Folgaria Ski, tre milioni per ripartire 

Preoccupato il presidente Denis Rech: «La concorrenza è forte, se Comune e Provincia non intervengono restiamo al palo»

di Fabio Marzari
FOLGARIA . Un appello accorato quello rivolto dal management ad un nutrito gruppo di operatori e soci dell'impiantistica folgaretana, convocati appositamente per illustrare lo stato dell'arte e le necessità impellenti cui bisogna metter mano con urgenza a Folgaria. Non è irritato il presidente Denis Rech, ma preoccupato. Anzi, molto preoccupato. In sala una sessantina di soci, la Tempo Libero e l'Apt. Il Comune pur invitato invia una mail con la quale afferma di non partecipare all'assemblea perché le condizioni dell'incontro non sono ancora maturi. Ribadisce comunque la massima disponibilità al dialogo e al confronto sereno. Invoca uno spirito non pregiudiziale , secondo un percorso fatto da più incontri aperti al fine di rispettare la necessaria trasparenza all'interno della Comunità. Denis Rech accanto all'amministratore delegato Ivan Pergher, sottolinea la urgente necessità di chiudere il piano approvato al quale manca ancora il bacino di innevamento e la sostituzione della seggiovia Francolini. Illustra i risultati ottenuti dai 3 milioni di ricavi, attuando il piano concordato con soggetti privati, banche , Apt, Comune e Provincia, siamo passati a 10, collocandoci nella fascia alta dello località invernali trentine. «Con 4 mila posti letto siamo a ridosso di Andalo che di posti ne annovera 8 mila. I 10 milioni entrano nel giro economico producendone 100». Integra Daniela Vecchiato, direttrice dell'Apt: «Pure la presenza/prezzo ci vede davanti a molte altre località simili». Rech insiste, è stato fatto tutto ciò che prevedeva il piano, ma dei 12 milioni patteggiati ne mancano ancora 3 che devono pervenire da Comune e Provincia. «Abbiamo diritto ad investire per stare sul mercato o siamo gli unici "sfigati" fra le località trentine. Spesso alle fiere e workshop dedicati ci chiedo quali novità proponiamo, ma da 5 anni siamo costretti a rispondere nulla. Gli altri si muovono con grande dinamismo, noi invece siamo fermi in un settore di concorrenza aggressiva. Abbiamo ottenuto risultati eclatanti ma ora dobbiamo procedere e concludere il piano. Le priorità: bacino di raccolta che porti le nostre riserve a 280 mila metri cubi, per i quali in periodi normali possiamo provvedere con le nostre sorgenti». Cosa succede se quest'anno il freddo tarda fino a ridosso della stagione quando non si potrà usare l'acqua dell'acquedotto? «Bisogna realizzare subito l'invaso che noi proponiamo per Passo Coe, perché meno costoso, non più di 2 milioni di euro, finanziati all'80% dalla Provincia. Se si vuole rinviare, il costo lievita e il contributo rimane uguale. C'è poco da pensare, bisogna far presto. Poi c’è la seggiovia dei Francolini, obsoleta e da sostituire, anche per strutturarla con valenza bike. I progetti - continua - devono andare avanti ben oltre le discussioni per la modifica della governance e altri assetti interni». Sono due discorsi diversi che camminano su binari diversi, pena rimanere al palo. «Chiediamo alla politica di mettersi a fianco, senza rallentarli, ai nostri progetti perché ineludibili». La gente in sala avverte l'urgenza, e interviene a sostegno. Eriano Cuel si chiede «fino a quando continueremo a farci male?». Marchesi per l'Apt: «Il protocollo è stato approvato all'unanimità, perché c'è sempre qualcuno che ci vuole mettere i puntini sulle i». Un nutrito gruppo sottoscrive una lettera da inviare a Rossi, Olivi, Dallapiccola, Walter Forrer, Rigotti di Trentino Sviluppo, per chiedere un intervento tempestivo che risolva i problemi enucleati, anche per completare il Piano di riequilibrio finanziario nel quale tutti gli attori si sono impegnati. Un richiamo forte al Comune affinché versi quanto stabilito ed altrettanto faccia Trentino Sviluppo, non confondendo gli investimenti con la voglia di intervenire sugli assetti interni della società.

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