Spedizione punitiva all'ospedale dopo la rissa
Gli insulti a una ragazza scatenano lo scontro al bar e la vendetta: 8 denunciati
CLES. Prima la rissa fuori dal bar "Al Bersaglio" di Cles, poi una spedizione punitiva di padre e figlio all'ospedale, infine minacce e insulti su Facebook. È successo di tutto e di più la notte tra il 30 ed il 31 luglio scorso in val di Non. Al punto che i carabinieri di Cles hanno denunciato 8 persone per rissa, lesioni personali, ingiuria, violenza privata e minacce. Tra loro un quarantottenne di Sondrio e i suoi due figli che si trovavano in vacanza in valle, un trentino di 22 anni e cinque giovani stranieri residenti a Cles e Rabbi.
Andiamo con ordine. È la sera del 30 luglio. Due fratelli di Sondrio di 23 e 17 anni, in vacanza in Trentino con la famiglia e ospiti da conoscenti, si trovano al bar "Al Bersaglio" per passare la serata. Forse per qualche birra di troppo, uno dei due insulta una ragazza di Cles con espressioni poco eleganti sulla stazza della stessa. Potrebbe finire lì, ma invece è solo l'inizio. All'1 di notte, all'uscita del locale, i due giovanotti vengono aspettati da 5 ragazzi del posto, di età compresa tra i 18 ed i 22 anni, amici della giovane insultata all'interno. Tre di loro sono di origine marocchina, uno ecuadoriano, alcuni sono già noti alle forze dell'ordine, tutti risiedono tra la val di Non e la val di Sole.
Dopo qualche insulto, partono calci e pugni. Ad avere la peggio è il fratello maggiore, che viene portato all'ospedale di Cles con trauma cranico, ferite varie e un ginocchio "scricchiolante". Nel parapiglia, anche gli stranieri hanno subito qualche colpo, ma nessuno si presenta in ospedale. La storia potrebbe finire qui. Archiviata come una resa dei conti tra sette ragazzi maleducati, alticci e violenti. Invece no.
È qui che entra in scena il papà di 48 anni dei due ragazzi di Sondrio. Anziché badare in ospedale al figlio ferito dopo la scazzottata, va con il figlio minore (ora maggiorenne) a "caccia" dei ragazzi protagonisti della sera precedente. Sono le 13 del 31 luglio, quando, a Tassullo, padre e figlio ne identificano uno. Lo avvicinano, lo prendono a calci e pugni, lo insultano: «Bastardo...». E lo caricano in macchina, contro la sua volontà, per portarlo all'ospedale di Cles dove viene costretto a chiedere scusa all'altro figlio, lì ricoverato.
Altro colpo di scena. Il ferito, nonostante il trauma cranico e il ginocchio mezzo rotto, mentre papà e fratellino tengono fermo il ventiduenne, sferra calci e pugni. Una scena che ha dell'incredibile, per di più all'interno dell'ospedale. Dopo aver dato il "buon esempio" ai figli, consumata la vendetta, il padre lascia andare il povero ragazzo.
Ma non è ancora finita. Non contento, il figlio minore attraverso Facebook contatta un altro dei protagonisti della rissa e ne riempie la bacheca di insulti e minacce: «Pezzo di m...», «Te la faremo pagare». Nel mese di agosto i carabinieri di Cles, attraverso testimonianze incrociate, sono risaliti alle generalità delle persone coinvolte in questo episodio da film, denunciandole per rissa, lesioni, ingiuria, minacce e violenza privata.