Scivola e cade dalle scale, risarcita dopo dieci anni
Sentenza a favore di una dottoressa trentina che si era rotta il braccio mentre stava andando a spedire una raccomandata alle Poste
TRENTO. Ci sono voluti 11 anni (dieci di udienze in tribunale e di perizie) ma alla fine la corte d’appello le ha dato ragione condannando le Poste a pagarle 14.200 euro (più gli interessi maturati) come risarcimento per una caduta dalle scale che le era costata la frattura di un braccio.
Tutto era iniziato nell’inverno 2001 e la premessa è quasi banale. Lei è una dottoressa trentina di 60 anni (allora ne aveva 49) che trovandosi a Verona per questioni private, aveva bisogno di spedire una raccomandata. Per farlo aveva scelto l’ufficio centrale della città scaligera che all’ingresso ha una classica scalinata di pietra. Arrivata quasi in cima, l’incidente. La dottoressa scivola e cade malamente sbattendo il braccio. Va all’ospedale a farsi visitare e la diagnosi è perentoria: frattura del braccio con due mesi di convalescenza e riabilitazione. La donna ritiene che le Poste siano «colpevoli» della sua caduta e si rivolge all’avvocato Sergio D’Amato che spedisce un paio di raccomandate alle Poste spiegando quanto era successo. Alle lettere non c’è alcuna risposta e quindi la dottoressa decide di passare alle vie legali. La questione arriva così agli uffici giudiziaria di Verona (competenti perché lì è successo il fatto).
Ci sono le udienze che proseguono fino al 2007. Vengono sentiti i testimoni di quanto accaduto ed è il tribunale stesso a chiedere due perizie. Una tecnica che chiarisce come in origine ci siano stati degli elementi antiscivolo su quegli scalini, elementi che con il tempo si erano usurati e in parte erano scomparsi. E una medico legale che definiva come la frattura del braccio fosse diretta conseguenza della caduta. Nonostante le perizie, nella sentenza i giudici parlano di distrazione della donna come causa della caduta. La donna decide quindi - per principio - di andare avanti e si approda quindi alla corte d’appello di Venezia. Ed è notizia di pochi giorni fa, dopo dieci anni di causa, c’è anche la sentenza di secondo grado. Sentenza che annulla quella precedente e che imputa alle Poste la caduta della dottoressa e ordina il risarcimento di 14.200 euro (cifra che veniva indicata nella perizia medica che era stata richiesta dai giudici di primo grado) oltre agli interessi maturati nel corso di questi dieci anni e al pagamento delle spese legali sia per il primo che per il secondo grado.
Dunque ci sono voluti un po’ di anni ma alla fine le Poste dovranno pagare per quella caduta che forse poteva essere evitata. Certo, la società che gestisce il «traffico» della corrispondenza potrebbe ancora ricorrere in Cassazione ma fino ad ora questa decisione non è stata ancora adottata.
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