Rose rosse per l’addio a Edo Benedetti

Molte autorità al funerale. E la gente ha ricordato il grande impegno per la città negli anni in cui fu sindaco


di Giorgio Dalbosco


TRENTO. Ai funerali di ieri pomeriggio di Edo Benedetti al cimitero di Trento c’erano numerosi personaggi pubblici, autorità politiche, rappresentanti dello sport e dell’imprenditoria. Molto meno numerosa del previsto, invece, era la cosiddetta gente comune. V’erano soltanto anziani che, da giovani, hanno avuto nel loro “primo cittadino”, è stata una voce concorde, un rappresentante forte, lungimirante, pragmatico. Sarebbe molto più stringente dire chi mancava che non fare l’elenco dei presenti. Tra gli assenti giustificati il presidente della giunta provinciale Lorenzo Dellai, a Roma per impegni inderogabili. Per lui il vice Alberto Pacher. E via via nella chiesetta del cimitero con banchi riservati a familiari e autorità sono sfilati per dare l’ultimo saluto al feretro di Edo Benedetti avvolto da rose rosse in mezzo a due vigili urbani in uniforme e ai fianchi un picchetto di alpini dell’Ana il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il capo della segreteria Lorenzo Andreatta, l’assessore Renato Tomasi, il presidente del consiglio comunale Renato Pegoretti, Iva Berasi, Enrico Bolognani, Giorgio Grigolli, l’ex senatore Remo Segnana, l’ex presidente del consiglio provinciale Marco Giordani, Gianpaolo Andreatta, Mario Oss. Per il mondo dell’imprenditoria e del credito bancario Gino Lunelli e signora, il fratello Franco, il patron della Diatec Diego Mosna, Fabio Ramus, Lucio Chiricozzi ed altri. Naturalmente dell’istituto assicurativo Itas v’era tutto lo staff dirigenziale regionale ed extra regione. Mancava la squadra di pallavolo che aveva reso onore alla salma il giorno prima. In sua rappresentanza c’era il team manager Riccardo Micheletto. Per la cultura, tra gli altri, erano presenti Guido Lorenzi e il presidente della fondazione Pezcoller Gios Bernardi. Nutrita anche la rappresentanza dell’Associazione Villaggi Sos di cui a partire dal 1963 Edo Benedetti era stato il primo presidente nazionale. Per l’attuale dirigenza, proveniente da Roma, c’era il presidente Enrico Mazzini che si è incontrato con il suo collega, ex direttore nazionale Amedeo Trentini, e con l’attuale presidente della cooperativa che gestisce il villaggio Sos di Gocciadoro Giuseppe Dematté. L’omelia è stata tenuta da padre Vigilio, frate cappuccino cappellano degli sportivi che ha letto un brano evangelico di San Giovanni (“Chi crede in me”) avendo al suo fianco il parroco di Cristo Re don Emilio, parrocchia di Edo Benedetti. I ricordi laici sotto ciascuno aspetto di questa figura così eclettica sono stati brevi e incisivi. Hanno parlato anche il sindaco Alessandro Andreatta e il giornalista ed ex atleta roveretano Carlo Giordani.

Origliando le chiacchiere di quel centinaio o poco più di anziani ai bordi esterni della chiesetta si è sentita una sintesi dei problemi e grane che ebbe ad affrontare Edo Benedetti da quel 14 luglio 1964 quando a palazzo Thun sostituì Nilo Piccoli: la costruzione della piscina di via Fogazzaro, l’alluvione del ’66, il Giro d’Italia a Trento, la querelle politica sul come utilizzare il miliardo e mezzo, omaggio governativo per il cinquantesimo dell’unione di Trento all’Italia. E ancora il primo esperimento di pedonalizzazione del centro storico, l’apertura del nuovo ospedale S.Chiara, l’inizio dei lavori di Madonna Bianca. Il Trento Calcio conquista la C1. Unico neo: il taglio del tiglio in piazza Duomo compensato dall’abbattimento in piazza Dante della gabbia che conteneva l’aquila Beppina morta pochi giorni prima.

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