Tre morti in montagna

La giornata nera dell’Alto Adige. Ma le vittime da inizio anno sono addirittura 36. Messner: «Troppi pericoli sottovalutati»



Nel giro di poche ore tre escursionisti hanno perso la vita sulle montagne altoatesine. Le vittime sono due turisti tedeschi e un austriaco, morti in tre circostanze diverse: su una ferrata impegnativa sull'Ortles, su un facile sentiero sopra Merano e in un punto panoramico presso un rifugio in valle Aurina. Alle luce dei 36 morti in montagna dall'inizio dell'anno in Alto Adige - gli ultimi sei in solo cinque giorni - Reinhold Messner mette in guardia dai rischi. «La montagna non è una palestra - dice - e ognuno deve riconoscere i propri limiti. Io lo faccio, visto che sto invecchiando e vorrei vivere ancora per un pò». Una giornata di sole, perfetta per escursioni in montagna, si è trasformata in una giornata nera che ha tenuto occupati carabinieri, soccorso alpino ed elisoccorso. Il primo incidente si è verificato sull'Ortles, con i suoi 3.905 metri la vetta più alta dell'Alto Adige. Un alpinista tedesco di 53 anni stava percorrendo la difficile ferrata che collega il rifugio Tabaretta con il rifugio Payer. La disgrazia si è verificata nel primo tratto, quando l'uomo probabilmente ha perso l'appiglio ed è precipitato per 150 metri. Messner dice di non conoscere l'esatta dinamica dell'incidente, ma evidenzia i pericoli delle ferrate, «che sono belle e attirano gente ma possono essere molto insidiose e pericolose. Può essere fatale anche solo un attimo di disattenzione». Secondo il 're degli ottomilà, «sulle montagne si vede tanta gente con una buona attrezzatura, ma non con la preparazione fisica e tecnica necessaria». La vittima dell'incidente di Passo del Valico, nel Meranese, è invece una turista tedesca di 55 anni. La disgrazia si è verificata su un sentiero piuttosto facile. La donna sarebbe scivolata e precipitata per un centinaio di metri lungo un ripido pendio. Sul posto si sono recati i soccorritori, ma per la donna non c'era più nulla da fare. Simile la dinamica dell'incidente mortale in valle Aurina: un turista austriaco di 80 anni si era recato con alcuni amici in un punto panoramico nei pressi del rifugio Alprecht, sopra Predoi, ed è precipitato per 130 metri. Messner non nega che alcuni incidenti sono semplice fatalità, ma ricorda che «chi supera i 60 anni, deve prenderne atto e abbassare i suoi obiettivi. Se io continuassi a fare le imprese di 20 anni fa, sarai già morto», aggiunge. Messner ricorda poi anche i tre morti in val Gardena di lunedì scorso: «La via Pichl sulla parete nord del Sasso Lungo non è particolarmente difficile, l'ho fatta non tanto tempo fa. Dopo un primo tratta piuttosto impegnativo, diventa più facile e uno è tentato ad abbassare la guardia». E questo causa disattenzioni fatali. Sembra infatti che i tre tedeschi stavano salendo legati con la corda tra loro, ma non assicurati alla parete con un chiodo. Così il primo che è scivolato ha trascinato gli altri con sé. Nell'arco di tutto il 2012 sono stati 23 i morti in montagna in Alto Adige, quest'anno invece sono già 36. Secondo Messner, «non è la montagna che uccide, ma l'uomo commette errori che purtroppo possono risultare fatali».













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