Ricetta elettronica, avanti a rilento

Per i farmaci non mutuabili serve quella cartacea. E chi passa dal medico si fa prescrivere tutto con il vecchio sistema


di Matteo Ciangherotti


TRENTO. Poco più di due mesi dall’entrata in vigore e la ricetta elettronica prosegue tra luci e ombre. I problemi tecnici che avevano paralizzato il sistema nelle prime settimane si sono risolti e l’abbandono della prescrizione cartacea ha fatto felici molti pazienti. «Un modello – racconta il segretario della Cisl medici Nicola Paoli – che ora anche l’Alto Adige vorrebbe adottare. All’inizio i problemi non sono stati pochi, ma poi il centro di elaborazione dati dell’Azienda sanitaria ha risolto quasi tutte le problematiche del software. Devo ammettere che un’organizzazione del genere, così capillare su tutto il territorio, non si vede in nessun’altra parte d’Italia». Eppure l’introduzione della ricetta telematica è stata istituita per legge dall’ex ministro Tremonti: era il 2007 e la riforma, tra vivaci confronti con l’allora collega Brunetta, andò in porto. Ora la mancata applicazione della ricetta online dovrebbe comportare multe e provvedimenti da parte del Ministero e a rischio vi sono molte Regioni italiane. Non il Trentino, dove la riforma è stata attuata tramite l’accordo firmato lo scorso settembre tra l’allora assessore alla salute Rossi e i medici di medicina generale. Un accordo innovativo che precede anche alcune delle direttive, in materia sanitaria, che arriveranno da Roma.

Carta e realtà non sempre coincidono e l’esordio della ricetta elettronica è stato un piccolo incubo: medici non correttamente formati, blocchi improvvisi del software, collegamenti a internet che nelle valli erano a dir poco precari. «Problemi risolti al 99,9% - prosegue Paoli - alcuni medici della periferia sono stati dotati di chiavette internet laddove il collegamento con Adsl non funzionava e nelle ultime settimane non ho più ricevuto segnalazioni. A molti pazienti non sembra neanche vero di poter usufruire del servizio». È proprio sul fronte dei pazienti che, però, emergono ancora alcune criticità da risolvere. Alcuni farmaci, infatti, non sono (ancora?) soggetti a prescrizione elettronica e ciò rallenta l’introduzione del sistema. Si tratta dei farmaci di fascia C, quelli che non vengono rimborsati dal sistema sanitario e il cui costo è interamente a carico dei cittadini. Molti di essi, però (gli antidolorifici e antinfiammatori più potenti, gli ansiolitici e antidepressivi, antipsicotici e sonniferi) necessitano comunque della prescrizione del medico – quella sulla ricetta bianca, non mutuabile appunto – e non evitano, perciò, il viaggio fisico in studio da parte dei pazienti. Una situazione che ostacola un’adozione più massiccia della ricetta elettronica. Infatti, alcuni pazienti, non potendo evitare quantomeno il passaggio in studio, finiscono per farsi prescrivere tutti i farmaci sul buon vecchio cartaceo, ma soprattutto non godono dell’utilità della riforma telematica. Gli antidolorifici e gli ansiolitici sono, tra l’altro, tra i farmaci più «utilizzati», ma poiché il loro uso non sempre si dimostra corretto ecco scattare l’ostacolo cartaceo.

La verità, però, è anche un’altra. La ricetta elettronica non serve soltanto a trasformare la carta in codici e il tempo in risparmio, ma rappresenta un utilissimo strumento per il controllo della spesa farmaceutica. Un dolce taglio dove il paziente non sempre arriva per primo. Nell’attesa che anche esami del sangue e visite specialistiche entrino nel regime del cervellone elettronico.













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