Viene licenziato e si vendica facendo perdere contributi

Un consulente finito sotto processo per falso. Avrebbe confezionato una finta rinuncia a un aiuto provinciale destinato a un imprenditore



TRENTO. Quando ha visto quella comunicazione della Provincia, è caduto dalle nuvole. Piazza Dante gli comunicava che non aveva diritto al contributo per l’installazione di un impianto fotovoltaico perché lui stesso ci aveva rinunciato. Una rinuncia che valeva parecchie migliaia di euro. Peccato che l’imprenditore di 65 anni di Mezzolombardo non si ricordasse di aver mai rinunciato a quel contributo così sostanzioso. Così ha deciso di andare in fondo alla questione ed è andato in Provincia per chiedere spiegazioni. In questo modo ha scoperto che l’atto di rinuncia c’era, portava la sua firma, ma era stato consegnato da un suo consulente che aveva già licenziato. L’imprenditore non riconoscendo come sua la firma in calce alla rinuncia ha presentato querela nei confronti del suo ex collaboratore, un uomo originario della Rotaliana di 63 anni, che è finito sotto processo per falso. Ieri si è tenuta la prima udienza in Tribunale.

Tutto inizia il 3 febbraio 2011, quando all’imprenditore arriva la comunicazione della Provincia con la quale si diceva che la domanda di contributo per l’installazione di un impianto fotovoltaico era stata archiviata. Una brutta botta per l’imprenditore che contava sul contributo per fare un investimento molto consistente. Così lo stesso giorno l’uomo ha deciso dio andare a controllare di persona. In ufficio, in Provincia, gli hanno mostrato tutto l’incartamento. Così l’imprenditore ha potuto verificare che un mese prima era stata depositata da un suo collaboratore una rinuncia al contributo. La dichiarazione riportava la firma dello stesso imprenditore. Peccato che l’uomo non avesse mai firmato quella carta e non ne fosse neanche a conoscenza. Non solo. Non aveva mai neanche lontanamente pensato di rinunciare a quell’aiuto della Provincia.

L’imprenditore, inoltre, non ha faticato a verificare che la firma sotto il documento era stata falsificata da qualcuno. A quel punto, l’uomo ha capito. Un mese prima, proprio pochi giorni prima che venisse presentata la richiesta di rinuncia al contributo, lui aveva manifestato l’intenzione di licenziare quel consulente a causa di alcuni comportamenti scorretti. Così, secondo l’imprenditore, quel suo collaboratore avrebbe deciso di vendicarsi. E avrebbe architettato tutto. Così avrebbe confezionato la rinuncia al contributo, una pratica che aveva seguito lui. Sarebbe andato in Provincia dicendo che era stato delegato dall’imprenditore.

Per questo, dopo aver verificato tutto, l’imprenditore ha presentato querela e la Procura ha citato a giudizio il consulente licenziato.

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