DOPPIETTE IN ASSEMBLEA

Trento, cambio al vertice dei cacciatori: Sassudelli a sorpresa batte Flaim

Lo sfidante ha vinto in 15 sezioni su 20, confermando la voglia di cambiamento all'interno dell'associazione



TRENTO. Gianpaolo Sassudelli batte Sandro Flaim in 15 sezioni su 20. Un risultato inaspettato, per la sua portata, perfino dallo stesso sfidante che aveva «annusato» il malcontento, ma non a tal punto. C’è voglia di voltare pagina, nell’Associazione cacciatori trentini, e la votazione per il rinnovo del presidente, dopo 15 anni di gestione Flaim, lo dimostra. «L’avevo intuito - è la prima reazione del vincitore, Gianpaolo Sassudelli - ma non pensavo che l’esigenza fosse così sentita».
 E la seconda considerazione è: «C’è poco da festeggiare, perché sento una responsabilità molto forte. Mi rendo conto adesso che il lavoro sarà impegnativo». Non ha fatto neanche un po’ di festa? «No - risponde - sono stato a casa, me l’avevano proposto, ma non è nel mio stile».
 Quale sarà il primo atto della nuova gestione?
 
«Quello che mi preme di più, al momento, è capire a che punto è la delega per il camoscio. Ho raccolto molta opposizione a questa eventualità: i cacciatori si lamentano di avere già troppi aspetti burocratici da osservare, e questa sarebbe un’ulteriore incombenza».
 Non a caso il suo programma puntava sulla sburocratizzazione della gestione, vero?
 
«Sì, questo è un problema molto sentito. Siamo obbligati a sottostare ad una serie di regolamenti interni complessi».
 Non dirà che non c’è bisogno di controlli?
 
«No, chiarisco. Siamo coscienti che il patrimonio faunistico da gestire è di tutti, ma parlo degli adempimenti proprio burocratici».
 Qualche esempio?
 
«Per dire, quando si esce per la caccia, siamo costretti a timbrare il cartellino con il luogo d’uscita, l’ora, e poi quella del rientro, dobbiamo specificare se si va per il capriolo o per il camoscio. E soprattutto per i cacciatori anziani è un problema».
 Quanto ha contato il sostegno alla sua elezione di Claudio Eccher e di Nerio Giovanazzi?
 
«Visto i risultati, posso dire che non è stato così determinante... Ma loro mi hanno sostenuto in quanto cacciatori, anche perché sono persone che hanno fatto molto per l’associazione, piccole modifiche che sono state apprezzate. Piuttosto penso che non siano piaciute le interferenze politiche durante la campagna elettorale. Voglio dire che la caccia deve rapportarsi con la politica, ma non va bene che la politica usi la caccia per altri fini».
 Vuol dire che c’è stata l’ingerenza del partito di governo?
 
«C’è stato l’intervento della segreteria politica, che non è stato apprezzato dai cacciatori. Sappiamo che dovremo confrontarsi con la politica, nel momento in cui andremo a contrattare con la Provincia, ma i cacciatori sono trasversali ai partiti politici».
 E per quanto riguarda lo statuto?
 
«Affronterò anche quest’aspetto. C’è il problema che la candidatura a presidente ha bisogno di un numero di firme per ogni distretto, e questo penalizza la possibilità di più candidature».
 Sull’altro fronte, lo sconfitto Sandro Flaim ammette che non si aspettava una disfatta simile. Deluso? «Certo, ma evidentemente i cacciatori hanno pensato che fosse ora di cambiare. Peccato, perché si stava concludendo un progetto e ci era riconosciuta la buona gestione. Ora ci penserà Sassudelli». Consigli da dare? «No, nella mia posizione, non mi sembra il caso». (sa.m.)













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