«Riapriremo Campiglio  ma non ad ogni costo» 

L’intervista. Il direttore delle Funivie Bruno Felicetti: «Siamo persone serie: se i contagi  saranno bassi e gli ospedali potranno sopportare la pressione ci metteremo in moto»


Ubaldo Cordellini


Trento. «Noi siamo organizzati per riaprire piste e impianti, ma solo se ci saranno le condizioni. Con 35 mila contagi al giorno non ha senso. Dovremmo scendere almeno ai dati che ora ha la Francia». Il direttore delle Funivie di Madonna di Campiglio Bruno Felicetti non è di quelli che gridano alla catastrofe in caso di chiusura degli impianti per le vacanze di Natale:

Direttore cosa pensa della volontà del governo di tenere gli impianti chiusi per le feste di Natale?

Qui a Campiglio siamo persone serie e affidabili, riapriremo se i dati del contagio lo permetteranno, altrimenti ci organizzeremo per quando sarà possibile. Noi ci eravamo posti l’obiettivo del 18 dicembre, ma solo se i contagi lo consentiranno. Nessuno vuole mettere a rischio la salute pubblico. Cercheremo di capire se si può aprire in sicurezza.

Le linee guida approvate dalle Regioni danno sufficienti garanzie?

Noi da quel punto di vista siamo a posto. Siamo in grado di rispettare alla lettera tutte le misure previste dal protocollo, a partire dal distanziamento nelle code per passare al numero chiuso e all’occupazione massima del 50% delle cabinovie. Ma questo solo se c’è sicurezza e non solo qui da noi, anche nelle regioni vicine.

La Lombardia che è il vostro principale mercato in Italia è ancora rossa e da lì non si potrà venire a sciare e gli stranieri verranno?

Nell’immediato gli stranieri non verranno. Quelli che usano la macchina per arrivare a Campiglio si stanno dando da fare per spostare la vacanza più avanti, in primavera. E gli stranieri per noi valgono il 40% del fatturato. Per quanto riguarda i lombardi, sono i nostri principali clienti ed è chiaro che senza di loro il fatturato calerebbe ancora.

Ma in queste condizioni se si potesse aprire vi converrebbe dal punto di vista economico?

Noi siamo una realtà solida e strutturata. Abbiamo 70 dipendenti fissi più una ottantina a termine. Non ragioniamo sulla singola stagione. È chiaro che questa annata andrà come si può, ma noi quando ci saranno le condizioni riapriremo. Abbiamo anche adottato una serie di innovazioni che saranno utili anche per il futuro per sciare in sicurezza e con tranquillità.

Quali?

C’è una app che permetterà di eliminare le code perché indicherà gli impianti in base alle code che ci sono e si potrà scegliere quello con meno coda prenotando l’ingresso al minuto. Quindi ci si potrà presentare pochi attimi prima e salire. Poi, in quota, abbiamo installato i semafori intelligenti che, in base alle code che ci sono agli impianti, indicheranno quanto sono affollate le piste. I rifugi, poi, si stanno tutti organizzando con la prenotazione obbligatoria gli après ski funzioneranno solo con servizio al tavolo. Le regole ci sono e sciare è sicuro, ma con 35 mila contagiati al giorno non ha molto senso. Poi è vero che sulle piste non ci si contagia. L’impianto non è pericoloso se si applicano regole rigide e c’è il buon senso.

Già, però, il governo è preoccupato da tutto il contorno.

Sì, ma dobbiamo stare attenti a non sopravvivere al Covid, ma morire poi di economia. Noi rischiamo di lasciare a casa 80 persone. I nostri lavoratori stagionali sono tutti in stand by in attesa di essere chiamati. Mi piange il cuore, ma se non mi fanno aprire come faccio a chiamarli? Anche per i dipendenti fissi se non riapriremo prima di Natale dovremo accedere al Fondo di garanzia, la nostra cassa integrazione. Per questo dico che comunque si deve tenere conto anche di cosa fanno i nostri concorrenti. In Svizzera già si scia, l’Austria vorrebbe riaprire intorno a metà dicembre. La Francia vedremo cosa farà. Non vorrei che noi fossimo gli unici chiusi.

Avete già delle previsioni economiche? Il Natale quanto vale per noi?

Il Natale vale circa il 30% del nostro giro d’affari. Quest’anno sarà difficile salvare il fatturato. Quello che ci preme è salvare l’immagine di persone serie e attente. Per questo dico che se ci sono le condizioni ci mettiamo in moto altrimenti no. E non contano solo i dati del contagio, ma anche della pressione sul sistema sanitario trentino. Se ci dicono che gli ospedali non potrebbero accogliere chi si infortuna in pista non sarebbe serio riaprire.













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