Ma anche il Trentino è una Provincia autonoma, o sbaglio?

Certo, il Trentino ha la stessa autonomia, ma oggi per effetto di passate scelte politiche differenti rispetto all’Alto Adige ha un’economia che produce un PIL minore quindi meno entrate e di conseguenza meno possibilità di spesa per la Pubblica amministrazione che soprattutto nei momenti di crisi è volano per la ripresa grazie agli investimenti.

In che stato di salute si trova l’economia in una piccola realtà come la sua?

Dipende: rispetto a cosa? Se confrontiamo il livello di ricchezza attuale con quello dei nostri nonni siamo veramente fortunati, ma se confrontiamo il livello attuale della nostra piccola realtà con altri comuni vicini, vediamo delle difficoltà dovute alla periferia che viviamo, con piccole aziende esistenti poco in rete tra di loro. Nel nostro Comune c’è molto pendolarismo lavorativo per la vicinanza alla città, con conseguenti consumi dei valligiani fuori comune andando ad alimentare i servizi del fondo valle (Rovereto). Per quanto riguarda il turismo, pur avendo un bacino enorme rappresentato dal vicino Veneto, ci sono pochi operatori e poca offerta, quindi con un turismo mordi e fuggi che lascia ben poco sul nostro territorio.

Tra mille difficoltà: esistono anche punti di forza?

Certo che esistono anche dei punti di forza, è che spesso nella vita non riusciamo a cogliere ciò che abbiamo, e questo credo che sia un fatto soprattutto culturale e di atteggiamento mentale. La grave pandemia attuale, ci ha portato in un momento difficile ma allo stesso tempo può rappresentare una grande opportunità per un territorio incontaminato come quello di Vallarsa, che può offrire a chi lo visita caratteristiche che per effetto del Covid saranno molto importanti per chi vive in città.

Lei segue da vicino lo sviluppo delle zone rurali, periferiche e montane: quali sono le politiche e le misure concrete per dare loro un futuro sociale ed economico?

Non c’è dubbio che senza un coinvolgimento di tutti gli operatori l’amministrazione potrà fare poco, ma la propria parte la deve fare bene dando i servizi essenziali e cercando di far capire alla politica trentina che i territori marginali devono avere maggiore attenzione per la coesione di tutto il territorio.

Per concludere: che visione ha di una gestione ottimale per un territorio come il suo…

Come amministrazione l’obiettivo è quello di dare tutti i servizi base ai nostri cittadini e far funzionare al meglio la macchina amministrativa. Pensi che ancora oggi ad aprile 2021 abbiamo delle frazioni senza le fognature. Credo quindi che il Comune deve fare bene per quanto di sua competenza ma allo stesso tempo essere da stimolo per tutti gli operatori. Se immagino la Vallarsa che vorrei la vedo ben curata come una valle altoatesina, con agricoltura di montagna integrata con il turismo, dove tutti gli attori lavorano per sé ma anche per tutto il territorio, consapevoli che solo assieme in squadra possiamo migliorare questo territorio.

...e perché uno dovrebbe visitare proprio la sua valle?

Perché è una valle stupenda, la Valle più bella del basso Trentino, incontaminata e racchiusa tra le bellissime vette delle Piccole Dolomiti ed il maestoso gruppo del Pasubio, una valle di confine ricca di storia e natura, dove ci si può rigenerare.